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	<title>Rockon.it &#187; Italiani</title>
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	<description>Rockon è dal 2002 il sito per chi ha il rock nel sangue. Aggiornato quotidianamente con news, dischi, concerti, recensioni, interviste, concorsi e tanto altro</description>
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		<title>ETEREA POSTBONG BAND &#8211; Epyks 1.0</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 15:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Lannutti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiani]]></category>

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		<description><![CDATA[
Trovarobato
Mettete insieme quattro musicisti schizzati  con molte passioni musicali variegate e altrettanta voglia di sperimentare in fase compositiva e otterrete questo strano ammasso di suoni e voci. Il secondo lavoro della Eterea Postbong Band è all’insegna della più schizofrenica sperimentazione. Figli devoti, almeno concettualmente, di Zappa questi quattro artisti anche se strutturano i loro brani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em></p>
<div id="attachment_4735" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><em><img class="size-full wp-image-4735" title="etereapostbongband" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/08/etereapostbongband.jpg" alt="" width="225" height="225" /></em><p class="wp-caption-text">ETEREA POSTBANG BAND - Epyks 1.0</p></div>
<p>Trovarobato</em><br />
Mettete insieme quattro musicisti schizzati  con molte passioni musicali variegate e altrettanta voglia di sperimentare in fase compositiva e otterrete questo strano ammasso di suoni e voci. Il secondo lavoro della <strong>Eterea Postbong Band</strong> è all’insegna della più schizofrenica sperimentazione. Figli devoti, almeno concettualmente, di <strong>Zappa</strong> questi quattro artisti anche se strutturano i loro brani attorno all’elettronica, hanno fatto un gran lavoro nella composizione dei brani e nella scelta di dterminate sonorità. Il funky algido si evolve spesso verso un prog mai troppo pedante, non mancano poi innesti bandistici o fughe in avanti verso ansie ossessive musicali dadiste e post tutto. Per apprezzare fino in fondo i molti spunti interessanti presenti in questo lavoro ci vogliono più ascolti, perché solo in questo modo si possono valorizzare le molte idee presenti in esso: tarantelle, jazz-rock, prog ipnotico, nervosismo, omaggi alle colonne sonore dei film italiani dei ’70 e metoforici rifiuti del consumismo il tutto in poco più di mezz’ora. Ottima capacità di sintesi.</p>
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		<title>DINO FUMARETTO &#8211; La vita è breve e spesso rimane sotto</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 15:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Lannutti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Con quindici frammenti poetici metropolitani più o meno surreali, certamente schietti ed immediati, brevi ma intensi, Dino Fumaretto fa il suo esordio nella discografia italiana. Figlio di un pittore, Fumaretto preferisce affidare i brani al suo interprete ufficiale, Elia Bulloni, che diventa il cantore del malessere, dell’insofferenza per la quotidianità spesso in maniera sprezzante, tanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4730" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><img class="size-full wp-image-4730" title="dinofumaretto" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/08/dinofumaretto.jpg" alt="" width="225" height="225" /><p class="wp-caption-text">Dino Fumaretto - La vita è breve e spesso rimane sotto</p></div>
