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	<title>Rockon.it &#187; Italiani</title>
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		<title>MULETA &#8211; La Nausea</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 23:46:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Psicolabel/Muletadischi/Black nutria Superano abbondantemente la sufficienza i Muleta che esordiscono con questo Ep, prodotto da Canali. Questo trio veneto non ha ancora la stoffa che avevano all’inizio il Santo Niente, o i Verdena, quando furono prodotti dal cantautore rock emiliano, tuttavia, le premesse per fare bene ci sono tutte, anche perché da queste otto tracce ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9120" title="muleta-lanausea" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2012/01/muleta-lanausea.jpg" alt="" width="300" height="300" /><em>Psicolabel/Muletadischi/Black nutria</em><br />
Superano abbondantemente la sufficienza i <strong>Muleta</strong> che esordiscono con questo Ep, prodotto da <strong><a href="http://www.rockon.it/recensioni/italiani/giorgio-canali-rossofuoco-rojo/" title="GIORGIO CANALI &#038; ROSSOFUOCO – Rojo">Canali</a></strong>. Questo trio veneto non ha ancora la stoffa che avevano all’inizio il <strong>Santo Niente</strong>, o i <strong>Verdena</strong>, quando furono prodotti dal cantautore rock emiliano, tuttavia, le premesse per fare bene ci sono tutte, anche perché da queste otto tracce ci sono molti richiami sia a questi due gruppi, in particolare per quanto riguarda “Invece no” e “Niente”, sia agli stessi <strong>Rossofuoco</strong> di Canali nelle sonorità di “Dino”. L’approccio dei Muleta è sempre abbastanza irruente, praticamente in linea con il punk italiano degli ultimi anni, con piacevoli richiami all’indie degli anni ’90. Tra i brani quello sicuramente scritto meglio è “Con i vermi”, nel quale emerge una vena cantautorale non distante da quella di <strong>Vasco Brondi</strong>.</p>
<p><strong>Vittorio Lannutti</strong></p>
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		<title>ILENIA VOLPE &#8211; Radical chic un cazzo</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 15:03:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Discodada/Venus Finalmente anche in Italia abbiamo una riot girl. Forse la definizione può sembrare anacronistica, ma la Volpe mi suscita lo stesso entusiasmo che provai una ventina d’anni fa ascoltando le L7 e PJ Harvey. Aggressiva, irruenta, noise e melodica la Volpe ha la giusta attitudine rock per inserirsi nell’olimpo del miglior indie rock di ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2012/01/ileniavolpe.jpg" alt="" title="ileniavolpe" width="300" height="300" class="alignleft size-full wp-image-9110" /><em>Discodada/Venus</em><br />
Finalmente anche in Italia abbiamo una riot girl. Forse la definizione può sembrare anacronistica, ma la Volpe mi suscita lo stesso entusiasmo che provai una ventina d’anni fa ascoltando le <strong>L7 e PJ Harvey</strong>. Aggressiva, irruenta, noise e melodica la Volpe ha la giusta attitudine rock per inserirsi nell’olimpo del miglior indie rock di questi ultimi anni. Non è un caso se in scaletta la Volpe ha inserito due riuscitissime cover di due dei migliori gruppi indie di sempre. Si tratta di <strong>“Fiction” del Santo Niente</strong> di Umberto Palazzo e di <strong>“Direzioni diverse” del Teatro degli Orrori</strong>.<br />
