Fabertech?

Ieri mi sono recato a Genova per approfittare dell’accoppiata di mostre Lucio Fontana – Fabrizio De Andrè al Palazzo Ducale.

La mostra di Fontana l’ho trovata splendida, una panoramica su tutto il suo lavoro e su tutta la sua arte in ogni sua applicazione. Ma non è di questa che voglio parlare, altrimenti non avrebbe senso scriverne sul blog. L’argomento di questo mio intervento è la mostra di De Andrè.

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Fabrizio De Andrè

Avevo già sentito parlare di questa mostra come una mostra interattiva, tecnologica ed ero molto curioso a riguardo.

La prima sala che si presenta al pubblico è la cosiddetta Sala degli schermi. Nella quale su sei schermi trasparenti messi uno in fila all’altro vengono proiettate immagini, testi e interviste raggruppate in sei grandi differenti tematiche che il Faber ha più volte raccontato nelle sue canzoni. Per ogni schermo, associati al testo di tre canzoni, ci sono immagini che riguardano fatti attuali. A testimonianza del fatto che i temi trattati nelle sue canzoni sono attualissimi e forse eterni. Inoltre ogni tematica (Genova, le donne,  l’anarchia,gli ultimi, la guerra, la morte) è corredata da una breve intervista in cui l’artista spiega il perché ha affrontato così frequentemente questi temi durante la sua carriera.

Sulla parete che costeggia la fila di schermi si trovano esposti una serie di cimelii. Come quaderni, lettere, manoscritti, appunti presi sui libri, addirittura una pagella del liceo. Il tutto è forse un po’ troppo compresso e bisogna farsi strada fra le teste delle persone per leggere e vedere, ma sono “reperti” interessantissimi, che danno una splendida panoramica sull’Uomo più che sull’Artista.

Seguendo l’ordine che il sito della mostra offre, dopo questa sala ci sarebbe la Sala della musica.

Ma essendo io un esperto nello sbagliare i percorsi delle mostre, qualcuno direbbe “mi piace farmi un percorso personale invece di seguire quello imposto”, mi ritrovo nella Sala della vita.

Improvvisamente alla pace e solennità della prima sala si sostituisce un inferno da ipermercato durante il primo giorno di saldi. “Guarda questo”, “No, Cambia”, “No dai questo è noioso”, “Cos’è questo?”, “Prova”… prima di capire il funzionamento della sala, ho avuto l’impressione di assistere a un gigantesco scambio di figurine parlanti, “Celo, celo, manca”.

In sostanza ci sono dei treppiedi nei quali si possono inserire delle foto su lastre di plexiglass (messe in ceste appoggiate su un tavolo, al centro della stanza). Una volta inserite le foto vengono proiettati dei video con delle testimonianze di amici, colleghi o parenti.

Indispettito dalla situazione e impossibilitato a capire qualcosa dei video che vengono proiettati (proiettati per qualche secondo per poi essere sostituiti per vedere cosa c’è d’altro, tipo zapping televisivo) cambio sala e approdo nella Sala dei tarocchi.

E’ la sala più ampia di tutte, qui si trovano le carte che hanno formato la scenografia di uno dei suoi concerti (immagini che molto spesso vengono utilizzate in televisione). La sala è dedicata ai vari personaggi che Fabrizio ha descritto in molte sue canzoni. A rotazione serrata, vengono diffusi venti o trenta secondi di ogni canzone, su tre pannelli centrali vengono proiettati dei filmati con degli attori che dovrebbero rappresentare questi personaggi. Dovrebbero, perché in realtà sono filmati quasi imbarazzanti, interpretati malissimo, senza un vero senso se non quello di dare una mera immagine al testo e catalizzare l’attenzione dei presenti. Immagini che quasi ridicolizzano le canzoni.

Il mio senso di fastidio aumenta quando mi accorgo che su una parete ci sono dei giochi, non trovo altra definizione, per realizzare il proprio tarocco personalizzato e inviarlo via mail al proprio indirizzo. Praticamente una sorta di gadget personalizzato, una specie di souvenir di De Andrè.

Cambio sala e spetta alla Sala della musica confermare il mio totale fastidio verso il modo in cui sono state allestite queste ultime. Il concetto è lo stesso della Sala della vita, con la differenza che al posto delle foto ci sono i suoi Lp in vinile. Poggiando gli Lp sui tavoli viene proiettata una storia. Stessa atmosfera da zapping, stessa confusione. Delle foto splendide di Fabrizio messe una sopra l’altra, alcuni cimelii di incredibile valore relegati negli angoli della stanza, come se fossero dei soprammobili qualsiasi.

Infine la Sala del cinema, dove in uno spazio ridotto vengono proiettate molte ore di filmati inediti e rari, live, interviste, nella quale quasi non si riesce ad entrare.

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Fabrizio De Andrè

C’era bisogno di tutta questa “tecnologia” per questa mostra? C’era bisogno di trasformare De Andrè e la sua arte in una collezione di figurine parlanti, in un juke-box, in un tarocco personalizzabile?

Probabilmente lo si è fatto per avvicinare i giovani, per avvicinare più gente possibile. Ma i giovani se vogliono qualcosa di interattivo giocano con la playstation e con la Wii, per farsi le immagini personalizzate c’è internet. Quando un ragazzo va a vedere una mostra è per trovarci qualcosa di diverso da quello che gli offre il mondo dell’intrattenimento con il quale sono a contatto tutti i giorni, in ogni momento.

Difatti tutti quei giochetti interattivi che costellavano la mostra erano comandati perlopiù da adulti. I ragazzi, che erano tantissimi alla mostra, si appassionavano nel vedere le cose reali, come la pagella di De Andrè davanti alla quale molti notavano divertiti il 5 in italiano scritto.

Era necessario accostare la sua arte a questo modo superficiale di fruirla, a questa modalità internettiana del “c’è tutto, scegli quello che vuoi”, che porta ad assaggiare tutto non comprendendo nulla?

Soprattutto, non si potevano proiettare i filmati importantissimi della Sala del cinema, al posto di quelli quasi inutili della Sala dei tarocchi, in uno spazio molto più grande?

Queste sono solo opinioni personali, impressioni che ho avuto, non voglio assolutamente sminuire il lavoro enorme che c’è stato dietro a questa mostra e le idee degli ideatori e allestitori. Inoltre ammetto che la domenica non è un giorno ideale per andare a vedere una mostra.

Ma mi è sembrato che chi l’ha allestita, lo ha fatto con la convinzione che Fabrizio De Andrè sia una cosa per vecchi, che le sue canzoni abbiano bisogno di una svecchiata attraverso questi escamotage tecnologici. Con la celata convinzione che i ragazzi ormai siano totalmente bolliti da Playstation, Facebook e Youtube e abbiano bisogno di questi trucchi per apprezzare certe cose.

La verità invece è che i ragazzi sono molto più intelligenti e acculturati rispetto a quello ci fanno vedere in televisione e che la Musica del Faber non ha bisogno di questi giochetti per farsi apprezzare dalla gente. La sua musica, le sue parole, la sua immagine e la sua personalità hanno già una potenza eterna, che basta da sola per arrivare al cuore di tutti.

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