<p>Con quindici frammenti poetici metropolitani più o meno surreali, certamente schietti ed immediati, brevi ma intensi, <strong>Dino Fumaretto</strong> fa il suo esordio nella discografia italiana. Figlio di un pittore, Fumaretto preferisce affidare i brani al suo interprete ufficiale, <strong>Elia Bulloni</strong>, che diventa il cantore del malessere, dell’insofferenza per la quotidianità spesso in maniera sprezzante, tanto che si avvicina ad un atteggiamento punk. Tutti i brani sono accompangnati dal pianoforte, anche se di tanto in tanto vengono utilizzati altri strumenti come la marimba, l’harmonium, l’organo ed il clavicembalo. Diversi brani hanno un’ambientazione noir (“Omicidio”, “Sogno d’appendice”), in altri invece sono prevalenti angoscia e nervosismo (“Iiih!”). La formazione artistica dell’artista mantovano è molto evidente, ma viene utilizzata in modo assolutamente fruibile e non pedante, colpisce poi il sarcasmo di “Always look on the bright side of life”. Alla fine quello che emerge è un esistenzialismo che pone uno sguardo tristallegro sulla vita e sui suoi mille contorni.</p>
<div id="fbilike" style="float:left;margin-right:20px;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.rockon.it%2F4729%2Frecensioni%2Fitaliani%2Fdino-fumaretto-la-vita-e-breve-e-spesso-rimane-sotto%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=verdana&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:60px"></iframe></div>]]></content:encoded>
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		<title>NICOLAS JOSEPH RONCEA &#8211; News from Belgium</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 15:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Lannutti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiani]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
I dischi del Midollo
Roncea è giovane, ha 23 anni, ma ha già un curriculum musicale di assoluto rispetto. Ha fatto parte del gruppo noise rock Fuh, esperienza conclusa, ed attualmente milita nel trio, sempre di noise rock, Io monade stanca, una delle compagini più interessanti emerse lo scorso anno. In mezzo a tanto rumore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<div id="attachment_4717" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><em><em><img class="size-full wp-image-4717" title="nicolas-roncea-belgium" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/08/nicolas-roncea-belgium.jpg" alt="" width="250" height="245" /></em></em><p class="wp-caption-text">NICOLAS JOSEPH RONCEA - News from Belgium</p></div>
<p><em>I dischi del Midollo</em><br />
Roncea è giovane, ha 23 anni, ma ha già un curriculum musicale di assoluto rispetto. Ha fatto parte del gruppo noise rock <strong>Fuh</strong>, esperienza conclusa, ed attualmente milita nel trio, sempre di noise rock, <strong>Io monade stanca</strong>, una delle compagini più interessanti emerse lo scorso anno. In mezzo a tanto rumore e a tour non solo in Italia, ma anche in Europa, Roncea ha sentito il bisogno di intimità e di solitudine. Così dopo averci lavorato un po’ ha dato alle stampe il suo esordio solista, fatto di <em>otto brani di indie-folk </em>avvolgenti ed introspettivi. Con questi brani il giovane cantautore piemontese ci accompagna nei meandri della sua anima, mettendosi a nudo, cantando con la giusta dose di pathos, rivelando in alcuni frangenti i numerosi ascolti dei dischi solisti di <strong>Mark Lanegan</strong> e dei padri del folk blues. In questo percorso però non è sempre da solo, dato che si fa accompagnare anche da alcuni amici, come <strong>Mansueta Cinzia Mureddu</strong>, che con il suo violoncello rende inquietante “3-3-4”. Le malinconie presenti in molti brani sono interrotte dai ritmi latineggianti di “Blue eyes” e dal ritmo che vira verso un sound più rock di “A dayl a week”. Un ottimo esordio che fa ben sperare per il rinnovamento del cantautorato italiano e non solo.</p>
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		<title>DOME LA MUERTE and The DIGGER &#8211; Diggersonz</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 16:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Lannutti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiani]]></category>

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		<description><![CDATA[
Go Down – Area Pirata
A tre anni dall’omonimo esordio, Dome La Muerte con i suoi fidi Diggers dà alle stampe questo secondo lavoro, corto, ma essenziale. Già, perché in soli ventotto minuti e quarantadue secondi il gruppo riesce come sempre ad esprimere la sua grande carica rock. L’attitudine resta sempre quella punk, il sound, invece, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em></p>
