VEGETABLE G – Calvino
settembre 30, 2009 by Vittorio Lannutti
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Vegetable G - Calvino
Olivia
Ispirati ai racconti fantascientifici e fibaeschi di Itali Calvino, i pugliesi Vegetable G, a due anni di distanza dall’esordio “Genealogy”, danno alle stampe il secondo lavoro, proseguendo sulla scia del pop rock intrapresa all’inizio della loro carriera, iniziata nel 2002, quando sono nati. In questi due anni, inoltre i Vegetable G, inoltre, non sono stati con le mani in mano, lavorando a diversi progetti, soprattutto per compilation, nel mondo pubblicitario e per il ministero delle Politiche Giovanili. In “Calvino”, oltre a suonare molto pop, il gruppo riprende la lezione vintage soprattutto degli amatissimi Bealtes, ed in certi frangenti si intravedono spazzi dei Velvet Underground, ovviamente quelli meno abrasivi e più melodici. La melodia, infatti, sovrasta ed è presente in tutti gli undici brani di questo disco, valorizzata sia dalle chitarre, che da tastiere ed elettronica.
DID – Kumar Solarium
settembre 28, 2009 by Vittorio Lannutti
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Did - Kumar Solarium
Si balla, si pulsa e si pensa al ritmo della migliore tradizione postpunk e p-funk con i Did, senza tuttavia avere la sensazione di essere catapultati negli anni ’80. La caratteristica principale di questo disco è che nonostante la matrice eighties, suoni assolutamente contemporaneo. Torinesi come i Subsonica, hanno imparato la lezione del gruppo di Casacci & soci, miscelando il rock con l’elettronica. Tuttavia a differenza del gruppo più blasonato di Torino, i Did, si sono riservati una nicchia indie, sia grazie al cantato in inglese, sia alla profonda versatilità del loro modo di porsi di fronte ai brani, perché anche nei pezzi apparentemente più banali. Se ascoltaimo con la dovuta attenzione “Ask U2”, infatti, percepiamo in primo piano l’innocua ed effimere tastierina anni ’80, ma poi la ritmica pulsa ed è profondamente p-funk. Al contrario i Did quando calzano sul ritmo, riescono ad esprimersi con delle brillanti evoluzioni funkeggianti, ai confini con la psichedelia, come nella volteggiante e vorticosa “Breakdance”. L’elettronica, anche se riprende frames techno o house, riesce ad intrecciarsi molto bene con il p-funk e con il brit-pop, ascoltare per credere la riuscitissima “Solarium”. Insomma un debutto come pochi, grazie alla capacità di questo quartetto torinese di saper fondere e miscelare diversi generi.
TINARIWEN – Imidiwan: Companions
settembre 27, 2009 by Vittorio Lannutti
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TINARIWEN - Imidiwan: Companions
Independiente
Ancora un disco di profondo blues, che affonda nelle radici africane e che ci fa capire dove la musica che tanto amiamo è nata, per i Tinariwen, gruppo di ex nomadi del deserto del Sahara e di ex combattenti per al liberazione dei Tuareg contro il governo algerino. Con “Imidiwan: companions” i Tinariwen giungono al quarto disco e consolidano la loro posizione di faro del blues, cui tutti gli amanti delle dodici battute non possono prescindere. Sì, perché il loro blues, miscelato con le nenie africane e caratterizzato da quelle chitarre elettriche che si intrecciano tra loro e con percussioni e sensuali cori femminili trascina in maniera irresistibile, e ci riporta direttamente a casa, alle radici, dove tutto è nato. La loro musica è così intensa e coinvolgente che va oltre la spiritualità, dato che il mantra con il quale vengono cantate le canzoni diventa sempre irresistibile, così quando finisce l’ultimo brano non si può fare a meno di premere di nuovo il tasto play. Eredi spirituali e musicali di Alì Farka Tourè, in questo disco i Tinariwen si concedono il lusso di lasciarsi influenzare dal blues di stampo Usa in “Tahult in” e in “Ere tasfata adounia”. Molto spesso l’ascolto di questi suoni ipnotizza o fa venir voglia di mettersi a suonare e cantare con gli amici queste nenie introno ad un falò. Questo lavoro poi è impreziosito da un dvd-documentario sulle origini delle canzoni e sulle riprese delle registrazioni del disco, oltre ad alcune dichiarazioni autobiografiche del leader e cantante del gruppo: Ibrahi Ag Alhabib.
