Intervista a Cristian Bugatti, in arte BUGO
agosto 31, 2008 by Francesco Diodati
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1) La prima domanda, quella banale, quella che avrai sentito milioni e milioni di volte…Prescindendo dal cambiamento stilistico, quant’è cambiata la vita di Cristian Bugatti rispetto al suo esordio discografico?
LA MIA VITA NON è CAMBIATA GRANCHè A PARTE IL FATTO IL FATTO CHE INIZIALMENTE ABITAVO IN CAMPAGNA. VIVO A MILANO DA 8 ANNI E CI STO BENISSIMO
2) “Contatti”, il tuo sesto album, il migliore fra i migliori (della serie, “io non faccio testo perché a me di Bugo piace tutto”) …anche tu sei il classico artista che dice che il suo nuovo album è il migliore della sua discografia?
NON SONO IO A DECIDERE SE CONTATTI è IL MIO DISCO MIGLIORE. E’ IL DISCO CHE ORA VOGLIO SUONARE.
3) Sono sempre stato dell’idea che bisognerebbe premiare l’artista che, vuoi per ragioni discografiche, vuoi per scelte personali, muta radicalmente il proprio stile onde evitare le famose “minestre riscaldate”. E “Contatti” è l’ennesima rivoluzione di Bugo, l’ennesimo passo in avanti. Qualcuno le rivoluzioni le pensava di notte…tu invece quand’è che le pensi?
GRAZIE MA IO NON PENSO IN TERMINI DI RIVOLUZIONI. PENSO IN TERMINI “FACCIO QUELLO CHE VOGLIO” .IO ORAMAI SCRIVO QUASI TUTTO DI GIORNO, QUANDO SONO SVEGLISSIMO.
4) Ascolti nella cuffia destra “La Prima Gratta ” e in quella sinistra “Contatti”. Cosa pensi?
CHE HO FATTO UN DISCO METAL-POP
5) “Contatti”, ovvero il pop italiano alla riscossa. “C’è crisi” è il singolo dell’anno. Quel piano, quel ritornello. Il Signor Pop. Nel testo, però, non riesco a capire se il tuo è uno di quei soliti messaggi (fasulli) tipo “viviamo in un mondo di cacca” o se c’è qualcos’altro. A quale crisi ti riferisci?
NON DIREI CHE LANCIO MESSAGGI. IO TRASCRIVO QUELLO CHE SENTO IN GIRO E LO FILTRO CON LA MIA SENSIBILITA’. E UNA DELLE COSE CHE DI PIù HO SENTITO DIRE NEGLI ULTIMI TEMPI E’ PROPRIO “C’è CRISI”. OGNUNO PARLA DELLA PROPRIA CRISI…
6) Ho notato che in “Contatti” c’è un brevissimo, piacevole, ritorno all’ hip-hop (“”Le Buone Maniere”, “Balliamo un altro mese”), un piacevole ritorno a quello che fu “Arriva Golia”…Proprio non ce la fai a non reppare eh??
IN REALTà NON AVEVO UNA BELLA LINEA MELODICA E COSì HO DECISO DI FARE UN CANTATO TUTTO DRITTO. IO NON FACCIO RAP.
7) …e l’idea dell’intro (“Posso entrare?”) e dell’outro (“Posso uscire per favore?”) non appartiene al mondo dell’hip-hop americano (così, su due piedi, mi vengono in mente gli Outkast)?
NEGLI ANNI 70 ERA UNA COSA CHE SI FACEVA ANCHE NEL POP E NEL ROCK. IO L HO FATTO PERCHè ERA UNA COSA NUOVA PER ME.
8 ) Davvero vuoi entrare “Nel giro giusto”?
IL GIRO GIUSTO PER ME è UN GIRO DIVERSO , UN DIVERSO MODO DI VEDERE LE COSE , UN MODO DI APRIRMI AGLI ALTRI.
9) Se dico che “Contatti” è un disco “morbido” e “gommoso” dico male o dico bene? La scelta di affondare nei sintetizzatori nasce spontaneamente o era segretamente custodita nel tuo cassetto segreto?
VOLEVO FARE UN DISCO OPPOSTO A SGUARDO CONTEMPORANEO, SENZA CHITARRE, QUALCOSA CHE NON FOSSE ROCK. ORA è IL MOMENTO DELL ELETTRONICA. SI PUò ESSERE CALDI E ROCK ANCHE SENZA CHITARRA DISTORTA.
10) Nella mia recensione ti ho paragonato ai vari “Lucio Battisti, Rino Gaetano”. Ti riconosci in questi due nomi? E, soprattutto, t’infastidisce essere legato a questi nomi?
IO SONO BUGO!

11) Così, a brucia pelo, chi ha influenzato il Bugo musicista?
MIO NONNO
12) Se mi volto indietro leggo “Sguardo Contemporaneo”, ovvero il rock secondo Bugo, il rock prodotto da Canali. “Contatti” è invece un’altra storia, un’altra avventura… come nasce l’idea di collaborare con Stefano Fontana? E quanto è fondamentale il ruolo del produttore?
AVEVO UNA SERIE DI BRANI CHE HO COMPOSTO CON UN PROGRAMMA DI MUSICA ELETTRONICA. HO CHIAMATO FONTANA PERCHè AVEVO SENTITO IL SUO “THE BEAT BOX SHOW” E SUBITO HO PENSATO CHE QUEI SUONI FOSSERO ADATTI ALLE MIE NUOVE CANZONI. FONTANA è STATO IMPORTANTE PERCHè LUI è UN DJ E HA SAPUTO DARE AL DISCO UN TOCCO DANCE CHE è QUELLO CHE CERCAVO.
13) Hai sempre detto che componi prima con la chitarra. E’ stato così anche nell’ultimo album?
NON HO SCRITTO SEMPRE CON LA CHITARRA. COMUNQUE A QUESTO GIRO HO COMPOSTO TUTTO CON IL MIO MAC.
14) Cosa significa avere un contratto con l’Universal? Qualche anno fa su Blow Up dicesti che nel 2007 ti sarebbe scaduto il contratto… mi sa che tutto procede alla grande.
UN CONTRATTO SIGNIFICA POTER FARE SOLO IL MUSICISTA.
15) Pochi giorni fa ti abbiamo visto a “Quelli che il calcio” …sai che adesso DEVI andare a Sanremo??????
CERTO, BUGO A SANREMO!
16) Sempre due anni fa dicesti di non tollerare chi sostiene che i testi li “scrive con il cuore”…quindi, se due più due fa quattro, la nave non “porta con se le delusioni che non riusciamo a dimenticare”?
