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	<title>Rockon.it &#187; Focus</title>
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		<title>Reportage Live: PEAWEES in concerto a Piazzola sul Brenta</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 15:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>

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		<description><![CDATA[8 OTTOBRE 2010. Ex Jutificio Camerini, Piazzola sul Brenta(PD). R’N’R BOMBARDATION. Non è facile scrivere del concerto di uno dei tuoi gruppi preferiti senza che ti sembri di scadere in banalità o senza sentirti una scema totale a sciorinare complimenti. Tuttavia anche stavolta i quattro damerini del punk’n’roll italiano hanno superato ogni aspettativa di gradimento. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/10/peawees.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4881" title="peawees" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/10/peawees.jpg" alt="" width="590" height="200" /></a></p>
<p><strong>8 OTTOBRE 2010.<br />
Ex Jutificio Camerini, Piazzola sul Brenta(PD). R’N’R BOMBARDATION.</strong></p>
<p>Non è facile scrivere del concerto di uno dei tuoi gruppi preferiti senza che ti sembri di scadere in banalità o senza sentirti una scema totale a sciorinare complimenti. Tuttavia anche stavolta i quattro damerini del punk’n’roll italiano hanno superato ogni aspettativa di gradimento.</p>
<p>Direttamente da <strong>La Spezia</strong> si sono esibiti in un contesto un po’ assurdo nel senso che il concerto si teneva all&#8217;interno della Festa Democratica dell&#8217;Alta Padovana ma era tangibile non ci fosse alcuna implicazione politica nella manifestazione se non l’unica bandiera del rock’n’roll. Tutto regolare quindi.</p>
<p>Primi in ordine a suonare i chiassosi <strong>EX KGB</strong>. Secondi all’appello gli <strong>SPEEDY PEONES</strong>, un’istituzione locale e ormai idoli affermati da quando Nevruz di XFactor ha sdoganato le movenze di Nicola, il cantante,i spirandosi palesemente a questo cavallo imbizzarrito da palco. Dicono.</p>
<div id="attachment_4882" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><img class="size-full wp-image-4882" title="peaweespiazzola" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/10/peaweespiazzola.jpg" alt="" width="225" height="225" />
<p class="wp-caption-text">Peawees</p>
</div>
<p>E poi il turno dei supremi, i <strong>Peawees</strong>. Beh&#8230; era facile comprarsi l’approvazione iniziando ex abrupto con <strong>By My Side</strong>, pezzo quasi- cult. Non altrettanto facile era tenere alto il livello di guardia ma la scaletta era eccellentemente assestata: una sfilza di canzoni tutte azzeccatissime che non ha lasciato il tempo per distrarsi manco un secondo.</p>
<p>Si sono avvicendati pezzi famigerati, di successo assicurato, pezzi più recenti e pezzi dell’album nuovo di cui non è ancora certa la data d’uscita, presumibilmente bisognerà aspettare maggio 2011:un’anteprima gustosissima. La performance è stata magistrale: un’esecuzione seria, controllata e in certi punti deliziosamente fronzolosa. Rock’n ‘roll da specialisti.</p>
<p>Non so dire quanto sia durata l’esibizione perché per me è volata. Ma bravi veramente e belli da impazzire.<br />
Rivederli in Veneto dopo una lunga pausa dalle scene è stato impagabile. In calce, sottolineo solo il proposito divulgativo nel pezzo conclusivo piazzato a mò di ringkomposition: “Road to rock’n roll”, quindi&#8230; Long Live the Peawees!</p>
<p><em><strong>Monica Lago</strong></em></p>
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		<title>Reportage Live: MYSTERY JETS in concerto al NewAge di Roncade (TV)</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 15:13:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo l&#8217;esordio del 2006 con Making Dens, che li impone come nuova proposta della scena londinese e Twenty One del 2008 che li fa entrare nelle playlist e nei dj set di tutta Europa i Mystery Jets presentano Serotonin: un disco convincente, pieno, denso; ogni canzone è un&#8217;evasione colorata, un&#8217;immagine che ti accompagna in viaggio ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4877" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-4877" title="mystery-jet" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/10/mystery-jet.jpg" alt="" width="200" height="300" />
<p class="wp-caption-text">Mystery Jets</p>
</div>
<p>Dopo l&#8217;esordio del 2006 con <strong>Making Dens</strong>, che li impone come nuova proposta della scena londinese e <strong>Twenty One</strong> del 2008 che li fa entrare nelle playlist e nei dj set di tutta Europa i Mystery Jets presentano <strong>Serotonin</strong>: un disco convincente, pieno, denso; ogni canzone è un&#8217;evasione colorata, un&#8217;immagine che ti accompagna in viaggio quanto in un ricordo autunnale. Si percepisce che resteremo tutti stupiti dai quattro ragazzi di <strong>Eel Pie Island</strong>.</p>