EDDA – Sempre Biot
settembre 26, 2009 by Vittorio Lannutti
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Edda - Semper Biot
Niegazowana
Inaspettatamente torna fra noi Edda, ovvero Stefano Rampoldi, per chi non lo sapesse era il carismatico cantante dei Ritmo Tribale, dai quali si separò nel 1996. In questi tredici anni Edda si è perso nella tossicodipendenza, è andato in India, ha abbracciato la religione di Hare Krishna, è tornato nella sua Milano, dove si è messo a costruire ponteggi e ha concluso la sua esperienza di tossicodipendente. Due anni fa, complici Walter Somà ed Andrea Rabuffetti, ha ricominciato a scrivere canzoni, fino alla pubblicazione di questo preziosissimo disco. Sempre biot è una frase in dialetto milanese che vuol dire sempre nudo. Ed a nudo si presenta Edda in queste dodici canzoni, che sono dodici perle poetiche, struggenti ed introspettive, nelle quali Rampoldi non lascia niente di nascosto al suo pubblico. Le canzoni sono tutte minimali, la strumentazione è ridotta all’osso e vengono sempre privilegiati il testo e la sua camaleontica voce. Così a quarantacinque anni rimpiange la manca paternità nella struggente “Snigdelina”, parla del suo tendere verso una spiritualità, che deve fare sempre i conti con la corporalità (tema che ritornava spesso anche con i Tribali) in “Amare te” e parla di come si sentiva percepito quando facevo uso di sostanze in “Milano”. Particolarmente poetica, ermetica e complessa risulta poi “Io e te”, nella quale Edda parla di un rapporto amoroso simbiotico e troppo forte, mentre in “Yogini” raggiunge picchi di estrema intensità. “Semper biot” è un graditissimo ritorno e speriamo che questa volta Edda resterà a lungo con noi.
Voto: 8/10
MARCILO AGRO e il duo MARAVILHA – Sono uscite le materie
settembre 25, 2009 by Vittorio Lannutti
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MARCILO AGRO e il duo MARAVILHA - Sono uscite le materie
Halidon
Secondo lavoro sulla lunga distanze per questo duo che si fa accompagnare soltanto dalle chitarre. C’è molta attenzione ai testi e il duo cerca un posto nel cantautorato italiano.
Forse lo troverà, ma non con questo cd, troppo monocorde, con le canzoni che si differenziano pochissime le une dalle altre. Hanno un approccio decisamente pop e tra i riferimenti troviamo i Beatles da un lato e Simon & Garfunkel dal’altro.
Tuttavia, il disco non decolla, alla fine risulta monotono ed eccessivamente aggraziato, si rischia il diabete per le troppe sdolcinerie.
Voto: 3/10
DIRTY PROJECTORS – Bitte Orca
settembre 24, 2009 by Matteo Sartore
Filed under Rock


DIRTY PROJECTORS - Bitte Orca
Complicato accostarsi a questo sesto album della band di Dave Longstreth & soci; riduttivo persino definirlo “sperimentale”, ma tant’è. I Dirty Projectors spiazzano, questo è certo. Più un collettivo che una band vecchia maniera: vi è passato anche Ezra Koenig, ora nei mai troppo lodati Vampire Weekend (nei quali ha forse trasferito la passione per le contaminazioni non facili e/o immediate).