NON ERA PROPRIO COSì . DICO SOLO CHE UN BUON TESTO NON è PER FORZA UN TESTO CHE NASCE DAL CUORE. UN TESTO è BELLO E BASTA E POI OGNUNO SCRIVE A MODO SUO. è DIFFICILE CHE IO ABBIA DETTO CHE NON TOLLERO CHI SCRIVE COL CUORE…
17) Se non erro, la tua ultima apparizione nell’ambito indie-rock risale al 2005 con una collaborazione con i Maisie (si parlava di “Morte a 33 Giri”, l’altro capolavoro del pop italiano). Cosa ti è rimasto di quella scena in cui tu stesso eri il nucleo vitale?
NON MI SONO MAI RITENUTO NUCLEO VITALE DI UNA SCENA PERCHè IO HO SEMPRE FATTO LA MIA MUSICA INDIPENDENTEMENTE DAI GRUPPI CON CUI COLLABORAVO.
18) Sai già come sarà il tuo prossimo album? Personalmente mi aspetto di tutto, magari un’altra grande rivoluzione…Ci posso sperare?
COME FACCIO A PENSARE ORA AL DISCO PROSSIMO, GODITI QUESTO!
19) Ho sempre notato che in Italia i gruppi, emergenti e non, hanno la triste abitudine di prendersi troppo sul serio (ragazzini che incidono un demo spendendo una caterva di soldi, semisconosciuti in preda al panico da debutto) …Forse uno dei migliori lati di Bugo è proprio l’ironia, quella sana ironia che diventa, spesso e volentieri, l’emblema della sua arte musicale. Concordi o ho detto una marea di cazzate?
OGNUNO GESTISCE LA PROPRIA MUSICA COME MEGLIO CREDE. CI SONO GRUPPI CHE SPENDONO TANTO MA NON VENGONO FUORI , ALTRI CHE SPENDONO E VENGONO FUORI. IL TALENTO NON DIPENDE DAI SOLDI. IO PENSO CHE SAREI FUORI LO STESSO ANCHE SE IL MIO PRIMO DISCO FOSSE STATO PRODOTTO NON CON UN 4 TRACCE MA IN UNO STUDIO.
Il video di LOVE BOAT.
Intervista agli HATTORIHANZO
luglio 19, 2008 by admin
Filed under Interviste, Musica
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</center><br>
<br>
<p><b>Luca Dolce, batterista degli HattoriHanzo, ha risposto alle nostre
domande…<br>
<br>
In questo periodo a cosa state lavorando? State registrando o vi state
preparando all’esibizione del 22/03 al Transilvania di Milano?<br>
</b>Per adesso registrazioni in vista non ce ne sono, anche se ne avremmo
proprio bisogno dato che stiamo componendo molti pezzi nuovi e stiamo facendo
nuovi arrangiamenti di vecchie canzoni. Per quanto riguarda il concerto al
Transilvania Live, stiamo valutando quali fra i pezzi della nostra scaletta
eseguire sul palco, visto che il numero dei brani è limitato a 5.<br>
<br>
<b>Sul booklet del vostro EP ho letto la lunga lista dei generi che influenzano
la vostra musica, ma chi sono i vostri mentori? Voglio i nomi ed i cognomi!<br>
</b>Sicuramente i Blur sono tra le nostre band più apprezzate, se vuoi nomi e
cognomi ultimamente abbiamo apprezzato molto band come Ambulance LTD, Calla,
Franz Ferdinand ma, dato che siamo degli onnivori musicali, sicuramente siamo
veri appassionati di new wave (Talking Heads, Virgin Prunes e similari) e di
tutta la scena inglese, un gruppo per tutti: gli U2, come giustamente hai notato
tu. Per quanto riguarda la musica che suoniamo ci influenza molto il Pop Guitar
Oriented.<br>
<br>
<b>Sul sito leggo: "Gli HattoriHanzo incominceranno ad integrare nei loro brani
l’uso del campionatore per dare loro una maggiore compatezza". Qual è l’effetto
sonoro generale che sperate di ottenere? A che punto sono i vostri esperimenti?<br>
</b>Al momento siamo in piena fase di studio e stiamo provando tutte le
soluzioni che ci passano per la mente senza nessun limite, studiando inserti per
arricchire i nostri arrangiamenti, tappeti sonori con suoni anche "datati" e la
possibilità di doppiare la batteria sovrapponendone una elettronica… certe
soluzioni alla Ultravox. Stiamo sperimentando queste nuove sonorità per vedere
che impatto possono avere sulla nostra musica ed eventualmente utilizzarle nei
nostri brani.<br>
<br>
<b>In USA e in Europa, i discografici delle major pescano sempre più spesso (e
con successo) nel mondo indie/underground. In Italia come siamo messi? Quanto è
difficile emergere?<br>
</b>Per quanto riguarda la nostra esperienza personale, troviamo una situazione
pessima: i proprietari dei locali preferiscono far esibire le cover band che
garantiscono reddito, il materiale che spedisci alle etichette discografiche il
più delle volte viene ignorato, quindi non riesci ad avere un giudizio
professionale sulla tua musica e non sai se stai lavorando bene o se è meglio
che lasci perdere. Purtroppo non vediamo possibilità di miglioramento della
situazione poichè il mercato è fatto dalla gente che ascolta la musica e se
questa gente vuole cover band, tribute band e la classica musica leggera
italiana, chi propone il nostro genere musicale sarà sempre relegato in un
angolo fra mille difficoltà. Per uscire da questa impasse ci stiamo iscrivendo
al maggior numero di concorsi possibili per riuscire ad esibirci e a far
conoscere la nostra musica. Comunque sappiate che noi non ci arrenderemo!</p>
Intervista ai MARLENE KUNTZ
luglio 19, 2008 by admin
Filed under Interviste, Musica
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<br>
<b>Ciao Cristiano!</b><br>
Ciao..<br>
<br>
<b>Cominciamo parlando di una cosa a voi molto cara, ovvero il vostro pubblico, la
vostra audience, i fans che vi seguono così calorosamente. Dopo tanti anni di
concerti, tour, album nuovi ecc, voi Marlene Kuntz notate che nel tempo ci sia
stato un certo cambiamento nel pubblico che compra i vostri album e segue i vostri
live?</b><br>
Ad ogni tour noto una sorta di ricambio generazionale, lì davanti al palco vedo
