DOME LA MUERTE and The DIGGER – Diggersonz
giugno 13, 2010 by Vittorio Lannutti
Filed under Italiani

DOME LA MUERTE and The DIGGER - Diggersonz
Go Down – Area Pirata
A tre anni dall’omonimo esordio, Dome La Muerte con i suoi fidi Diggers dà alle stampe questo secondo lavoro, corto, ma essenziale. Già, perché in soli ventotto minuti e quarantadue secondi il gruppo riesce come sempre ad esprimere la sua grande carica rock. L’attitudine resta sempre quella punk, il sound, invece, è sospeso tra garage e proto-punk detroiano. Le chitarre vibranti (“King of trouble”), bluesate (“Everytime”) ed in acido (“Bored n’lazy”) si alternano spesso ai boogie (“Mary Jane boogie”) o si fondono con la carica esplosiva degna della sei corde di Ron Asheton del periodo “Funhouse” (“Do it”). Se tutto il cd si sipana tra queste sonorità, incuriosisce la digressione dell’ultimo brano posto in scaletta, “Taverna el cubano”, nel quale irrompono i suoni della frontiera, tra Morricone e le colonne sonore dei film di Tarantino.
ELTON JUNK – Loophole

ELTON JUNK – Loophole
Il trio senese Elton Junk (carino il monicker) ci presenta Loophole, 11 tracce divise tra spinta anglofonia ed italiota ricerca sonora. Si parte dai Dinosaur Jr (anche se meno arrabbiati) oppure Blonde Redhead, ci si avviluppa in trame sonore che paiono all’inizio non portare in alcun luogo. Ad un secondo ascolto però questo Loophole si risveglia. Tracce come Police Officer e Del Miele ti prendono per sfinimento: le giudicheresti sanza infamia e sanza lode, poi però ti scopri ad apprezzarle se paragonate alla media del sottobosco delle pretenziose band alternative d’Italia. Presentano una doppia anima: alcune tracce le puoi apprezzare per questa loro internazionalità, perché almeno loro ci provano, a far qualcosa d’originale. Altre invece non è che ti facciano saltare sulla sedia (vedi l’opener Al Fiume). Si consiglia quindi questo Loophole a chi si vuole perdere in un’esecuzione strumentale a volte raffinata e in ogni caso mai banale poiché, ahimé, la parte lirico-cantata non offre nulla di nuovo, anzi. Spesso i testi sanno di trito, di fuffa, non coinvolgono, non dicono granché. Come quel vostro amico snob che paventa un comportamento affettato ma poi, alla prima occasione, s’annusa le ascelle. Promossi con riserve, quindi, gli Elton Junk; hanno le capacità ma si dovrebbero applicare di più. Son però da tenere d’occhio, visto il desolante panorama attuale, soprattutto per chi non si vuole rivolgere ai soliti mostri sacri e cerca qualcosa di potenzialmente stimolante. Siate pazienti, però.
The TRANSISTERS – How to Irritate People