Bitte Orca, nome scelto dal cantante perché “suonava bene”, non è un disco folk, non è classico rock acustico, non è pop, o forse sì. Due voci, maschile e femminile: si confondono, si fondono, si sostituiscono, si mescolano (“No Intention”). L’andamento schizofrenico di “Temecula Sunrise”, il quasi-simil pop dell’altro singolo “Stillness Is The Move”, l’arrendevolezza della traccia conclusiva “Fluorescent Half Dome” (attenzione, nemmeno quest’ultima è rassicurante, con quelle improvvise accelerazione di batteria che il resto del collettivo sembra non seguire) rappresentano comunque un passo avanti dal precedente Rise Above. Un disco cerebrale, ansioso, poco accomodante: perfetto!
The FOREIGN RESORT – Offshore
settembre 24, 2009 by admin
Filed under Indie Rock

The Foreign Resort - Offshore
Black Nutria
Esordio di buona fattura questo dei danesi The Foreign Resort, dediti ad un pop rock che affonda le radici nella new wave e dark wave degli anni ’80. Tra melodie cupe e ritmi frizzanti, sempre sospesi tra grevità e leggerezza gli scandinavi riescono a regalarci buone vibrazioni e tanta malinconia. Sicuramente molto emotivi alternano momenti di profonda introspezione ad altri di pura epicità-rock, riuscendo abilmente a fondere e a confondere tra loro gli U2 degli esordi, i Cure, mai esplicitati, ma sempre presenti sullo sfondo, qualcosa dei Depeche Mode ed i Joy Division. Il tutto è condito con una propensione pop e malinconica, che non ha bisogno di citazioni, dato che è una caratteristica propria del gruppo. Quando non riescono a gestire le emozioni si fanno nervosi, così abbiamo il funky sbilenco di “Into the sunshine” o le frenesie di “Stars & Halo”, mentre quando si riavvolgono malinconicamente su loro stessi si lasciano anche accompagnare da un’elettronica sobria (“Opening act”) e se vogliono pazzeggiare con i feedback vanno avanti con il ritmo ad intermittenza di “Towards the dusk”.
Voto: 6/10
Reportage Live: OFFSPRING in concerto a Milano
settembre 24, 2009 by Davide Merli
Filed under Focus

The Offspring
Tornano finalmente gli Offspring in Italia, dopo ben quattro anni dalla non troppo esaltante apparizione al Rock in Idro 2005. La location scelta è l’Alcatraz di Milano, che si è dimostrato come da pronostico troppo piccolo per la portata della band, ma d’altronde il concerto è stato pianificato proprio nella settimana in cui i due palazzetti milanesi erano occupati per altre manifestazioni.
Aprono la serata i Broadway Calls, band pop punk dell’Oregon che, nella mezzora a disposizione, spara a raffica una dozzina di pezzi tratti dai due studio albums fino ad ora prodotti. Il pubblico si dimostra abbastanza indifferente all’esibizione del terzetto che comunque sforna una prestazione più che buona. Il materiale proposto dalla band è piuttosto monotono e l’assenza totale di piccole pause tra un pezzo e l’altro non ha fatto altro che appiattire ulteriormente la rese live dei brani, costringendo i presenti a guardare più volte l’orologio per calcolare quando dovesse durare ancora l’esibizione. La band esce comunque tra gli applausi senza però esser riuscita veramente ad intrattenere un Alcatraz rovente e pieno al’inverosimile.
Dopo un cambio di palco eterno, gli Offspring salgono sul palco tra le ovazioni dei presenti. La scenografia è inesistente, ma bastano poche note di “The Stuff Is Messed Up” per ribaltare letteralmente il locale. La band appare decisamente in forma, soprattutto un Dexter Holland che, nonostante i chili di troppo, sforna una prestazione canora pari a quella su disco. Anche Noodles è bello carico e non sbaglia una nota, aiutato anche da Todd Morse degli H2O in veste di turnista. La scaletta è di quelle giuste e propone solo qualche pezzo recente come “You ‘re Not Gonna Go far Kid, Kid”, “Hammerhead” e la fiacchissima “Kristy, Are You Doing Ok?” che poteva tranquillamente restare dietro alle quinte. Il resto dei brani proposti nel corso della serata è stato un mix dei più grandi successi della band americana, con l’inclusione a sorpresa di grandi pezzi vecchi come “Walla Walla”, “What Happend To You” e “Have You Ever”.