sempre facce più giovani, ma forse solo rispetto a noi che nel frattempo
invecchiamo e questa è una cosa abbastanza giusta e naturale, fin nel mezzo della
sala di solito non arrivo a vedere perché è troppo buio.<br>
Poi nel backstage dopo i concerti da molti anni vedo alcune persone che
rappresentano una costante e a noi sembra quasi di crescere, passare il tempo e di
maturare insieme a loro.<br>
<br>
<b>Avevo letto sul web l’intervento di qualche vostro appassionato ascoltatore che
definiva il rapporto con i Marlene Kuntz come il rapporto con una bella ragazza,
una sorta di amore adolescenziale all’epoca dei primi album molto freschi, diretti
ed incisivi e poi via via nel tempo, crescendo assieme e mantenendo sempre viva
questa relazione, si arriva ad una specie di rapporto platonico, un amore più
complesso, come se si amasse ora una donna matura…</b><br>
Ma non decadente spero?<br>
<b>No, sempre affascinante!</b><br>
Mi dispiace se questo rapporto di amore si trasforma in assuefazione perché mi da
l’idea che diventi un po’ una sorta di consuetudine o di appuntamento fisso al
quale non si può mancare.<br>
Io personalmente sono fan di Nick Cave, si sa, e dei Sonic Youth, e sempre con lo
stesso entusiasmo compro i loro nuovi dischi, li assimilo e li vivo. Credo che loro
con il tempo siano migliorati, pur rimanendo ancorati alla loro cifra stilistica
che è un segno anche di onestà intellettuale. Io penso che un artista abbia nel suo
arco a disposizione un tot di frecce e le può soltanto sviluppare, non è che in
ogni disco ti puoi presentare in versione completamente diversa da prima. Questa
cifra stilistica deve essere però qualcosa che con il passare degli anni
cementifica un rapporto non soltanto nel senso platonico del termine ma anche nel
senso carnale del continuo “amplesso” tra noi e chi ci segue, ovvero quel pubblico
che gode della nostra musica.<br>
<br>
<b>Non dico di aver fatto tanta fatica, ma ho avuto bisogno di più tempo del solito
per capire le concettualità espresse nel vostro ultimo album <i>Bianco Sporco</i>;
per raggiungere un grado di giudizio adeguato ho dovuto ascoltarlo per più di un
mese, forse perché è un disco che non si lascia ascoltare distrattamente e sembra
quasi pretenda una certa attenzione da parte dell’ascoltatore. Tu cosa ne
pensi?</b><br>
Diciamo di si, non che l’abbiamo fatto di proposito. Mi pare di averlo comunque
verificato in più di un’occasione.<br>
<br>
<b>Non ho comunque notato delusione nei fans e nel pubblico che vi segue.</b><br>
No affatto, sento invece molto affetto intorno al nuovo disco.<br>
<br>
<b>C’è stato forse un’approccio generale meno immediato, è maturato un giudizio
estetico lungo un arco di tempo maggior del solito. Essendo un lavoro più corposo,
c’è stato un interesse più attento nel non fornire giudizi ed opinioni troppo
immediate. Tu cosa ne pensi?</b><br>
Quello che mi è dispiaciuto un po’ nei riguardi di questo disco è stato il fatto
che eravamo attesi un po’ al varco. E non credo che sia meritata questa cosa,
perché noi, e non perdo occasione per ripeterlo, amiamo <i>Senza Peso</i> (<i>il
loro penultimo lavoro uscito nel febbraio 2003, ndr</i>), e ci dispiace enormemente
che quel disco abbia generato degli equivoci che hanno diviso il nostro
pubblico.<br>
Non per fare il paranoico, ma è successo in più di un’occasione che qualche
ammiratore ci abbia detto di averci seguito fino a <i>Che cosa vedi</i> (<i>quarto
album uscito nel 2000, ndr</i>) e di non aver comprato <i>Senza Peso</i> per il
semplice fatto che qualcuno gli aveva detto che faceva schifo. E’ molto spiacevole
questo, è un equivoco che ha coinvolto metà dell’opinione pubblica che ha interesse
nei nostri riguardi. Questa cosa la trovo assurda ed allora ogni volta che ne ho
l’occasione cerco di sottolineare come noi, Marlene Kuntz, amiamo <i>Senza Peso</i>
e siamo orgogliosi di questo disco.<br>
<br>
<b>Cambiamo argomento, c’è una curiosità tutta mia. Ho sentito che all’inizio del
vostro tour, in un concerto che si è tenuto all’Alcatraz di Milano ad inizio
Maggio, il pubblico alla fine del live, quando voi eravate già usciti, si è messo a
cantare all’unisono <i>Nuotando nell’aria</i>, ma proprio tutta, dall’inizio alla
fine! Cosa è successo in quell’occasione?</b><br>
Confermo che è tutto vero. Noi abbiamo vissuto la situazione dai camerini, abbiamo
sentito la canzone tra i corridoi, non l’abbiamo vista in faccia questa reazione
del pubblico, però è arrivato tutto il calore che si è propagato poi in noi in
maniera abbastanza speciale.
Non siamo riusciti a suonare la canzone perché non era prevista nella scaletta di
questo scorcio di tour e quindi Gianni (<i>Maroccolo, il nuovo bassista, ndr</i>),
non aveva avuto modo di prepararla. Ammetto che nella circostanza mi sono preso
tutte le colpe del caso, in quanto Gianni aveva insistito per provarla quando
eravamo in studio e nell’occasione si era pure detto disposto ad improvvisarla sul
palco. Poi abbiamo deciso di lasciar perdere ma la situazione ci ha comunque molto
divertito e fatto piacere. Sarebbe potuto accadere lo stesso con Sonica o con
un’altra canzone qualora non l’avessimo suonata. Il pubblico deve capire che ci
sono brani che anche se storici possono essere “parcheggiati” per una decina di
date senza troppo scandalo.<br>
<br>
<b>Rimanendo in tema di scaletta… avendo ora all’attivo 6 album più i vari ep,
cominciate a possedere un repertorio di notevole quantità, oltre che di qualità.