C’è da considerare che “Radical chic un cazzo” è il disco d’esordio di Ilenia Volpe, ma la ragazza non ha cominciato adesso, in quanto sono almeno sei anni che si muove nell’ambito rock, avendo collaborato con diversi artisti, tra cui <strong>Moltheni</strong>, ha condiviso il palco con la <strong>Di Marco, Zamboni/Baraldi</strong> e molti altri e la stessa “Fiction” l’ha incisa, perché le è stato chiesto di partecipare all’omaggio al Santo Niente “Generazioni”. Il valore aggiunto di questo disco è <strong>Giorgio Canali</strong> che da ottimo produttore di giovani talenti quale è, è riuscito a far esprimere il meglio della giovane cantautrice. La Volpe se ha l’irruenza delle riot girls, dall’altro ha un timbro vocale che in più di un’occasione ricorda Loredana Bertè, ovviamente quella più aggressiva, soprattutto nella circolare “Gli incubi di un tubetto di crema arancione”. La sua vena punkettona emerge nelle vibrazioni di “Prendendo un caffè con Mozart” e nella sfacciataggine de “La mia professoressa di italiano”, scritta a quattro mani con Steve Dal Col (chitarrista di Giorgio Canali &#038; Rossofuoco, Frigidaire Tango, Radiofiera), mentre “Indicazioni per il centro commerciale” contiene tantissime abrasività e aggressività.<br />
Finalmente anche il rock italiano ha una cattiva ragazza!</p>
<p><strong>Vittorio Lannutti</strong></p>
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		<title>Autumn’s Rain &#8211; Autumn’s Rain</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 14:52:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Go Down Records Questo trio veneziano, in giro da nove anni, prova a farsi sentire nell’intasato mercato discografico italiano e non solo, dato che la Go Down distribuirà i sui dischi anche all’estero, con un disco rock non privo di alcune incertezze. Il disco è strutturato su un pop-rock di facile presa e abbastanza coinvolgente, ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2012/01/autumnsrain.jpg" alt="" title="autumnsrain" width="300" height="300" class="alignleft size-full wp-image-8862" /><em>Go Down Records</em><br />
Questo trio veneziano, in giro da nove anni, prova a farsi sentire nell’intasato mercato discografico italiano e non solo, dato che la Go Down distribuirà i sui dischi anche all’estero, con un disco rock non privo di alcune incertezze.<br />
Il disco è strutturato su un pop-rock di facile presa e abbastanza coinvolgente, ma in diverse occasioni i passaggi dalle melodie alle parti più tirate, e viceversa, sono stati realizzati in modo improvviso e senza una gradualità, che avrebbe potuto coinvolgere l’ascoltatore. “Piove” è il brano che più di tutti paga lo scotto di questa incapacità del trio, che da al pezzo un’impronta melodica, ma che poi in maniera goffa e sconclusionata prova a renderlo hard.<br />
La presenza di un produttore/arrangiatore esterno in casi come questo sarebbe stata di vitale importanza per far evitare enormi cadute di stile come questa ad un gruppo emergente. L’altro aspetto che non rende convincente questo disco è la presenza di più stili non ben amalgamati, funk, hard-pop, melodie sono spesso messe lì quasi in maniera forzata o per far vedere che si è in grado di suonare più cose, ma manca l’appeal.</p>
<p><strong>Vittorio Lannutti</strong></p>
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		<title>Giorgio Conte &#8211; C.Q.F.P.</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 20:21:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ala Bianca/Warner È invidiabile la tranquillità che si respira in questo nono disco di Giorgio Conte. “C.Q.F.P.”, scritto nella sua casa piemontese, con l’aiuto del fisarmonicista Walter Porro e del fratello Paolo che ha scritto uno dei tredici brani. L’album è una proiezione dello steso cantautore, essendo denso e pieno di elementi che circondano il ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2011/11/giorgioconte.jpg" alt="" title="giorgioconte" width="300" height="300" class="alignleft size-full wp-image-8385" /><em>Ala Bianca/Warner</em><br />
È invidiabile la tranquillità che si respira in questo nono disco di Giorgio Conte. “C.Q.F.P.”, scritto nella sua casa piemontese, con l’aiuto del <strong>fisarmonicista Walter Porro e del fratello Paolo</strong> che ha scritto uno dei tredici brani.<br />