L’atmosfera tra i presenti è al limite dell’accettabilità, a causa dell’elevata temperatura all’interno del locale e sopratutto alla calca assurda creatasi non solo tra le prime fila. C’è spazio anche e per un intermezzo acustico con una “Gone Away” riarrangiata e suonata dal solo Dexter con un pianoforte. La band saluta i fans sulle note della splendida “The Kids Aren’t Alright” tratta dal quell’ “Americana” che li aveva portati al primo posto delle charts mondiali. Il classico encore è affidato al terzetto “Hammerhead”, “Want You Band” e “Self Esteem” che fanno trasudare ai fans le ultime gocce di sudore rimaste. Il concerto si chiude quindi dopo un’ora ed un quarto intensissima, che ha reso giustizia ad un attesa fin troppo lunga. Gli Offspring sono tornati, e sono anche parecchio in forma.

Scaletta Concerto OFFPSRING Milano 2009
1. Stuff Is Messed Up
2. Bad Habit
3. You’re Gonna Go Far, Kid
4. Come Out and Play (Keep ‘em Separated)
5. Walla Walla
6. Have You Ever
7. Staring At The Sun
8. Gone Away (Piano Version)
9. Kristy, Are You Doing Okay?
10. Hit That
11. What Happened To You?
12. Why Don’t You Get A Job?
13. INTERMISSION
14. Americana
15. All I Want
16. Pretty Fly (For A White Guy)
17. (Can’t Get My) Head Around You
18. The Kids Aren’t Alright
19. Encore:
19. Hammerhead
20. Want You Bad
21. Self Esteem
THE STYLES, domani esce il nuovo album “Newrante”

THE STYLES - Newrante
Domani, venerdì 25 settembre, esce “Newrante” (su etichetta RCA/Sony Music) il nuovo album dei THE STYLES. Il disco, in vendita nei negozi tradizionali e negli store digitali, conferma la vena più irriverente e rock del gruppo capitanato da GUIDO STYLE. “Newrante” è un disco che può sembrare “tamarro” e sfrontato all’inizio ma possiede una sua purezza di fondo, trattandosi di un album assolutamente personale.
Che vi piaccia chiamarla newranza o no, in questo disco c’è veramente lo spirito dei tempi, perfettamente messo a fuoco per chi vorrà ascoltarlo. È un disco che chiede di non pensare e al tempo stesso dà da pensare; apre un conflitto, una crisi, chiede di buttare tutto all’aria e di vivere e pensare finalmente con la propria testa.
“Nella società dell’informazione, l’ignoranza è il male peggiore, La newranza ne è la cura (o forse il placebo), perché è distruttiva e al tempo stesso ricreativa – questa è l’affermazione su cui si basa l’intero album – È come a dire che se quello che mi offrite fuori di qui è quello che mi fate vedere (amici, l’Isola, tette rifatte, guerre di potere) meglio stare qui e vivere da NEWRANTE”.
Ecco che i THE STYLES tornano con un album che della newranza è un vero e proprio manifesto e mette in atto diverse rivoluzioni, tutte volte a ridefinire, distruggere e ricostruire partendo da un unico e fondamentale assunto: divertirsi, divertire.
Chi li aveva lasciati nel 2008 dopo l’exploit di uno splendido album come “You love the styles”, ritroverà i THE STYLES decisamente cambiati, in un album la cui attitudine essenzialmente rock è costruita su canoni derivanti dalla cultura dance. Merito della strada fatta fin qui da Guido Style e della sua curiosità musicale, testata sulla collaborazione con J-Ax (per il singolo “+ Stile” e consolidata sui due album di J-Ax “Rap’n’roll” e “Deca dance”). Come se non bastasse, alla collaborazione con J-Ax ha fatto seguito l’incontro di Guido Style (che anche in questo lavoro, come nel precedente album, compone, scrive, canta e suona ogni sorta di strumento) con Bob Rifo, artista di riferimento sulla scena electro e punk’n’roll.