<p>Appena inizano a suonare si capisce che i Mystery Jets sono un gran bella formazione. Entrano e spaccano da subito.</p>
<p>L&#8217;impressione è sempre quella: nonostante siano un buon gruppo, ma non ancora da hit internazionali, hanno qulacosa in più che nessuna band italiana (neanche le migliori di sempre) ha mai regalato.</p>
<p><strong>Blaine Harrison </strong>sfodera una voce potente, superba. La chitarra di William Rees è suonata divinamente, mai una nota un più mai un riff inutile mai banale. Kai Fish al basso non sbaglia una mossa, le seconde voci, armonicamente perfette, creano atmosfera e danno calore ad un live energico e questa è una bella novità. Kapil Trivedi alla batteria, infatti, picchia senza riserve per una performance live molto più potente rispetto alle registrazioni in studio. Waiting On a Miracle e Young Love sono i pezzi meglio eseguiti, mentre è impossibile non cantare su Too Late To Talk.<br />
I quattro si divertono lo danno a vedere e lo dicono, contenti di essere in Italia ringraziano noi presenti al New Age (seppur in numero assai esiguo) perchè questa è l&#8217;ultima data prima di spostarsi in Spagna.</p>
<p><em><strong>Alberto Bettin</strong></em></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/0wZR1rS3KgU?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/0wZR1rS3KgU?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Reportage Live: PENDULUM in concerto a Milano</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 22:54:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Pendulum dal vivo sono un’esperienza unica, un mix perfetto di rock e di elettronica capace di trasmettere adrenalina anche al più diffidente degli spettatori accorsi ai Magazzini Generali in questo mercoledì milanese. In una location piena all’inverosimile, probabilmente ben al di sopra della quota associabile al termine “sold out”, la band Australiana al completo ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/10/pendulum.jpg" alt="" title="pendulum" width="590" height="200" class="aligncenter size-full wp-image-4848" /></p>
<p>I Pendulum dal vivo sono un’esperienza unica, un mix perfetto di rock e di elettronica capace di trasmettere adrenalina anche al più diffidente degli spettatori accorsi ai <strong>Magazzini Generali</strong> in questo mercoledì milanese. In una location piena all’inverosimile, probabilmente ben al di sopra della quota associabile al termine “sold out”, la band <strong>Australiana</strong> al completo riporta finalmente in scena anche in Italia il loro esplosivo live set, dopo aver girato per un paio d’anno solo in veste di dj.</p>
<p>Aprono la serata la <strong>coppia inglese di dj South Central</strong>, già ammirata qualche mese fa con i Prodigy. Il set è coinvolgente e ruffiano al punto giusto, durante il quale il duo dimostra di essere degli ottimi remixer di mostri sacri del momento come <em>Prodigy, Justice e Bloddy Beetroots</em>. In rapida ascesa.</p>
<p>Quando si riaccendono le luci il locale è già strapieno e la marea di presenti incomincia già ad<br />
ondeggiare in attesa dell’entrata in scena di <strong>Swire</strong> e soci. Quando finalmente si spengono di nuovo le luci comincia il putiferio: bastano le prime note di “Salt In The Wounds” per innalzare all’inverosimile la temperatura all’interno del locale, che oramai viene ricoperto di sudore e di condensa in ogni centimetro.</p>
<div id="attachment_4849" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.flickr.com/photos/rockonit/sets/72157624942091601/with/5038757183/"><img src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/10/pendulumlive.jpg" alt="" title="pendulumlive" width="250" height="245" class="size-full wp-image-4849" /></a>
<p class="wp-caption-text">Pendulum &#8211; foto di Davide Merli</p>
</div>
<p>La prima parte del set vede come protagonista <strong>Ben Mount</strong> che prende le redini dello show durante le varie “Granite”, “Showdown” e “Voodoo People”. L’impatto sonoro della band è perfetto, e il pogo e la calca incominciano produrre la prime vittime che si arrendono all’incredibile energia emanata dagli altri presenti per tutta la durata del concerto.<br />
Nella seconda parte del set invece viene fuori tutto il carisma di <strong>Rob Swire</strong> che canta e suona alla perfezione sia la classica “Propane Nightmares” che le nuove ed acclamatissime “Witchcraft”, “The Island” e “Crush” che vengono cantate a squarciagola da tutti i presenti.</p>
<p>Nel mezzo c’è spazio ancora per Mount con le immancabili “Tarantula” e “Blood Sugar” ma il<br />
concerto finisce sulle note di “Watercolour” che conclude perfettamente un concerto impeccabile.</p>
<p>La gente incomincia a defluire dal locale bagnata e in uno status conoscitivo precario, consapevole però di aver assistito ad uno spettacolo memorabile. Speriamo in un bis nel corso della prossima estate, magari in una location più grande e accogliente.</p>
<p>Guarda le foto del concerto<br />
<iframe align="center" src="http://www.flickr.com/slideShow/index.gne?user_id=90281173@N00&#038;tags=pendulum" width="500" height="500" frameBorder="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Reportage Live: ARCADE FIRE in concerto a Bologna</title>