L’album è una proiezione dello steso cantautore, essendo denso e pieno di elementi che circondano il suo mondo, vale a dire il richiamo del cinghiale in amore, i carillons, il canto del gallo, il fruscio delle spazzole ed il rumore di due scatole di chiodi, un’armonica a bocca suonata da uno che non la sa suonare, c’è il richiamo della quaglia ed il verso della tortora e della civetta, il rumore della selce che mola la falce e tanto altro ancora.<br />
Un altro elemento caratterizzante e che stupisce è la semplicità dei brani così accattivanti e di facile presa, ma allo stesso tempo intensi e pieni di sentimenti. Malinconie e amori sono espressi con ritmi folk (“Di vaniglia e di fior”), zingari (“Monticane”) e vari omaggi alla terra d’oltralpe (“Balancer”, Giò”). “C.Q.F.P.” è un disco ideale per chi vive nella frenesia di un mondo ormai in discussione, l’ideale per concedersi del tempo per rilassarsi e ricordarsi che nella vita è importante dare spazio anche alle cose più semplici.</p>
<p><strong>Vittorio Lannutti</strong></p>
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		<title>The ZEN CIRCUS &#8211; Nati per Subire</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 13:48:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Tempesta Chi di noi non è nato per subire? Di questi tempi, poi, non ne parliamo! Stiamo pagando una crisi determinata dai potenti, che ci fanno subire le loro scellerate, criminali e vigliacche scelte finanziarie. Tuttavia, il titolo dell&#8217;ultimo lavoro dei tre pisani è stranamente coincidente con la crisi socio-economica ed infatti non ha ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8114" title="the-zen-circus-nati-per-subire" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2011/10/the-zen-circus-nati-per-subire.jpg" alt="" width="300" height="300" /><em>La Tempesta</em><br />
Chi di noi non è nato per subire? Di questi tempi, poi, non ne parliamo! Stiamo pagando una crisi determinata dai potenti, che ci fanno subire le loro scellerate, criminali e vigliacche scelte finanziarie. Tuttavia, il titolo dell&#8217;ultimo lavoro dei tre pisani è stranamente coincidente con la crisi socio-economica ed infatti non ha nessuna pretesa di avere un&#8217;attinenza con l&#8217;attualità, ma noi l&#8217;abbiamo trovata, per cui ci ha fatto comodo utilizzarla per l&#8217;intro di questa recensione. Ad ogni modo il circo Zen ha centrato un&#8217;altra volta il bersaglio e a due anni da <strong>“Andate tutti affanculo”</strong> sono riusciti nell&#8217;intento di descrivere vizi e (poche) virtù di un paese culturalmente e socialmente allo sfascio come il nostro. Riprendendo stilemi del miglior cantautorato italiano, per intenderci quelli della lettura sarcastica dei mali sociali gli undici brani di questo disco scorrono facendo riflettere e divertire allo stesso tempo l&#8217;ascoltatore. Rispetto ai lavori precedenti questa volta la prospettiva è mutata, in quanto a parlare in prima persona sono i protagonisti delle canzoni, che si vestono di preghiere pagane e di fotografie impietose dell&#8217;“italiota” medio, a partire dall&#8217;agghiacciante affresco familiare di “Cattivo pagatore”, come anche “I qualunquisti”, nella quale i toscani descrivono la totale perdita di coscienza di classe dei ceti meno abbienti. Il disco è stato autoprodotto, ma in studio i tre pisano sono stati coadiuvati da<strong> Ivan A. Rossi</strong> e vi hanno partecipato numerosi ospiti: Ministri, Dente, Enrico Gabrielli, Alessandro Fiori, Nicola Manzan, Il Pan Del Diavolo, Tommaso Novi dei Gatti Mèzzi, Francesco Motta dei Criminal Jokers e Giorgio Canali. Quest&#8217;ultimo all&#8217;armonica e al “fatevi sfottere” de “La democrazia semplicemente non funziona”, un&#8217;altra impietosa fotografia di certi atteggiamenti italiani populisti ed effimeri. Uno dei brani che caratterizza maggiormente il disco è “L&#8217;amorale”, un perfetto manifesto ateo e nel quale gli Zen manifestano tutta la loro, condivisibile, insofferenza