Come viene strutturata una vostra scaletta ideale, in un tempo, quello del
concerto, che difficilmente supera le due ore?</b><br>
Ritornando al discorso di prima devo dire che per me <i>Catartica</i> (<i>album
d’esordio dei Marlene Kuntz datato 1994 ndr</i>) è anche un piacevole fardello, non
si riesce veramente ad accantonarlo, 4/5 pezzi di Catartica sono sempre in
scaletta, perché sappiamo che la gente li vuole. Noi non siamo stufi di suonarli,
anzi amiamo moltissimo questi pezzi, è anche ragionevole però che un gruppo che ha
appena fatto un disco nuovo e che ha alle spalle tante altre cose le possa poi
proporre dal vivo. Non per niente stiamo facendo un tour con concerti che durano
ben più del solito, circa due ore e un quarto, e questo è molto dispendioso,
soprattutto dal punto di vista fisico, con tante date ravvicinate.<br>
<br>
<b>E’ un gran bel regalo per il vostro pubblico…</b><br>
Si, è vero, anche se è stata una sorta di esigenza. Ci troviamo ora a suonare pezzi
che non siamo riusciti a proporre in questi anni come ad esempio <i>E poi il
buio</i>, un brano delle enormi potenzialità che a me personalmente piace
tantissimo ma che per un motivo o per l’altro non abbiamo mai preso in
considerazione. <i>Schiele, lei, me</i> l’abbiamo riarrangiata con pianoforte e
chitarra, ci stiamo infatti assestando su nuovi percorsi e direzioni, nuovi mood,
nuovi modi di proporci, anche se nel contempo non possiamo abbandonare il nostro
vecchio stile.<br>
<br>
<b>Il tempo stringe, devi scappare?<br></b>
Si, ma abbiamo il tempo per un’altra domanda…<br>
<br>
<b>Allora per concludere parliamo di qualcosa di nuovo che vi riguarda da vicino,
l’arrivo del nuovo bassista Gianni Maroccolo, dopo la dipartita di Dan Solo. Cosa
vi ha portato di nuovo Gianni, anche umanamente?<br></b>
Gianni ci ha sorpreso tutti, perché pensavamo che dopo 10 anni di frequentazione
conoscessimo davvero quasi tutto di lui e del suo modo di suonare ecc. Ed invece
no, lui è arrivato e ci ha dato un entusiasmo ed un’energia che non sospettavamo
così dirompente. Ha contribuito al presente che stiamo vivendo, un presente sereno
e pieno di energia che dividiamo tra di noi e poi la distribuiamo al pubblico che
ha sua volta in cortocircuito rimanda a noi anche con un po’ di stupore, loro
infatti ci vedono divertiti, nella più bella maniera possibile, c’è quindi
tutt’intorno un’energia davvero positiva.<br>
<br>
<b>Grazie Cristiano, ora ti lascio andare a cena…<br></b>
Grazie a te Alberto, ciao.<br>
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Intervista ai SUBSONICA
luglio 19, 2008 by admin
Filed under Interviste, Musica
<center><img src="banner/subsonicaintervista.gif"><br><a href="http://www.rockon.it/modules.php?name=Downloads&d_op=getit&lid=95" target="new"><i>Scarica il nuovo video – Corpo a Corpo</i></a></center>
<b>Dopo gli astronauti di "Amorematico" siete tornati sulla terra con "Terrestre", qual’e’ il concetto che volevate esprimete col il titolo del disco?</b><br>
<b>Max Casacci:</b> Un pò è quello che hai tratteggiato già tu, una sorta di ritorno di una dimensione sonora più suonata, più strumentale, più calda e dal punto di vista del gruppo anche da una dimensione piuù umana.<br>
Prima di cominciare a lavorare su "Terrestre" avevamo interrotto le nostre attività da un paio di anni, ci siamo concessi una pausa terminata la quale avevamo come esigenza primaria quella di prendere immediatamente in mano gli strumenti e suonare, saltando a piè pari tutta quella fase di scrittura dei brani che prevedeva l’utilizzo di tecnologia come software musicali, ecc…<br>
Di conseguenze l’album ha un impatto diverso, determinato molto più dai suoni acustici ed elettrici degli strumenti, che non da arpeggiatori, campionatori, synth come nei dischi passati.<br>
Tutto questo non rappresenta minimamente una cesura con lo stile precedente, ma rappresenta la volontà di misurarci con un approcio diverso che sia stimolante e che allo stesso tempo mantenesse invariate quelle caratteristiche di sperimentazione che hanno sempre avuto i nostri dischi.<br>
Diciamo che abbiamo sempre cercato di evitare di abbandonarci all’utilizzo di formule ritenute in qualche modo di successo. In ogni album c’e’ sempre stato un passo verso una direzione mai intrapresa. In "Terrestre" questo passo va nella direzione della musica che ha come protagonisti gli strumenti suonati che non programmati.<br>
<br>
<b>La pausa di due anni tra "Amorematico" e "Terrestre" e i vari progetti paralleli di tutti i componenti del gruppo hanno contribuito alla nascita di questo nuovo album?</b><br>
In misura uguale e contraria, nel senso che durante il periodo di pausa io ho fatto il produttore artistico, ho prodotto gruppo come Gatto Ciliegia, Modena City Ramblers, Disco Drive, Sikitikis, Boosta ha fatto diverse operazioni di remix, alcune di queste canzoni sono raccolte in un album, Samuel ha portato avanti il suo progetto di dance elettronica (Motel Connection – Krakatoa <i>ndcangia</i>). Tutti quanti abbiamo fatto di tutto fuorchè suonare degli strumenti veri e propri, quindi questo non ha fatto altro che far crescere l’esigenza di avere un approcio più istintivo nel momento in cui abbiamo rimesso insieme il gruppo.<br>
<br>
<b>Ci sono stati dei momenti critici durante la realizzazione di "Terrestre" o durante la carriera dei SubsOnicA?<br></b>
"Terrestre" è stato l’album gestito con maggiore facilità e senso di complicità di tutta la carriera dei SubsOnicA.<br>
La fase più critica è stata la fase che ha accompagnato la scrittura di "Amorematico". Tra l’altro è stata la fase in cui sono emersi i primi problemi con la nostra precedente etichetta, la Mescal. Problemi che hanno minato la stabilità del gruppo, hanno creato delle fratture dove non era assolutamente il caso, hanno messo sotto pressione tutto il progetto. I rapporti sono poi peggiorati negli anni successivi fino alla decisione nostra di non firmare nuovamente per la Mescal e di sciogliere il contratto…<br>
<br>
<b>La scaletta estiva dei vostri concerti sarà molto simile a quella della prima parte del "Terrestre Tour"?</b>
Lo spettacolo rimane grossomodo lo stesso perche’ comunque ci sono state poche settimane di pausa tra la fine del tour primaverile e l’inizio di quello estivo e quindi non sarebbe stato possibile stravolgere tutto. Ci sono 3 o 4 brani che vengono cambiati, entrano alcuni pezzi di "Terrestre" che non erano stati suonati nella prima parte del tour, come Incantevole e Vita d’Altri.<br>