<div id="attachment_4564" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><em><img class="size-full wp-image-4564" title="domelamuerte" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/06/domelamuerte.jpg" alt="" width="250" height="250" /></em><p class="wp-caption-text">DOME LA MUERTE and The DIGGER - Diggersonz</p></div>
<p>Go Down – Area Pirata</em><br />
A tre anni dall’omonimo esordio, Dome La Muerte con i suoi fidi Diggers dà alle stampe questo secondo lavoro, corto, ma essenziale. Già, perché in soli ventotto minuti e quarantadue secondi il gruppo riesce come sempre ad esprimere la sua grande carica rock. L’attitudine resta sempre quella punk, il sound, invece, è sospeso tra garage e proto-punk detroiano. Le chitarre vibranti (“King of trouble”), bluesate (“Everytime”) ed in acido (“Bored n’lazy”) si alternano spesso ai boogie (“Mary Jane boogie”) o si fondono con la carica esplosiva degna della sei corde di  Ron Asheton del periodo “Funhouse” (“Do it”). Se tutto il cd si sipana tra queste sonorità, incuriosisce la digressione dell’ultimo brano posto in scaletta, “Taverna el cubano”, nel quale irrompono i suoni della frontiera, tra Morricone e le colonne sonore dei film di Tarantino.</p>
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		<title>ELTON JUNK – Loophole</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 12:33:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Il trio senese Elton Junk (carino il monicker) ci presenta Loophole, 11 tracce divise tra spinta anglofonia ed italiota ricerca sonora. Si parte dai Dinosaur Jr (anche se meno arrabbiati) oppure Blonde Redhead, ci si avviluppa in trame sonore che paiono all’inizio non portare in alcun luogo. Ad un secondo ascolto però questo Loophole si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4476" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-4476" title="eltonjunk-loophole" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/05/eltonjunk-loophole.jpg" alt="" width="200" height="200" /><p class="wp-caption-text">ELTON JUNK – Loophole</p></div>
<p>Il trio senese Elton Junk (carino il monicker) ci presenta Loophole, 11 tracce divise tra spinta anglofonia ed italiota ricerca sonora. Si parte dai <strong>Dinosaur Jr</strong> (anche se meno arrabbiati) oppure <strong>Blonde Redhead</strong>, ci si avviluppa in trame sonore che paiono all’inizio non portare in alcun luogo. Ad un secondo ascolto però questo Loophole si risveglia. Tracce come <strong>Police Officer</strong> e <strong>Del Miele</strong> ti prendono per sfinimento: le giudicheresti sanza infamia e sanza lode, poi però ti scopri ad apprezzarle se paragonate alla media del sottobosco delle pretenziose band alternative d’Italia. Presentano una doppia anima: alcune tracce le puoi apprezzare per questa loro internazionalità, perché almeno loro ci provano, a far qualcosa d’originale. Altre invece non è che ti facciano saltare sulla sedia (vedi l’opener <strong>Al Fiume</strong>). Si consiglia quindi questo Loophole a chi si vuole perdere in un’esecuzione strumentale a volte raffinata e in ogni caso mai banale poiché, ahimé, la parte lirico-cantata non offre nulla di nuovo, anzi. Spesso i testi sanno di trito, di fuffa, non coinvolgono, non dicono granché. Come quel vostro amico snob che paventa un comportamento affettato ma poi, alla prima occasione, s’annusa le ascelle. Promossi con riserve, quindi, gli Elton Junk; hanno le capacità ma si dovrebbero applicare di più. Son però da tenere d’occhio, visto il desolante panorama attuale, soprattutto per chi non si vuole rivolgere ai soliti mostri sacri e cerca qualcosa di potenzialmente stimolante. Siate pazienti, però.</p>
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		<title>The TRANSISTERS &#8211; How to Irritate People</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 08:25:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrivere male