per l&#8217;oppressione del mondo clericale sulla vita sociale italiana. Musicalmente in questo disco, più che nel precedente, il trio è riuscito ad amalgamare il folk-punk con l&#8217;elettricità. È cresciuto il circo Zen, grazie anche alla lunga esperienza sul palco, dove hanno dimostrato di essere una delle formazioni italiane in grado di fare molto bene i <a title="ZEN CIRCUS: Parte il 5 Novembre dal Cage di Livorno il tour di “Nati Per Subire”" href="http://www.rockon.it/concerti/tour-concerti/zen-circus-parte-il-5-novembre-dal-cage-di-livorno-tour-nati-per-subire/">concerti</a>.</p>
<p><em><strong>Vittorio Lannutti</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>GIORGIO CANALI &amp; ROSSOFUOCO &#8211; Rojo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 07:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Tempesta Ben tornato Giorgio! Dopo le intimità di “Nostra signora della dinamite” Canali reagisce allo schifo che ci circonda, sparando in faccia a tutti canzoni penetranti ed efficaci come pochi altri riescono a fare. In lui si è finalmente riacceso in maniera più intensa il fuoco punk che in fondo lo ha sempre caratterizzato ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7962" class="wp-caption alignleft" style="width: 285px"><img src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2011/08/giorgiocanali.jpg" alt="" title="giorgiocanali" width="275" height="275" class="size-full wp-image-7962" />
<p class="wp-caption-text">GIORGIO CANALI &#038; ROSSOFUOCO &#8211; Rojo</p>
</div>
<p><em>La Tempesta</em><br />
Ben tornato Giorgio! Dopo le intimità di <strong>“Nostra signora della dinamite”</strong> Canali reagisce allo schifo che ci circonda, sparando in faccia a tutti canzoni penetranti ed efficaci come pochi altri riescono a fare. In lui si è finalmente riacceso in maniera più intensa il fuoco punk che in fondo lo ha sempre caratterizzato e grazie al quale è il miglior cantautore rock della scena italiana. Integralista di un rock senza compromessi l’autore emiliano è sempre libero di cantare e di suonare come gli va, fregandosene se ciò che dice può dar fastidio a qualcuno. Anzi se a qualcuno certe frasi danno fastidio, allora Canali ha raggiunto il suo scopo. Con un organico rinnovato (è andata via la bassista storica <strong>Claude Saut</strong>, sostitutita da <strong>Nanni Fanelli dei Nolatzco</strong>, inoltre è entrato nel gruppo <strong>Stewie  Dal Col chitarra dei Frigidaire Tango e di Radiofiera</strong>) e con un trio di chitarre, i Rossofuoco in “Rojo”, più che in precedenza riescono in diverse occasioni a strutturare un sound più incisivo, in particolare quando riescono a coniugare bene chitarre elettriche ed elettroacustiche. A questo risultato il gruppo ci è giunto anche grazie all’ottimo lavoro svolto in consolle da <strong>Francesco Felini</strong>.</p>
<p>Già nell’iniziale <strong>“Regola #1”</strong> Canali usa un cinismo degno della nostra contemporaneità parlando di scontri di piazza come se fosse un reality show, in mezzo a tutta l’immondizia televisiva, anche se come in “No pasaran” elenca un programma rivoluzionario “demolire bancomat/castigare celerini/e per l&#8217;immaginario collettivo/divorare bambini”. Questo brano è sulla stessa lunghezza d’onda di altri due brani “rivoluzionari”. Il primo è lo stupendo rock d’assalto di <strong>“Risoluzione strategica #6”</strong>, nella quale descrive una delle più grandi perversioni del nostro tempo “uno stato di polizia a grande richiesta/e poi ti lamenti se lo sbirro ti pesta/un post-it sulla bocca “al lupo al lupo” il bavaglio/mentre li imploriamo di spiarci meglio&#8230;”. Il secondo è la combattiva <strong>“Carmagnola #3”</strong>, nella quale oltre a citare “Bella ciao” e a scuoterci sostenendo che “chi comanda non se ne va con i per favore”, cita il canto dei sanculotti incazzati che si preparavano ad appendere la  classe dirigente