Oltre alle variazioni dei brani musicali ci saranno delle novità anche nei video proiettati perchè il tour continua ad essere arricchito con una scenografia con 5 schermi motorizzati gestiti da Luca Pastore, come esattamente nel tour precedente, e in più c’e’ la collaborazione con Carla, una video artista milanese, che ha interpretato visivamente e in un modo piuttosto insolito, basandosi molto sul testo, senza neanche ascoltare prima la musica, creando il supporto visivo di Incantevole.<br>
<br>
<center><img src="banner/subsonica2.jpg"></center>
<br><br>
<b>Da qualche giorno è uscito il nuovo singolo, Corpo a Corpo. Come mai avete scelto questa canzone? Com’e’ nata l’idea del video? – <a href="http://www.rockon.it/modules.php?name=Downloads&d_op=getit&lid=95" target="new"><i>Scarica il video</i></a></b><br>
Corpo a Corpo è il brano di apertura dell’album, quindi è un pò il suo biglietto da visita, anche se in realtà rispetto allo stile complessivo del disco rimane legato più a cose relative al nostro disco d’esordio, SubsOnicA. <br>
E’ un brano che ha la forza di rappresentare bene quello che succede sul palco in questo tour. Per certi versi Corpo a Corpo è un biglietto da visita del tour, è un brano nervoso e amaro, però contemporaneamente pulsante e vitale.<br>
Il video, curato da Luca Pastore, è molto forte, uno dei migliori video che abbiamo mai realizzato, sicuramente.<br>
Il video avrà dei problemi di censura, sono state utilizzate delle immagini molto forti, in sintonia con il testo, legate all’utilizzo di corpi, che forse lo renderanno una piccola chimera e probabilmente verrà passato solo in certi spazi, in certi programmi. Sarà comunque visionabile dal nostro sito.<br>
<br>
<b>Quali cose ti hanno colpito maggiormente dal punto di vista musicale, negli ultimi tempi?</b>
Io sono stato, assieme ad Alberto Campo ed altri, direttore artistico del Traffic Torino Free Festival. Un festival molto coraggioso che ha messo in scena artisti molto indicativi, ma non di ampio respiro commerciale, richiamando comunque tantissima gente.<br>
Devo dirti che mi ha molto toccato il live dei Throbbing Gristle, la prima formazione di musica industriale, riunitasi dopo 25 anni, mi ha colpito molto il live act di Aphex Twin con Chris Cunningam, per certi versi il video di Corpo a Corpo ricalca un pochettino lo stile Cunningam. Abbiamo assistito al live di Jaga Jazzist, una formazione norvegese, un ensemble di 10 musicisti che suonano strumenti con un’impostazione sonora di tipo jazz, ma che esplorano veramente a 360° in modo molto intenso stili e attitudini differenti.
Per quanto riguarda i dischi direi che nel 2005 non sono uscite delle cose che ti cambiano la vita, di sicuro LCD Soundsystem è un album che ci è piaciuto molto, tutto quello che si muove impermeato sul ritmo e produce una struttura che può diventare una forma canzone è sempre oggetto di molta attenzione da parte nostra.<br>
<br>
<b>Mi hai rubato due domande, sul tuo ruolo di produttore e di direttore artistico! A questo punto non mi resta che chiederti di Casasonica… come sei venuto a contatto con Sikitikis? Quale saranno le prossime produzioni Casasonica?</b><br>
Sikitikis è stata una conoscenza prima umana che non musicale. Il cantante dei Sikitikis lavorava in una società di produzione eventi musicali di Cagliari, in qualche modo una conoscenza per tutti i gruppi che approdavano a Cagliari a suonare. Con lui, durante i viaggi, condividevo la sua passione per la musica che fa da colonna sonora. I Sikitikis hanno un’approcio di conoscenza, anche filologica, impressionante.
Più di una volta andavo via da Cagliari, dopo un concerto, con una cassetta realizzata da lui.<br>
Dopodichè, oltre a farmi sentire i brani di Morricone o legati ad altre colonne sonore, ha iniziato a farmi sentire i brani di un suo progetto al quale ho prestato attenzione e verso il quale ho indirizzato alcuni consigli. Alla fine sono riusciti a fondere molto bene la loro passione per la cinematografia dell’epoca e la loro attitudine hardcore perchè alcuni dei Sikitikis avevano, sotto altro nome, una band di hardcore-crossover.<br>
E’ stata una conoscenza maturata nell’arco degli anni che ha dato vita a un progetto in questo momento, secondo me, tra i più interessanti della musica italiana, anche perchè ha un’impatto e una forza internazionali, ma non rinuncia assolutamente ad essere un progetto italiano. Quel tipo di mondo, di riferimento delle colonne sonore, della stagione migliore del nostro cinema, ha un DNA decisamente italiano, ed è una caratteristica rara anche tra i migliori gruppi underground del momento.<br>
<br>
<b>Qual’e’ il segreto del vostro successo?<br></b>
Non so se ci siano segreti e non so se sia questo alla base di quello che tu chiami successo.
Di sicuro evitiamo di aderire a liturgie e comportamenti ritenuti indispensabili dai due emisferi della musica in Italia. Da un lato c’e’ il mondo della musica commerciale, con tutte le sue abitudini, le sue pratiche e i suoi percorsi che sembrano obbligati, ma che in realtà noi dimostrano che obbligati non lo sono assolutamente. Dall’altro esiste il recinto spinato della musica indie che prevede l’adesione a delle forme di comportamento che molto spesso sono una modalità di mancanza di confronto, oltre a nascondere la propria incapacità di aprirsi a un confronto vero con tutto il mondo musicale, e non solo tra persone che predicano e parlano lo stesso linguaggio.<br>
I SubsOnicA da subito hanno condiviso lo spirito del mondo underground e indipendente, ma non ne hanno sposato le liturgie e d’altra parte, pur riuscendo a diventare un gruppo che riesce ad avere un’attenzione molto molto ampia, non abbiamo mai sposato il percorso obbligato della musica di mercato. Ad esempio non abbiamo partecipato al Festivalbar, per dirne una, che in un certo tipo di mondo è una scelta assolutamente incomprensibile. <br>
Di sicuro il tutto risponde molto bene alle esigenze, alle aspettative di chi non si fa troppi problemi, ma vuole ascoltare della musica. Della musica che sia viva, che non rinunci ad essere sperimentale, che non rinunci ad essere anche coinvolgente.<br>
Nel campo della musica di consumo sembra che tu debba tener stretto le tue formulette che ti hanno portato in qualche modo respiro, attenzione, successo tra virgolette. Dall’altro ti porta lontano da un mondo che reclude qualsiasi forma di apertura, di visibilità come se fosse una cosa di cui vergognarsi.