Prendere il post punk, ispirarsi al proto-punk di Velvet Underground e Stooges, lasciarsi ossessionare dall’electro-rock degli anni ’90 e miscelare il tutto. Una volta shakerato vengono fuori queste nove canzoni dei veneziani Transisters, che con “How to irritate people” pubblicano il loro secondo lavoro. Noise, pop e ritmo sono le parole chiave di questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4457" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-4457" title="The TRANSISTERS - How to Irritate People" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/05/the-transisters-how-irritate-people.jpg" alt="" width="200" height="200" /><p class="wp-caption-text">The TRANSISTERS - How to Irritate People</p></div>
<p><em>Scrivere male</em><br />
Prendere il post punk, ispirarsi al proto-punk di <strong>Velvet Underground e Stooges</strong>, lasciarsi ossessionare dall’electro-rock degli anni ’90 e miscelare il tutto. Una volta shakerato vengono fuori queste nove canzoni dei veneziani Transisters, che con “How to irritate people” pubblicano il loro secondo lavoro. Noise, pop e ritmo sono le parole chiave di questo disco molto piacevole da ascoltare, grazie alla capacità di mischiare tutti i punti di riferimento, senza che nessuno emerga sugli altri, quindi il funkeggiare di “Confuse a cat”, fa da contraltare a “The muse problem”, nella quale viene citato, più o meno esplicitamente, Fat Boy Slim. Prendete, invece, “Ultraviolet on you”, che ci riporta ai fasti dei <strong>Sonic Youth</strong> del periodo a cavallo tra gli ’80 ed i ’90, che vengono travolti dall’innesto elettronico o “Walking on a black hole”, dove si scontrano e si fanno tanto male i <strong>P.I.L. ed i Depeche Mode</strong> o la vibrante ed ossessiva “Soul box” e avrete la conferma di quanto detto nell’incipit della recensione. Il gruppo c’è, ora vediamo se il pubblico è pronto a farsi travolgere da questi ritmi.</p>
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		<item>
		<title>DEIAN E LORSOGLABRO &#8211; Deian e Lorsoglabro</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 22:19:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Diodati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiani]]></category>
		<category><![CDATA[Pop]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cantautore e la sua band. Il cantautore nudo e crudo. Il cantautore scaltro. Il cantautore veloce. Il cantautore valoroso. Il cantautore dannoso. Il cantautore clamoroso. Il cantautore vivo. Il cantautore morto. Vivo o morto x. Il paroliere triste, ironico, elegante, leggero, educato, scortese, fuori dal tempo, fuori dal mondo. Deian Martinelli e la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4416" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/05/deian_e_lorsoglabro_copertina1.jpg"><img class="size-medium wp-image-4416" title="DEIAN E LORSOGLABRO - Deian e Lorsoglabro" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/05/deian_e_lorsoglabro_copertina1-300x270.jpg" alt="" width="300" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">DEIAN E LORSOGLABRO - Deian e Lorsoglabro</p></div>
<p>Il cantautore e la sua band. Il cantautore nudo e crudo. Il cantautore scaltro. Il cantautore veloce. Il cantautore valoroso. Il cantautore dannoso. Il cantautore clamoroso. Il cantautore vivo. Il cantautore morto. Vivo o morto x. Il paroliere triste, ironico, elegante, leggero, educato, scortese, fuori dal tempo, fuori dal mondo. Deian Martinelli e la sua band. Deian e Lorsoglabro. Il Piemonte canta e suona. Il Piemonte recita. La bagna càuda, la Juventus, il Torino, la Mole Antonelliana, Superga, la Fabbrica Italiana Automobili Torino, Gianni Agnelli, le Alpi e Camillo Benso, Conte di Cavour.<span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span>Deian e Lorsoglabro e il debutto. Deian e Lorsoglabro e l&#8217;esordio omonimo.</p>
<p>Dodici brani. Cinquanta minuti. L&#8217;orgasmo italiano. Deian e la sua compagnia. Con lui, Cristiano Lo Mele (Perturbazione), Alessandro Arianti (alle tastiere con De Gregori), Tristan Martinelli e una  folta schiera di artisti pronti a distribuire e a sparpagliare corde, fiati e voci di corridoio. Deian Martinelli ha i capelli lunghi. Deian Martinelli ha la barba lunga. Deian Martinelli è Gesù con la chitarra. E&#8217; Gesù con l&#8217;armonica. E&#8217; Gesù freak. Deian Martinelli abbraccia Frank Zappa (“Nonostante i lampioni”), bacia Dente, fa l&#8217;amore con Lucio Battisti (“Lei non sa chi sono io”, “Paura”), vomita pasta al burro con Bugo mentre Dylan (“Danno permanente”) ingurgita lsd con Barrett. Deian e Lorsoglabro, ovvero il passato e il presente della musica italiana. Producono Musicalista Records e Snowdonia Records.</p>