dell&#8217;epoca ai lampioni di Paris. Solo queste tre canzoni meritano l’acquisto di <strong>“Rojo”</strong>, ma le altre otto, se non sono combattive, raggiungono le vette della migliore canzone italiana e se il politico è personale e viceversa, Canali si mette a nudo, mostrandosi le sue debolezze nella cavalcata rock <strong>“Ci sarà”</strong> sulle possibilità della sua vita, e nella splendida ballata malinconica <strong>“Orfani dei cieli”</strong> intrisa di rimpianti, malinconie e speranze. Non sono da meno “La solita tempesta”, altra ballata sentimentale, forse buona per qualche passaggio in radio, con <strong>Angela Baraldi</strong> ospite alla voce, e <strong>“Morire di noia”</strong>, intrigante, perché a 53 anni, dimostra di avere una vitalità invidiabile. Il suo anticlericalismo esplode in <strong>“Sai dove”</strong> brano sul ‘sacrosanto’ diritto di scegliere come morire, senza che il cattolicume imperante in Italia rompa troppo le scatole. Se siete stufi della banalità che ci sta corrodendo sempre di più e se avete smarrito l’ardore punk dei vent’anni, “Rojo” è l’unico antidoto.</p>
<p><em><strong>Vittorio Lannutti</strong></em></p>
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		<title>MARIPOSA &#8211; Semmai semiplay</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 10:42:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La famosa etichetta trovarobato/Audioglobe Con il loro pop sbilenco e deviato i Mariposa, continuano a stupire e a suscitare la curiosità di chi cerca nella musica contemporanea qualcosa di innovativo. Bene, loro ci riescono molto efficacemente, grazie ad un approccio alla musica di totale passione e con una voglia di rompere gli schemi standardizzati. Si ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6930" title="mariposa-semmaisemiplay" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2011/07/mariposa-semmaisemiplay.jpg" alt="" width="275" height="275" /><em>La famosa etichetta trovarobato/Audioglobe</em><br />
Con il loro pop sbilenco e deviato i <strong>Mariposa</strong>, continuano a stupire e a suscitare la curiosità di chi cerca nella musica contemporanea qualcosa di innovativo. Bene, loro ci riescono molto efficacemente, grazie ad un approccio alla musica di totale passione e con una voglia di rompere gli schemi standardizzati.</p>
<p>Si tratta di musicisti con una notevole esperienza alle spalle, dunque si possono permettere di stravolgere qualunque pattern musicale, senza mai apparire fini a sé stessi, ma instillando nell’ascoltatore un ragionevole dubbio sul futuro della musica.</p>
<p>La loro capacità di spaziare è immensa ed è testimoniata tanto dai momenti di pop sinfonico di “Tre mosse” e dal pop colto, orchestrale e con deviazioni prog di “Pierodattile”, quanto dalla psicotica “Eccetera eccetera” o dai divertenti disco-funk, che sanno tanto di anni ’70 come “Chambre” e “So you can live with song”. In mezzo sono collocate la roboante e claustrofobica “Black baby hallucination” e la frenetica “Con grande stile”.</p>
<p>L’ascoltatore alla fine del disco è un po’ frastornato, ma anche molto compiaciuto, grazie all’instabilità di questi undici canzoni, piene di spunti e di voglia di divertirsi.</p>
<p><em><strong>Vittorio Lannutti</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>N_SAMBO &#8211; Sofà Elettrico</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 10:48:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Sicilia ti sorprende. Sempre e comunque. I binari cambiano direzione. Di nuovo. Che palle, bisogna cambiare il font. E pensare che ci eravamo abituati fin troppo bene al pop. E pensare che avevamo amato anche troppo il pop. E pensare che i nostri sogni erotici si chiamavano pop. Facevamo l&#8217;amore sul pop, con il ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6445" title="n_sambo-sofaelettrico" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2011/05/n_sambo-sofaelettrico.jpg" alt="" width="275" height="275" />La