La gente che ascolta musica non se ne fa proprio nulla di queste due distinzioni e di tutto l’indotto che si portano appresso.<br>
<br>
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Intervista ai MIURA
luglio 19, 2008 by admin
Filed under Interviste, Musica
Da poco scesi dal palco dell’Heinken Jammin Festival, i <B>Miura</B> si presentano nella sala stampa dell’autodromo visibilmente soddisfatti. La performance è stata apprezzata dal pubblico,
che ha partecipato calorosamente all’esibizione del gruppo, ed ogni cosa è filata per il verso giusto. <BR>L’occasione della conferenza stampa serve anche ai Miura per comunicare l’uscita di un re-packaging del loro primo album "<I>In
testa</I>", contenente il videoclip di Michele Corleone, e con un nuovo artwork.
Accompagnati dal gentilissimo David Bonato, e da Michele Corleone, e ben forniti
di bottiglie di birra dello sponsor ("<I>Heineken, sounds goo</I>d"
è scritto persino nella carta igienica…) Diego, Jack e Killa prendono
posto dietro ai microfoni.<br>
<br><center><img src="banner/miura.gif"></center><br>
<B>Come sta Illorca, come state
voi, come sta andando il disco e il tour?</B><BR><B>[Diego]</B> Illorca, come
vedete, non è ancora con noi, purtroppo. Sta seguendo un programma di riabilitazione
intenso, e sta progredendo pian piano: ci vorrà ancora parecchio tempo,
per cui andremo avanti a fare il tour con Luca Boni, che è il bassista
che suona con noi dall’inizio del tour. Siamo contenti di come sta andando il
disco, perché sta andando bene. Oggi è stato un appuntamento importante,
e come spesso succede in queste occasioni è stato uno show un po’ difficile
da portare a termine, però ce l’abbiamo fatta, e ce l’abbiamo fatta "bene".
Siamo contenti soprattutto di aver coinvolto il pubblico, che con noi è
stato davvero caloroso.<BR><BR><B>Che ci dite del nuovo video? (Opera prima del
fotografo Michele Corleone, NdR)</B><BR><B>[Michele Corleone] </B>Abbiamo scelto
di fare un video senza rappresentare il gruppo, senza metterlo in scena, per essere
il più neutri possibili anche nei confronti di Illorca, dato che quando
abbiamo girato il video non era presente, per cui ci siamo orientati nella scelta
di non apparire, e di trovare una figura femminile come protagonista, anche per
spaesare un po’ lo spettatore, per ricreare una situazione di estraneità
rispetto al gruppo. C’è questa figura femminile che suona, che canta, in
playback, ma con una voce è maschile. Chi ha visto il video ricorderà
che è ambientato in una situazione di colorazione rossa, ed una parte a
prevalenza bianca. Il rosso è stato scelto perché è il colore
predominante nel disco, e riprende anche la scenografia che il gruppo usa on-stage,
con i pannelli a copertura degli amplificatori. Direi che il taglio del clip è
abbastanza "lounge" (risate): immagini molto sfocate, rarefatte, particolari
su chitarra, strumentazione. Ci siamo fondamentalmente divertiti a realizzarlo,
dato che lo scopo principale era soprattutto quello di incuriosire il pubblico.<br><br><center><img src="banner/miura1.jpg"></center><BR><B>Killa
viene dagli "Zona" e Diego dai Timoria. Magari se Jack ci racconta il
suo impatto con questa dimensione "nuova", con musicisti che hanno già
realizzato dei dischi…<BR>[Jack]</B> Beh, è vero, io sono di Brescia,
sono alla mia prima esperienza discografica, e devo dire che mi sono trovato subito
veramente bene con gli altri musicisti di questo progetto. Conoscevo già
- ovviamente "di fama" – Diego e Illorca, Killa un po’ meno perché
ho gusti musicali un po’ diversi dal genere del suo ex-gruppo, però vedo
che loro mi hanno accolto come in una famiglia, e questo è molto bello,
perché il progetto che abbiamo deve essere un progetto di tutti i componenti.
Quando sono arrivato io loro avevano già portato avanti la costruzione
melodica e ritmica dei pezzi. C’erano da terminare alcune parti delle canzoni,
ed io ho portato la mia concezione di musica, oltre ad aver scritto qualche testo.
Sono molto soddisfatto di questa esperienza, perché mai mi sarei aspettato
di suonare sul palco dell’Heineken oggi.<BR><BR><B>Come è andata?</B><BR><B>[Jack]
</B>Sul palco mi sono trovato abbastanza a mio agio. Sono abbastanza stanco, nel
senso che abbiamo suonato di primo pomeriggio, e faceva davvero caldo, e quindi
è stato abbastanza provante, fisicamente, soprattutto se vuoi muoverti
un po’ sul palco, però è stato molto bello.</P><P><B>Ci parlate
del rapporto che avete con i vostri fan, e in particolare dello street team?</B><BR><B>[Killa]
</B>Mah, sì, in effetti noi abbiamo questa cosa, che in Italia molti gruppi
non hanno, che è lo street team. E’ una sorta di comunità virtuale,
che si organizza via internet e comprende persone sparse un po’ in tutta Italia,
che seguono la band e la supportano in mille modi diversi: volantinando, facendoci
promozione, e supplendo a tutte le situazioni in cui la casa discografica non
può essere presente, perché lo sforzo dovrebbe veramente essere
troppo capillare. E’ una cosa che ci gratifica molto, e che ci fa sentire molto
vicini ai ragazzi che vengono a vederci ai concerti, perché si crea un
rapporto reciproco di stima e fiducia. Di rispetto. Rispetto verso di noi come
band, e verso di loro, come fan. In futuro vorremmo fare, come succedere all’estero,
iniziative riservate solo ai ragazzi dello street team, come tirature limitate,
o eventi particolari riservati a loro, per ringraziarli di tutto il supporto che
ci danno. E’ un rapporto di interscambio, molto efficace.</P><P><B>E il pass all’interno
della vecchia versione del cd?<BR>[Diego] </B>Ah, sì. Abbiamo voluto provare