Il risultato è un disco unico, per giunta scritto e cantato in italiano: otto canzoni e due strumentali (“Hitler’s Vendetta” e “Pig’s fly”), più una track costruita (solo per la special edition per iTunes) per rimpiazzare su disco la pagina dei ringraziamenti (“Credits”). Insomma, a fare un disco così ci vuole coraggio, di questi tempi. O forse soltanto tanta newranza.
NEWRANTE sembra parlare agli adepti di un nuovo “Fight Club”: non stabilisce regole ma, semplicemente, le applica. Racconta la provincia e la città, il giorno e la notte, l’importanza di spostare il limite per toccare con mano il proprio, la voglia violenta di non sedersi, di non tranquillizzarsi, di non abdicare alla propria originalità, ma di viverla fino in fondo.

The Styles
Questa la tracklist del disco:
“Hitler’s vendetta“
“Newrante”
“Non faccio il DJ”
“Rock band”
“Degeneration group”
“Amsterdam”
“Tv star”
“Radio star “
“Party animal”
“Pig’s fly”
“Credits”
Dal 15 ottobre i the styles saranno in tour nei club di tutta Italia (tour organizzato da Barley Arts). Queste le prime date già confermate del “newrante tour”:
15 ottobre como (Music Sound)
22 ottobre bologna (Locomotiv)
30 ottobre roma (Big Bang – Rocky Horror Festival)
31 ottobre napoli (Duel)
13 novembre Romagnano sesia, Novara (R’n R Arena – ex le piccole iene)
21 novembre bardolino, Verona (Rensi Club)
7 dicembre conegliano, Treviso (Zion Rock Club)
12 dicembre pinarella di cervia, Ravenna (Rock Planet)
19 dicembre colle val d’elsa Siena (Sonar Live)
27 dicembre BARI
www.thestyles.net
www.youtube.com/thestylesofficial
www.barleyarts.com
ICO: Incoming Cerebral Overdrive – Controverso
settembre 24, 2009 by Diego Santoferrara
Filed under Hardcore
Non è stato semplice recensire questo disco degli ICO (Incoming Cerebral Overdrive), dato che appena inserito nel lettore il suono sopraggiunto alle mie orecchie è stato a dir poco spiazzante, non solo per la destrutturazione delle canzoni e dell’incisività vocale (a creare praticamente un binomio a sè stante), ma anche e soprattutto dal sound strumentale, incisivo, graffiante, caratterizzato da una violenza a dir poco inaudita.
Lo spunto è decisamente hardcore, con un sound dinamico e rabbioso: all’orecchio arrivano subito le chitarre dove, devo dire, davvero in pochi gruppi ho trovato così omogenee e ben incastrate, a rasentare la perfezione.
Ma le influenze appaiono molteplici e tra le più disparate: nel disco si alternano bordate schizofreniche in stile Mudvayne ad altri momenti più introspettivi e sperimentali dove il fattore psichedelico rimanda ai progetti più incazzati di Mike Patton. La linea vocale, invece, abbastanza monotona e piatta, fa ripensare a una sorta di Meshuggah in chiave hardcore, riferimenti comunque ricondotti e condizionati sempre dalla sezione strumentale, completamente destrutturata sulle ritmiche e melodicamente “malata” al punto giusto.
A mio avviso particolare attenzione meritano la track “Oxygen” e la title-track “Controversial”, così cariche ed esplosive che sembra letteralmente di avere messo due dita nella presa della corrente.
Un lavoro discreto che sicuramente servirà agli ICO per togliersi qualche soddisfazione e a segnare il passo della maturità nelle loro (mi auguro) opere successive.