<p>Deian e la canzone italiana. Deian e la sua poesia (“<em>Parola nuova non c&#8217;è, una frase nuova non c&#8217;è per dire ancora una volta che la luna è così bella nonostante sti cazzo di lampioni, nonostante tutte le porcherie&#8230;</em>”). Deian e il pop d&#8217;autore. Si abbassano le luci, cala il silenzio, Deian e Lorsoglabro. Applausi.</p>
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		<title>LUSH RIMBAUD &#8211; The Sound Of The Vanishing Era</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 14:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Lannutti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiani]]></category>

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		<description><![CDATA[FromScratch, Brigadisco, BloodySound, HotViruz, SweetTeddy e NarvaloSuoni
Martellanti e devastanti come pochi altri oggi in Italia, i marchigiani Lush Rimbaud si lanciano come un treno in corsa, con i freni andati a male, non temendo di schiantarsi per pura ingenuità e sottovalutazione del pericolo. “The sound of vanishing era”, secondo lavoro sulla distanza del quartetto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4405" class="wp-caption alignleft" style="width: 262px"><img class="size-full wp-image-4405" title="LUSH RIMBAUD - The Sound Of The Vanishing Era" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/04/lush-rimbaud-sound-vanishing-era.jpg" alt="" width="252" height="252" /><p class="wp-caption-text">LUSH RIMBAUD - The Sound Of The Vanishing Era</p></div>
<p><em>FromScratch, Brigadisco, BloodySound, HotViruz, SweetTeddy e NarvaloSuoni</em><br />
Martellanti e devastanti come pochi altri oggi in Italia, i marchigiani Lush Rimbaud si lanciano come un treno in corsa, con i freni andati a male, non temendo di schiantarsi per pura ingenuità e sottovalutazione del pericolo. “The sound of vanishing era”, secondo lavoro sulla distanza del quartetto di Falconara, non dà tregua all’ascoltatore vuoi per il ritmo ossessivo, vuoi per le chitarre taglienti o ancora per il noise che traspare in tutte le otto tracce. I Lush Rimbaud poi omaggiano Enrico Malatesta, raffigurato in copertina a cavallo di uno strano animale, forse nello spazio, da dove guarda noi povere vittime del liberismo economico, che non sono state in grado di ascoltare minimamente i filosofi dell’anarchismo ed oggi eccoci qua a combattere contro i mulino a vento della corruzione e del razzismo. Non a caso i quattro musicisti ci fanno vorticare nel noise punk di “They make money (we make noise)”, infatti, alla fine meglio rifugiarsi nella musica e soprattutto nel punk-noise. Quello realizzato dai Lush Rimbaud è di ottima fattura, grazie anche all’ottimo lavoro di produzione svolto dal Fabio Magistrali, ed in certe occasioni fa tornare alla mente quello dei bostoniani Mission of Burma. Il loro noise poi non prescinde dal math, qua reso molto più caldo, rispetto al sound dei Battles (“Sounds from a vanishing era”), così come un ipnotismo proprio della new wave (“Sounds from a new era”). Coinvolgente ed intrigante risulta poi “Changing gear”, nella sua algida cacofonia martellante, così come è allucinata “God trip”, avvolta in un noise psicotico, che ti entra in testa e non te lo togli più. Il sound c’è ed il gruppo è in corsa, che il viaggio continui molto a lungo.</p>
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		<title>ZERO IN ON &#8211; Silly Lilly</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 14:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Lannutti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Autoprodotto
Questo trio svizzero, dopo aver ottenuto diversi riconoscimenti internazionali ed aver suonato in tutta Europa, con la pubblicazione del terzo lavoro si decide a tentare anche la conquista del mercato discografico italiano.