The TRANSISTERS - How to Irritate People
Scrivere male
Prendere il post punk, ispirarsi al proto-punk di Velvet Underground e Stooges, lasciarsi ossessionare dall’electro-rock degli anni ’90 e miscelare il tutto. Una volta shakerato vengono fuori queste nove canzoni dei veneziani Transisters, che con “How to irritate people” pubblicano il loro secondo lavoro. Noise, pop e ritmo sono le parole chiave di questo disco molto piacevole da ascoltare, grazie alla capacità di mischiare tutti i punti di riferimento, senza che nessuno emerga sugli altri, quindi il funkeggiare di “Confuse a cat”, fa da contraltare a “The muse problem”, nella quale viene citato, più o meno esplicitamente, Fat Boy Slim. Prendete, invece, “Ultraviolet on you”, che ci riporta ai fasti dei Sonic Youth del periodo a cavallo tra gli ’80 ed i ’90, che vengono travolti dall’innesto elettronico o “Walking on a black hole”, dove si scontrano e si fanno tanto male i P.I.L. ed i Depeche Mode o la vibrante ed ossessiva “Soul box” e avrete la conferma di quanto detto nell’incipit della recensione. Il gruppo c’è, ora vediamo se il pubblico è pronto a farsi travolgere da questi ritmi.
DEIAN E LORSOGLABRO – Deian e Lorsoglabro
maggio 3, 2010 by Francesco Diodati
Filed under Italiani, Pop, Ultime Recensioni
Il cantautore e la sua band. Il cantautore nudo e crudo. Il cantautore scaltro. Il cantautore veloce. Il cantautore valoroso. Il cantautore dannoso. Il cantautore clamoroso. Il cantautore vivo. Il cantautore morto. Vivo o morto x. Il paroliere triste, ironico, elegante, leggero, educato, scortese, fuori dal tempo, fuori dal mondo. Deian Martinelli e la sua band. Deian e Lorsoglabro. Il Piemonte canta e suona. Il Piemonte recita. La bagna càuda, la Juventus, il Torino, la Mole Antonelliana, Superga, la Fabbrica Italiana Automobili Torino, Gianni Agnelli, le Alpi e Camillo Benso, Conte di Cavour. Deian e Lorsoglabro e il debutto. Deian e Lorsoglabro e l’esordio omonimo.
Dodici brani. Cinquanta minuti. L’orgasmo italiano. Deian e la sua compagnia. Con lui, Cristiano Lo Mele (Perturbazione), Alessandro Arianti (alle tastiere con De Gregori), Tristan Martinelli e una folta schiera di artisti pronti a distribuire e a sparpagliare corde, fiati e voci di corridoio. Deian Martinelli ha i capelli lunghi. Deian Martinelli ha la barba lunga. Deian Martinelli è Gesù con la chitarra. E’ Gesù con l’armonica. E’ Gesù freak. Deian Martinelli abbraccia Frank Zappa (“Nonostante i lampioni”), bacia Dente, fa l’amore con Lucio Battisti (“Lei non sa chi sono io”, “Paura”), vomita pasta al burro con Bugo mentre Dylan (“Danno permanente”) ingurgita lsd con Barrett. Deian e Lorsoglabro, ovvero il passato e il presente della musica italiana. Producono Musicalista Records e Snowdonia Records.
Deian e la canzone italiana. Deian e la sua poesia (“Parola nuova non c’è, una frase nuova non c’è per dire ancora una volta che la luna è così bella nonostante sti cazzo di lampioni, nonostante tutte le porcherie…”). Deian e il pop d’autore. Si abbassano le luci, cala il silenzio, Deian e Lorsoglabro. Applausi.
LUSH RIMBAUD – The Sound Of The Vanishing Era
aprile 30, 2010 by Vittorio Lannutti
Filed under Italiani

LUSH RIMBAUD - The Sound Of The Vanishing Era
FromScratch, Brigadisco, BloodySound, HotViruz, SweetTeddy e NarvaloSuoni
Martellanti e devastanti come pochi altri oggi in Italia, i marchigiani Lush Rimbaud si lanciano come un treno in corsa, con i freni andati a male, non temendo di schiantarsi per pura ingenuità e sottovalutazione del pericolo. “The sound of vanishing era”, secondo lavoro sulla distanza del quartetto di Falconara, non dà tregua all’ascoltatore vuoi per il ritmo ossessivo, vuoi per le chitarre taglienti o ancora per il noise che traspare in tutte le otto tracce. I Lush Rimbaud poi omaggiano Enrico Malatesta, raffigurato in copertina a cavallo di uno strano animale, forse nello spazio, da dove guarda noi povere vittime del liberismo economico, che non sono state in grado di ascoltare minimamente i filosofi dell’anarchismo ed oggi eccoci qua a combattere contro i mulino a vento della corruzione e del razzismo. Non a caso i quattro musicisti ci fanno vorticare nel noise punk di “They make money (we make noise)”, infatti, alla fine meglio rifugiarsi nella musica e soprattutto nel punk-noise. Quello realizzato dai Lush Rimbaud è di ottima fattura, grazie anche all’ottimo lavoro di produzione svolto dal Fabio Magistrali, ed in certe occasioni fa tornare alla mente quello dei bostoniani Mission of Burma. Il loro noise poi non prescinde dal math, qua reso molto più caldo, rispetto al sound dei Battles (“Sounds from a vanishing era”), così come un ipnotismo proprio della new wave (“Sounds from a new era”). Coinvolgente ed intrigante risulta poi “Changing gear”, nella sua algida cacofonia martellante, così come è allucinata “God trip”, avvolta in un noise psicotico, che ti entra in testa e non te lo togli più. Il sound c’è ed il gruppo è in corsa, che il viaggio continui molto a lungo.
ZERO IN ON – Silly Lilly
aprile 30, 2010 by Vittorio Lannutti
Filed under Italiani

ZERO IN ON - Silly Lilly
Autoprodotto
Questo trio svizzero, dopo aver ottenuto diversi riconoscimenti internazionali ed aver suonato in tutta Europa, con la pubblicazione del terzo lavoro si decide a tentare anche la conquista del mercato discografico italiano.
Il sound è brillante e frizzante, strutturato attorno ad un pop-rock esplosivo e sempre frizzante, suonato senza fronzoli. Nel loro sound si trovano elementi di buona parte del gotha dell’indie-rock Usa e inglese degli anni ’90 – ’00, vale a dire The Strokes, The Pixies, Placebo, ma soprattutto l’impronta dei Muse è un marchio indelebile su questi undici brani, per l’intensità, quasi barocca di molte tracce e per la capacità di creare strutture spigolose e melodiche allo stesso tempo. In ogni caso i tre musicisti non scimmiottano Bellamy e soci, ma rileggono quel sound a modo loro, permettendosi anche di spaziare nel p-funk e nel pop vibrante.
TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI – Primitivi del Futuro
aprile 18, 2010 by Vittorio Lannutti
Filed under Italiani