questa iniziativa, per cui con la prima tiratura dell’album abbiamo inserito questo
coupon che può essere scambiato con un pass "All areas" di una
qualsiasi delle nostre date. Quindi chiunque abbia comprato il nostro disco fino
ad oggi, ha questa possibilità, previa "prenotazione" tramite
il sito, per evitare che tutti si presentino alla stessa data. Per ogni data i
pass all areas riservati a questa iniziativa sono circa una decina, così
ognuno può scegliere quando venire a vederci e a incontrarci. Nella nuova
versione, il coupon sparirà, per cui affrettatevi a cercare le ultime copie
della vecchia tiratura!<BR><BR><i>Terminata
la conferenza stampa "ufficiale", l’intervista prosegue quindi in una
delle salette dell’autodromo, con Diego e Jack, gentilissimi nel rispondere alle
domande del sottoscritto, nonostante la congrua dose di energia lasciata sopra
al palco appena un’ora prima</i><BR><br><B>Riascoltando
i Timoria, alla luce dei Miura, mi sembra che vi siate liberati da un peso. Non
prendetela in senso negativo: apprezzavo i Timoria, ma mi sembra che con i Miura
si siano scatenate delle cose che con i Timoria affioravano a sprazzi. Penso a
"Blu" da "1999": atmosfere rock che con i Timoria spesso "affogavano"
in dischi lunghi e complessi. Quale è stata la molla che ha dato il via
a tutto questo?<BR>[Diego] </B>Credo che tu abbia ragione, nel senso che eravamo
arrivati ad un punto – con i Timoria – nel quale c’era un po’ di stanchezza generale,
di mancanza di stimoli, specie da parte mia e di Illorca, e quindi c’è
sembrato giusto prendere una pausa a tempo indeterminato dalla nostra band di
origine, e provare a fare delle cose nostre, con Jack e Killa, creare un nuovo
progetto per fare della musica un po’ diversa, rispetto alla direzione che avevano
preso i Timoria, specie nell’ultimo periodo. Io e Illorca siamo sempre stati appassionati
di musica rock, anche rock pesante, estremo, quindi abbiamo voluto un po’ "sciogliere
le briglie", e i partner che abbiamo trovato sono stati scelti accuratamente…
Inizialmente abbiamo chiesto a Killa, perché lo conoscevamo già
da tempo: conoscevamo il suo stile e la sua musica, e ci piaceva particolarmente.
Successivamente, assieme a lui, ci siamo messi a cercare una voce adatta alla
musica che stavamo già componendo. E’ comunque vero che, rispetto ai Timoria,
i Miura suonano più istintivi, più "freschi"…<BR><BR><B>E
come l’avete trovata, la voce?<BR>[Diego]</B> Nella maniera più "classica".
Passando parola ad amici e conoscenti, facendo audizioni, chiedendo in giro…
Con Jack ci conoscevamo, ma poco in realtà, anzi… a dire il vero all’inizio
non avevo nemmeno pensato a lui! (Risate) Poi un amico comune ci ha fatto sentire
il demo di Jack, e ci ha detto "guardate che questo val la pena ascoltarlo",
ed in effetti dopo l’ascolto del demo lo abbiamo chiamato subito, e lui ha accettato
entusiasta. Poi abbiamo un po’ rivangato il passato, ed abbiamo capito che già
ci conoscevamo… <BR>Tornando al discorso di prima, in effetti per me e Illorca
possiamo parlare di una "liberazione", ma credo anche per Jack, che
da anni canta, scrive e compone. Per noi è stata più una liberazione
nel senso che abbiamo cercato la libertà di suonare e comporre la musica
che preferiamo, per Jack forse la liberazione è stata la possibilità
di accedere ad un pubblico più ampio. Comunque Jack è entrato subito
a pieno titolo nella band, ed ha portato molto anche alle composizioni. L’apporto
in termini di energia di Jack e Killa si sente molto, nel disco…<br><br><center><img src="banner/miura2.jpg"></center><P><BR><B>Spulciando
un po’ sul vostro sito, ho notato che dichiarate di aver pronte una serie di cover,
che andranno ad integrarsi nella vostra scaletta: oggi avete fatto "L’era
del cinghiale bianco" di Battiato, tramutando il riff di violino originale
in qualcosa di ben più potente, alla maniera dei Miura: quali altri titoli
potrebbero subire lo stesso "restyling" nel corso del vostro tour?<BR>[Diego]
</B>Fino ad oggi abbiamo suonato "L’era del cinghiale bianco", ma anche
un pezzo vecchissimo dei Diaframma, che è "Amsterdam", dall’album
"Siberia", che peraltro loro avevano già ri-registrato con i
Litfiba, in uno split single di qualche anno fa. Abbiamo voluto ripescare questo
brano, in particolare io e Illorca, perché Jack non lo conosceva…
noi siamo più "vecchietti" (Jack ha 28 anni, Diego e Illorca
quasi 10 in più… NdR), e questo brano dei primi anni Ottanta ci piaceva
molto. Anche "Amsterdam" è stato rielaborato alla maniera dei
Miura, ma abbiamo altre cover, anche se al momento non sono ancora definitive,
quindi magari non le suoneremo a breve. Ne abbiamo preparate un paio degli Ultravox,
una dei Manic Street Preachers, una dei Tears for Fears: ne abbiamo un bel po’
di divertenti…<BR><BR><B>Per quel che riguarda i testi dell’album (pare brutto
dire "i testi di "In testa"", vero?), rileggendoli mi pare
si possa dire che "In testa" è anche – e soprattutto – un album
dedicato ai rapporti umani, all’interazione tra le persone. Rapporti di amore,
rapporti d’amicizia. Era questa l’intenzione?<BR>[Jack]</B> Beh, è giusto
quello che dici. Io lo definirei come una raccolta di fotogrammi, di immagini,
di percezioni di vita, nel senso che ognuno di noi ha portato il proprio contributo
anche a livello di esperienze umane. Ognuno ha portato dei propri spunti di vita
personale. Una cosa che mi piace di queste canzoni, è che anche a qualche
mese dall’uscita del disco incontro persone che danno la loro interpretazione
dei brani. Brani che magari io ho scritto pensando ad un mio rapporto affettivo.