Il sound è brillante e frizzante, strutturato attorno ad un pop-rock esplosivo e sempre frizzante, suonato senza fronzoli. Nel loro sound si trovano elementi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4397" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-4397" title="ZERO IN ON - Silly Lilly" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/04/zeroinon-sillylilly.jpg" alt="ZERO IN ON - Silly Lilly" width="200" height="198" /><p class="wp-caption-text">ZERO IN ON - Silly Lilly</p></div>
<p><em>Autoprodotto</em><br />
Questo trio svizzero, dopo aver ottenuto diversi riconoscimenti internazionali ed aver suonato in tutta Europa, con la pubblicazione del terzo lavoro si decide a tentare anche la conquista del mercato discografico italiano.<br />
Il sound è brillante e frizzante, strutturato attorno ad un pop-rock esplosivo e sempre frizzante, suonato senza fronzoli. Nel loro sound si trovano elementi di buona parte del gotha dell’indie-rock Usa e inglese degli anni ’90 – ’00, vale a dire <strong>The Strokes, The Pixies, Placebo</strong>, ma soprattutto l’impronta dei <strong>Muse</strong> è un marchio indelebile su questi undici brani, per l’intensità, quasi barocca di molte tracce e per la capacità di creare strutture spigolose e melodiche allo stesso tempo. In ogni caso i tre musicisti non scimmiottano Bellamy e soci, ma rileggono quel sound a modo loro, permettendosi anche di spaziare nel p-funk e nel pop vibrante.</p>
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		<title>TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI &#8211; Primitivi del Futuro</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 13:57:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Lannutti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiani]]></category>

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		<description><![CDATA[La Tempesta
I tre ragazzi non sono più adolescenti da un pezzo, nonostante ciò continuano a sentirsi molto vicini a quel mondo. Tuttavia, i toni sprezzanti, scanzonati e irriverenti dei primi dischi hanno gradualmente lasciato il posto a tematiche sempre più introspettive, fino a questo lavoro, dove le malinconie e le disillusioni sono il tema centrale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4354" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-4354" title="Tre Allegri Ragazzi Morti  Primitivi del futuro" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/04/treallegriragazzimorti-primitividelfuturo.jpg" alt="Tre Allegri Ragazzi Morti  Primitivi del futuro" width="250" height="250" /><p class="wp-caption-text">Tre Allegri Ragazzi Morti  Primitivi del futuro</p></div>
<p><em>La Tempesta</em><br />
I tre ragazzi non sono più adolescenti da un pezzo, nonostante ciò continuano a sentirsi molto vicini a quel mondo. Tuttavia, i toni sprezzanti, scanzonati e irriverenti dei primi dischi hanno gradualmente lasciato il posto a tematiche sempre più introspettive, fino a questo lavoro, dove le malinconie e le disillusioni sono il tema centrale dei brani. Toffolo e compagni continuano sempre a caratterizzarsi per il loro cantautorato rock, immediato ed incisivo, ma in <strong>“Primitivi del futuro”</strong> hanno deciso di cambiare decisamente registro stilistico.<br />
Al punk’n’roll che ha caratterizzato la loro carriera fino a “La seconda rivoluzione sessuale” sono subentrati il reggae e dub, il disco, infatti, è stato prodotto da <strong>Paolo Baldini</strong>, già dietro la consolle per Africa Unite ed altri. A parte l’iniziale “La ballata delle ossa”, gli altri dieci brani hanno tutti il ritmo in levare e l’intervento dell’elettronica in dilatazione. Il testo più interessante, nel quale viene maggiormente descritta la disillusione, è “Puoi dirlo a tutti”, mentre ne “La faccia della luna” Toffolo utilizza alcuni elementi biografici, per estrarne un pezzo poetico e che attinge molto dalla tradizione cantautorale. Anche il blu che caratterizza la copertina evidentemente è indicativo della loro svolta stilistica.</p>
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