Tre Allegri Ragazzi Morti Primitivi del futuro
La Tempesta
I tre ragazzi non sono più adolescenti da un pezzo, nonostante ciò continuano a sentirsi molto vicini a quel mondo. Tuttavia, i toni sprezzanti, scanzonati e irriverenti dei primi dischi hanno gradualmente lasciato il posto a tematiche sempre più introspettive, fino a questo lavoro, dove le malinconie e le disillusioni sono il tema centrale dei brani. Toffolo e compagni continuano sempre a caratterizzarsi per il loro cantautorato rock, immediato ed incisivo, ma in “Primitivi del futuro” hanno deciso di cambiare decisamente registro stilistico.
Al punk’n’roll che ha caratterizzato la loro carriera fino a “La seconda rivoluzione sessuale” sono subentrati il reggae e dub, il disco, infatti, è stato prodotto da Paolo Baldini, già dietro la consolle per Africa Unite ed altri. A parte l’iniziale “La ballata delle ossa”, gli altri dieci brani hanno tutti il ritmo in levare e l’intervento dell’elettronica in dilatazione. Il testo più interessante, nel quale viene maggiormente descritta la disillusione, è “Puoi dirlo a tutti”, mentre ne “La faccia della luna” Toffolo utilizza alcuni elementi biografici, per estrarne un pezzo poetico e che attinge molto dalla tradizione cantautorale. Anche il blu che caratterizza la copertina evidentemente è indicativo della loro svolta stilistica.
MOTORAMA – Psychotronic is the beat!
aprile 17, 2010 by Vittorio Lannutti
Filed under Italiani