E’ una cosa che mi soddisfa molto, perché è molto difficile arrivare
all’inconscio di una persona con la tua musica e le tue parole, con dei sentimenti
che tu reputi "tuoi". E’ una grande soddisfazione.<BR><B>[Diego]</B>
A noi poi piaceva che in un certo modo i testi fossero liberi, cioè che
non raccontassero delle storie ben definite, ma che avessero più chiavi
di interpretazione. Come se fossero foto in bianco e nero. Se tu vedi un prato
fotografato in bianco e nero, sei libero di pensare che sia un prato autunnale,
con colori più spenti, oppure un prato estivo, verde brillante. Sei tu
che con le tue sensazioni e le situazioni che vivi decidi come interpretare quel
bianco e nero. Questa credo che sia – in generale – la chiave di lettura di tutti
i testi. Volevamo raccontare per immagini, nate comunque da esperienze personali.<BR><BR><B>Nasce
qualcosa mentre siete in giro, o è ancora troppo presto per parlarne? Buttate
giù idee, abbozzi di brani, o no? C’è qualcosa che potrebbe già
finire in un secondo album?<BR>[Diego] </B>Beh, abbiamo già sette-otto
canzoni nuove, quindi effettivamente gli spunti non ci mancano. Alcune sono nate
prima dell’uscita del disco, altre dopo, anche perché dalla registrazione
dell’album in studio all’uscita vera e propria nei negozi, è passato parecchio
tempo, quindi ci siamo un po’ "portati avanti", anche perché
per noi comporre è una necessità. Se ami suonare, se ami fare musica,
per forza scrivi nuovi pezzi. E’ un processo spontaneo. Stiamo lavorando continuamente
a nuovi brani, e appena ne avremo a sufficienza, finiranno in un disco nuovo…<BR><B>[Jack]</B>
Quel che c’è di bello nei nuovi pezzi è che – proprio per il tempo
passato assieme tra l’incisione e l’uscita di "In testa" – nei nuovi
pezzi si sente la crescita della coesione e dello spessore musicale del gruppo.
Nel prossimo lavoro i pezzi saranno ancora più corposi e più "nostri",
quindi c’è una evidente evoluzione in corso.<BR><BR><B>Possiamo aspettarci
un tour per autunno e inverno prossimi?<BR>[Diego] </B>Certo, anche perché
suonare il più possibile è il nostro obiettivo principale di qui
a breve. Questo perché crediamo che la promozione migliore, per un gruppo
come il nostro, sia quella di suonare dal vivo e farsi sentire live. Vogliamo
fare più date possibile sia in autunno che in inverno, dopodichè
cominceremo a pensare seriamente all’incisione del nuovo disco.</P><P><center><img src="banner/miura3.jpg"></center><BR><B>Com’è
stato "ricominciare", e rimettersi in gioco, anche dal punto di vista
più commerciale? Pur non essendo un gruppo dal successo planetario, i Timoria
in Italia vantavano un buon seguito ed incidevano per una major. Ripartire da
zero è bello, liberatorio, ma è anche un rischio, no? Voi siete
saltati in questo progetto nuovo senza alcun tipo di paura?<BR>[Diego] </B>Beh,
adesso dire "senza alcuna paura" è sbagliato, perché di
paure ne abbiamo avute e ne abbiamo ancora. Però io ho sempre creduto nel
fare musica per l’amore della musica, quindi nel momento in cui determinate condizioni
vengono a mancare, per me non ha senso continuare, così era giunto il momento
di fare questa scelta, e non ho esitato a farla. La musica rock è sempre
stata per me motivo di vita: ho faticato molto per la musica rock, e volevo farla
ancora, continuare a farla. E’ stato naturale scegliere di formare un nuovo gruppo,
con nuovi compagni, e trovare nuovi stimoli e nuove energie. Chiaro che è
faticoso, in un momento in cui il mercato discografico e musicale è in
profonda crisi, però ognuno di noi si è fatto i propri conti in
tasca, e poi ha fatto determinate scelte. La scelta di fare musica rock è
stata voluta e decisa lucidamente, non è stato un salto nel buio…</P><P><B>Edel
in questo senso vi ha supportati da subito?<BR>[Diego]</B> Mah, direi da subito.
Abbiamo fatto girare il demo con quattro pezzi – che poi sono finiti a far parte
dell’album – in molte case discografiche, soprattutto major, ma nessuna ci ha
dato garanzie, o comunque sembrava molto interessata. Poi l’abbiamo fatto sentire
ad Edel, e loro si sono innamorati del disco, per cui poi abbiamo proseguito il
lavoro con loro, certi di essere sulla stessa lunghezza d’onda.<BR><BR><B>Compatibilmente
con le esigenze di privacy, e rispetto della situazione di Illorca, sperate di
recuperarlo per il secondo disco, oppure i tempi – nonostante i miglioramenti
- sono ancora acerbi?<BR>[Jack / Diego]</B> La speranza, ovviamente, c’è.
La situazione non è facile, anzi, è difficile, perché i tempi
di recupero sono sicuramente lunghi. E’ difficile fare previsioni, purtroppo.
La cosa importante è che i progressi di Illorca continuino: noi gli siamo
vicini il più possibile, compatibilmente con gli altri impegni, e ci auguriamo
che ci sia per il secondo disco, ma se anche non ci fosse, lo aspetteremo per
il terzo. Il più bel giorno dei Miura, senza voler togliere nulla a Luca,
che lo sta sostituendo egregiamente, sarà quello del ritorno di Illorca.<B><BR><BR>Foto
e Intervista di <FONT COLOR="#FF0000">Alfredo Caravita</FONT></B>
Intervista agli ONEIDA
luglio 19, 2008 by admin
Filed under Interviste
Allora ragazzi, quando esce il nuovo album? E quanto continuerete ad essere influenzati dal kraut-rock made in Germany?
Kid Millions: “il nuovo album sarà un triplo, ci saranno i primi Oneida, quelli più hard, e gli ultimi Oneida, quelli più acustici…sarà il compimento della nostra carriera che ebbe inizio nell’ormai lontano 1997!! Quanto al kraut-rock, beh… questa è una passione che nasce sin dall’inizio, nasce da quando abbiamo scritto il nostro primo album. Difficilmente potremmo abbandonare quelle radici”
Un consiglio su qualche band…
Kid Millions: “Il nuovo album dei Black Dice, “Load Blown”, è stato registrato nel nostro studio. Ti assicuro che è un disco strepitoso. Così come il quarto dei Liars.
E sui gruppi italiani che mi dici?? (Kid indossa una maglietta dei Jennifer Gentle!!)
Kid Millions: “ah….sicuramente i Jennifer Gentle. Marco Fasolo è fantastico. Poi, non so se li conosci, ma trovo grandiosi i G. I. Joe!!!
….che ricordano molto i Lightning Bolt…
Kid Millions: “si….hai fatto centro!!!”
Per il futuro quindi solo il nuovo album?
Kid Millions: “Ripeto, stiamo lavorando a questo progetto ambizioso, un progetto triplo, pieno di canzoni…staremo a vedere”