Sicilia ti sorprende. Sempre e comunque. I binari cambiano direzione. Di nuovo. Che palle, bisogna cambiare il font. E pensare che ci eravamo abituati fin troppo bene al pop. E pensare che avevamo amato anche troppo il pop. E pensare che i nostri sogni erotici si chiamavano pop. Facevamo l&#8217;amore sul pop, con il pop. Ci masturbavamo sul pop, con il pop. Passavamo mesi interi nella vasca da bagno diventando grinzosi come i vecchi, urlando con l&#8217;acqua bollente che bruciava la gola, con il cazzo molliccio e le bolle di sapone che ciondolavano allegramente sulla nostra pelle. Solo noi nel mondo del pop. Tre lettere.. Le più belle. Tutte cazzate. Non c&#8217;è più niente. Per ora. Click on reset, please. Click on reset, now. <strong>Snowdonia</strong> cambia strategia, cambia scenario, volta pagina, rivolta il calzino, gira la mutanda sporca e cambia la sudicia canottiera che aveva indossato beatamente negli ultimi cinque anni. In altre parole, vogliamo abbandonare il pop, vogliamo farci male, molto male. Dei soldi non ce ne frega un cazzo, vogliamo semplicemente produrre quello che più ci piace. Noi amiamo Snowdonia Records.</p>
<p>E allora ecco <strong>N_Sambo e il suo debutto discografico, “Sofà Elettrico”</strong>, il divano senza braccioli, il divano senza cuscini, senza schienale. Solo il legno, anzi il ferro. Comodissimo. Il divano elettrificato. Se ti siedi, muori. Subito. All&#8217;istante. Su di noi nemmeno una nuvola. Su di noi è tornato il kraut-rock. E&#8217; tornato Syd Barrett. Livorno e il folk. Livorno e il rock sintetico. Livorno e il rock di gomma. La chewing-gum tedesca. La chewing-gum inglese. Gli Stati Uniti d&#8217;America hanno ammazzato Bin Laden, evviva, ora non c&#8217;è più la guerra, ora siamo liberi. Liberi. Liberi e gioiosi. Pronti a fecondare. Pronti a colpire. Che bello. Dance on the floor, “Tre”, e siamo tutti più tamarri, tutti più abbronzati, più depilati. Il regno del sintetizzatore. La chitarra, un mucchio di campionamenti, qualche flauto, il pianoforte e rumori ovunque.</p>
<p>“Sofà Elettrico”, tredici brani, quarantacinque minuti, tante seghe mentali, tanto sperma. “Sofà Elettrico” è godere nel sottobosco, è godere tra i fichi secchi, tra i rami secchi, è godere sotto la pioggia berlinese, sotto il muro, sul muro. “Sofà Elettrico” è godere. Punto. Wurstel e krauti a colazione. Per sempre.</p>
<p><strong><em>Francesco Diodati</em></strong></p>
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		<title>ASSALTI FRONTALI &#8211; Profondo Rosso</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 22:10:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Daje Forte Daje “Profondo rosso” è il disco più bello del combo hip hop romano degli ultimi anni. Paradossalmente quanto più i potentati finanziari globali strozzano il cittadino del ceto medio-basso, più Militant A &#38; soci producono dischi di ottima fattura. “Profondo rosso” mi ha esaltato, così come “Conflitto” mi folgorò tre lustri fa. La ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6315" title="assaltifrontali-profondorosso" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2011/04/assaltifrontali-profondorosso.jpg" alt="" width="300" height="300" /><em>Daje Forte Daje</em><br />
<strong>“Profondo rosso</strong>” è il disco più bello del combo hip hop romano degli ultimi anni. Paradossalmente quanto più i potentati finanziari globali strozzano il cittadino del ceto medio-basso, più <strong>Militant A</strong> &amp; soci producono dischi di ottima fattura. “Profondo rosso” mi ha esaltato, così come <strong>“Conflitto”</strong> mi folgorò tre lustri fa. La bellezza di questo disco non sta tanto nelle liriche, che sono di ottimo livello, come sempre, ma negli arrangiamenti musicali. Bonnot, molto più che in <strong>“Mi sa che stanotte”</strong> e in <strong>“Un’intesa