Motorama
Psychotronic is the beat! (Dead Beat) + That psichotronic beat! 2008 and other stories (It’s a Sound 36 production)
Finalmente torniamo a parlare delle Motorama, che nel giro di un anno hanno pubblicato due ottimi lavori, un cd ed un dvd. Partiamo dal cd: “Psychotronic is the beat!”, seconda prova del duo romano, dopo il fantastico “No bass fidelity”. Questo secondo lavoro conferma l’ottima qualità delle due ragazze sempre dedite ad un garage rock’n’roll senza fronzoli, che non fa sconti a nessuno. Coadiuvate dalla seconda chitarra di Margaret delle Demolition Doll Rods, Daniela e Laura ci danno dentro con dodici brani, tra le quali la cover dei Gang Of Four “Damaged goods”, sono devastanti e coinvolgenti, in grado di esprimersi con il loro sporchissimo e sudaticcio stomp-punk-blues. Pensate alla prima Blues Explosion con le accelerazioni impazzite degli Oblivians e la sfrontatezza di Kim Deal e così avrete un’idea di quanto sono capaci di fare le due ragazze. In “Tiki tramp” hanno il raro pregio di coniugare i boogie di Jon Spencer & co. con il ritmo sincopato crampsiano, mentre in “I do as I like” accelerano con le rasoiate, così come in “Superalcholic” sono particolarmente ossessive o sferraglianti in “Candy kisses”.
Il dvd “That psichotronic beat! 2008 and other stories” è un ottimo documento per comprendere la genesi e l’impatto che hanno sul pubblico e che hanno avuto sulla critica le ragazze romane. Il dvd, infatti, è diviso in tre parti. Nella prima Daniela racconta come si sono formate e dell’esperienza del tour in Usa e a seguire una serie di interviste ai vari personaggi che hanno ruotato intorno a loro. Tra questi i due discografici che hanno pubblicato i loro due dischi, vale a dire Bruno Dorella del Bar La Muerte e Tom della Dead Beat, oltre a Bugo, che ha prodotto artisticamente “No bass fidelity” e Margaret delle Demolition Doll Rods, stupefatta dal seguito che Daniela e Laura hanno in Italia. Tra i critici ci sono Calabrò de L’Espresso e Claudio Sorge direttore e fondatore di Rumore, che si augura che le ragazze non si annacquino. Gli altri due spezzoni sono riprese di concerti, grazie alle quali chi non ha avuto la fortuna di vederle dal vivo, può assaggiare e comprendere l’energia che il duo riesce a trasmettere. Let’s rock!!!
LE FORBICI DI MANITU’ – L’Isola
marzo 19, 2010 by Francesco Diodati
Filed under Indie Rock, Italiani, Ultime Recensioni
Le Forbici Di Manitù sono Vittore Baroni e Manitù Rossi. Le Forbici Di Manitù sono la storia. Sono l’arte nella storia. Sono la storia nell’arte. La musica nella storia. Ventisette anni di storia. La storia insegna. Le Forbici Di Manitù pure. Come loro nessuno mai. Gli alfieri. Sopra il cielo. Sopra il mondo. Più in alto di tutti. Gli anni ottanta. Gli anni novanta. Il duemila. Il ventesimo secolo. Il ventunesimo secolo. La vita continua. Lentamente. Velocemente. Continua. Il tempo è una variante. Fuori controllo. Fuori dal mondo. Le Forbici Di Manitù hanno perso il controllo. Hanno perso la bussola. Le Forbici Di Manitù non hanno mai avuto il controllo. Le Forbici Di Manitù vivono altrove.
“L’Isola”, il nuovo album. La preziosa collaborazione con Alda Teodorani (scrittrice di culto dell’horror -noir italiano). Un racconto. La vita di una coppia. Il rapporto lacerato. La lunga crisi. L’eterna crisi. “Le nostre stanze da un po’ di tempo sembrano tante piccole isole, bagnate dalle onde della nostra indifferenza. Vorrei venirti vicino ma lo sforzo di superare questa parte di oceano che ci separa, quest’acqua ghiacciata che non sta mai ferma, è troppo grande.”. L’amore che si scioglie. La sottile speranza di salvarlo in un viaggio. “E’ un’isola dove solitamente vanno le coppie innamorate. L’hotel si chiama “SoLo PeR dUe” e ospita una coppia per volta, al massimo una settimana”. L’amore diventa rancore, odio, indifferenza. “L’Isola” è un racconto angosciante, splendidamente inquietante, doloroso, diabolico, scuro. La realtà sfocia nell’incubo. “Voglio vederti soffrire, amore mio. Voglio vedere la tua pelle che si incrina nel rosso sotto le mie carezze di morte”. Le Forbici Di Manitù e i due terzi degli Offlaga Disco Pax (Daniele Carretti e Enrico Fontanelli) suonano “L’Isola”, produce Snowdonia Records. “L’Isola”, tredici brani, un corposo libretto illustrativo (i disegni sono di Emanuela Biancuzzi), una cover (“Otello” è “My Blues Is You” dei Neon), la new wave italiana trasuda gocce di shoegaze (Carretti in primis), i maestri aprono ai discepoli, i Residents rimangono in California e i Joy Division sono ancora vivi.
Le Forbici Di Manitù al nuovo, nono, capitolo, “L’Isola”. Le Forbici Di Manitù e la loro migliore produzione degli ultimi dieci anni (siamo ai livelli di “Play And Remix Lieutenant Murnau” – 1998). Vittore Baroni e Manitù Rossi, sempre più in alto. Le Forbici Di Manitù, come sopra e come sempre, nella storia che continua.
ANDREA TICH – Siamo Nati Vegetali
marzo 16, 2010 by Francesco Diodati
Filed under Italiani, Pop, Ultime Recensioni

ANDREA TICH - Siamo Nati Vegetali
Era il 1978, era “Masturbati”. Era l’Italia punk. Era l’Italia con le borchie. London Calling. Erano le spille. Era la rivoluzione. Era l’esordio discografico di Andrea Tich. Una serie di progetti e di collaborazioni. Poi il ritorno. Nuovamente Andrea Tich. Amorevolmente Andrea Tich. Improvvisamente, “Siamo Nati Vegetali”. Venti brani, un’ora e poco più. Produce Snowdonia Records. “Siamo Nati Vegetali”, il proseguimento di un viaggio, la storia del cantautore siculo. “Siamo Nati Vegetali”, venti scatti fotografici, venti fogli, venti canzoni, venti nuvole nel cielo schiacciano e imbiancano la terra. Tutto è soffice. Tutto è morbido. La poesia. Frank Zappa, Franco Battiato, Lucio Battisti in versione Panella. La canzone italiana in Germania. I krauti a colazione fanno male. Sono pesanti. Sono indigesti. Sono buoni. Fanno bene. Prendetene e mangiatene tutti, fate questo in memoria di Andrea Tich.
“Siamo Nati Vegetali”, Snowdonia Records è sempre lì, in prima fila. Andrea Tich insegna. Andrea Tich regala. Andrea Tich canta. “Racconta una leggenda che quando le meduse sono in amore se uno dei due muore l’altra si abbandona sulla spiaggia e lascia che il sole con il suo calore la trasformi in una gemma di vetro…e nella notte dal cielo un angelo la raccoglie e ne fa un prezioso diadema. Loro cantano così”. Capolavoro.



