ICO: Incoming Cerebral Overdrive – Controverso

settembre 24, 2009 by Diego Santoferrara  
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ICO - Incoming Cerebral OverdriveNon è stato semplice recensire questo disco degli ICO (Incoming Cerebral Overdrive), dato che appena inserito nel lettore il suono sopraggiunto alle mie orecchie è stato a dir poco spiazzante, non solo per la destrutturazione delle canzoni e dell’incisività vocale (a creare praticamente un binomio a sè stante), ma anche e soprattutto dal sound strumentale, incisivo, graffiante, caratterizzato da una violenza a dir poco inaudita.

Lo spunto è decisamente hardcore, con un sound dinamico e rabbioso: all’orecchio arrivano subito le chitarre dove, devo dire, davvero in pochi gruppi ho trovato così omogenee e ben incastrate, a rasentare la perfezione.

Ma le influenze appaiono molteplici e tra le più disparate: nel disco si alternano bordate schizofreniche in stile Mudvayne ad altri momenti più introspettivi e sperimentali dove il fattore psichedelico rimanda ai progetti più incazzati di Mike Patton. La linea vocale, invece, abbastanza monotona e piatta, fa ripensare a una sorta di Meshuggah in chiave hardcore, riferimenti comunque ricondotti e condizionati sempre dalla sezione strumentale, completamente destrutturata sulle ritmiche e melodicamente “malata” al punto giusto.

A mio avviso particolare attenzione meritano la track “Oxygen” e la title-track “Controversial”, così cariche ed esplosive che sembra letteralmente di avere messo due dita nella presa della corrente.
Un lavoro discreto che sicuramente servirà agli ICO per togliersi qualche soddisfazione e a segnare il passo della maturità nelle loro (mi auguro) opere successive.

SUMO – Surrogati

ottobre 7, 2008 by Vittorio Lannutti  
Filed under Hardcore

SUMO - Surrogati

SUMO - Surrogati

Nothing City/Donnabavosa/Salterò/Basura/Piccole Speranze/Klas/Smartz/Choices Of Your Own/Dizlexiqa/Mastrotitta
Vanno dritti al sodo, senza compromessi ed impavidi i Sumo, quintetto bolognese, che con testi essenziali e chitarre taglienti ci riportano piacevolmente agli anni ’80, quelli del miglior hardcore sia nazionale che a stelle e strisce. Dieci brani in venticinque minuti, testi brevi e fortemente politicizzati.

Come nella migliore tradizione hc la politica non ha niente a che vedere con i partiti, ma è il personale che si confronta con il generale, è l’esistenziale che si confronta con lo scorrere della vita sociale. Introspettivi e scarni i cinque bolognesi hanno nel Dna gli Indigesti ed i Kina, i Minor Threat e l’emocore. La loro aggressività è più che altro uno sfogo di rabbia, senza voler attaccare nessuno in particolare, ma è l’urlo frustrato di chi non riesce ad affermare se stesso come vorrebbe in questo mondo sempre più condizionante.

La loro voce fuori dal coro è assolutamente salutare ed una bella boccata d’ossigeno in questo momento storico italiano così disperato e con poche speranze per un futuro dignitoso.