perfetta”</strong> ha dato una spinta più solare ai dieci brani in scaletta, rendendoli aperti, ballabili e di presa più facile, strumentale ad un gruppo rap, soprattutto se deve comunicare concetti fondamentali come fanno gli AF. Militant A non sbaglia un colpo, d’altronde ormai è un rapper navigato e coniuga perfettamente poesia da strada e concetti profondi, senza essere mai retorico ed evitando inutili ed effimeri slogan. Se nella title-track rivendica l’importanza di partire dall’autorganizzazione con un welfare dal basso, contro banchieri e finanzieri, in <strong>“Roma meticcia”</strong> descrive la parte bella della capitale, vale a dire quella che non esclude, ma che si apre ai migranti, brano in linea con <strong>“Sono cool questi rom”</strong> e <strong>“Lampedusa lo sa”</strong>, ma anche con l’omaggio all’Africa di <strong>“Mamy”</strong>. Inquietante la puntuale descrizione dei rampanti politici ed imprenditori di <strong>“Avere vent’anni”</strong>, contrapposta a <strong>“Banditi nella sala”</strong>, omaggio a chi è sempre contro e del quale non sempre ci vengono spiegate in maniera adeguata le ragioni. Esaltante è anche <strong>“Cattivi maestri”</strong> un sacrosanto inno a ribellarsi al neoliberismo che, attraverso i servi di governanti e polizie, vuol rendere inutili e poco efficienti scuole e università pubbliche. Tuttavia, una certa attenzione merita <strong>“Storia dell’orso Bruno”</strong>, brano dedicato a Bruno, un orso che fu ucciso sulla Baviera, reo di cibarsi di galline e pecore, diventando il public enemy numero 1. Brano nel quale gli AF mettono in evidenza la violenza bruta dell’uomo, incapace, oramai, di tollerare qualunque reale istinto animale, che non sia controllato. Dal profondo rosso nel quale i potenti del mondo ci hanno ridotto si deve ripartire per ribellarsi e per cambiare l’ordine esistente, altrimenti affonderemo ulteriormente.</p>
<p><em><strong>Vittorio Lannutti</strong></em></p>
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		<title>HELLEKIN MASCARA &#8211; Wanna be Dino</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 17:35:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il verso del cinghiale A tre anni dal precedente i cremaschi Hellekin mascara pubblicano il loro terzo disco, che si avvale della collaborazione di vari musicisti, tra i quali Federico Ciappini, la mitica voce dei Six Minute War Madness e Giancarlo Dossena, musicista versatile che ha collaborato anche con Elio E le storie tese. I ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-5920" title="hellekinmascara-wannabedino" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2011/03/hellekinmascara-wannabedino.jpg" alt="" width="275" height="273" />Il verso del cinghiale</em><br />
A tre anni dal precedente i cremaschi Hellekin mascara pubblicano il loro terzo disco, che si avvale della collaborazione di vari musicisti, tra i quali <strong>Federico Ciappini</strong>, la mitica voce dei Six Minute War Madness e <strong>Giancarlo Dossena</strong>, musicista versatile che ha collaborato anche con Elio E le storie tese.<br />
I sei brani che compongono questo Ep sono quasi tutti strumentali, con il trio che conferma la sua forte attitudine indie-rock. Il sound, infatti, è caratterizzato da diversi registri stilistici, con un ritmo il più delle volte abbastanza serrato e tirato, che lascia poco spazio al relax, se non per l’iniziale blues di “Black Betty”, sul quale canticchia Ciappini, o per il folk-rock di “Hurricane Pescara”, anche se poi si infiamma con delle affascinanti staffilate della sei corde.<br />
Ascoltando queste sei tracce vengono in mente i Rosolina Mar, perché l’approccio alla musica è lo stesso, vale a dire quello di lasciarsi andare al flusso della musica, senza ostacoli, né barriere.</p>
<p><em><strong>Vittorio Lannutti</strong></em></p>
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