		<link>http://www.rockon.it/focus/reportage-live-arcade-fire-in-concerto-a-bologna/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 22:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arcade Fire, Bologna, I-DAY Festival, 2 Settembre 2010 Facile spendere belle parole per gli Arcade Fire. Fin troppo facile, ora che tutti ne parlano bene. Celebrati dalla critica, osannati dal pubblico e venerati da ben più blasonati colleghi (U2 e Coldplay in primis) gli otto giovani fuoriclasse canadesi, se solo volessero, potrebbero già vivere di ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/10/arcadefire.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4845" title="arcadefire" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/10/arcadefire.jpg" alt="" width="590" height="200" /></a></strong></p>
<p><span style="color: #800080;"><strong><br />
Arcade Fire, Bologna, I-DAY Festival, 2 Settembre 2010</strong></span><br />
Facile spendere belle parole per gli <strong>Arcade Fire</strong>. Fin troppo facile, ora che tutti ne parlano bene. Celebrati dalla critica, osannati dal pubblico e venerati da ben più blasonati colleghi (U2 e Coldplay in primis) gli otto giovani fuoriclasse canadesi, se solo volessero, potrebbero già vivere di gloria sulla scorta di tre promozioni a pieni voti per altrettanti album pubblicati. Ma per nostra fortuna questo non accadrà e per molto tempo ancora la band di <strong>Montréal</strong> continuerà ad impastare dal nulla sontuose canzoni così come incandescenti esibizioni dal vivo, al pari di quella tenutasi in terra bolognese in occasione della decima edizione dell’I-DAY Festival.</p>
<p>A pieno titolo headliner della serata, esattamente alle 21.30, puntuali come le guerre, Win Butler &amp; Soci rimarcano fin da subito il loro territorio dispensando agli <strong>8000 presenti il frenetico pop-siderale</strong> di “Ready To Start”, anticamera ideale per le successive “Month Of May” e “Neighborhood #1”, per nulla inficiate dai temporanei problemi tecnici che ammorbano l’amplificatore del capotribù <strong>Butler</strong>. A rodaggio avvenuto l’epico incedere del rock onnicomprensivo del supercombo canadese conquista ogni più piccolo pertugio spazio-temporale attraverso l’ormai collaudata alternanza deflagrante di accordi, cori universali, cambi di registro melodici, voli pindarici strumentali e camaleontici mutamenti di formazione in corso d’opera come a voler telegrafare al mondo intero che otto talentuosi polistrumentisti alle prese con il rock te lo raccontano meglio di chiunque altro, senza sterili prefazioni o boriose note bibliografiche. Persino i 16 brani della scaletta riescono a dosare con accuratezza stilistica ed esaustività orchestrale tutti gli episodi migliori del trittico &#8220;Funeral/Neon Bible/The Suburbs&#8221; all’interno di una scarsissima ora e mezzo di concerto: da “Sprawl II” (monumentale omaggio sonoro alla new-wave di Blondie e Talking Heads) alle magnificenti fluttuazioni di “No Cars Go”, passando attraverso l’isteria-pop di “Haiti” fino al tripudio tribale di “Rebellion” che da par suo chiude gloriosamente la prima parte dello spettacolo.</p>
<p>Dopo appena cinque minuti di pausa il boato animalesco del preparatissimo pubblico dell’<strong>Arena Parco Nord</strong> accoglie il rientro di questo bizzarro manipolo di artigiani post-atomici del nuovo rock che, all’insegna del “tutti suonano tutto”, imbastisce un prevedibile finale tellurico sulle note di “Keep the Car Running” prima – deliziosamente impreziosita dalle decorazioni di ghironda della maestra cerimoniera Régine Chassagne  – e dell’attesissima “Wake up” poi, glorificazione suprema del miglior rock epico da stadio sublimata dal coro liberatorio di pubblico e band in un turbinio orgiastico di luci, decibel e strumenti.</p>
<p>Ma, si sa, ahimé, le cose belle durano poco, e dopo i consueti saluti di rito l&#8217;oscura gola profonda del retropalco inghiotte in un sol boccone la band più in forma del momento e la sua verità musicale che per una sera di fine estate è stata provvidenzialmente anche la nostra.</p>
<p>1. Ready to Start<br />
2. Month of May<br />
3. Neighborhood #1 (Tunnels)<br />
4. Crown of Love<br />
5. Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)<br />
6. The Suburbs<br />
7. Suburban War<br />
8. Intervention<br />
9. Modern Man<br />
10. No Cars Go<br />
11. Haïti<br />
12. We Used to Wait<br />
13. Neighborhood #3 (Power Out)<br />
14. Rebellion (Lies)<br />
15. Keep the Car Running<br />
16. Wake Up</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Reportage Live STONE TEMPLE PILOTS</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 23:19:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>

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		<description><![CDATA[Di questi tempi, le reunion sono all’ordine del giorno. Degli anni novanta sono tornati quasi tutti. Gli stone temple pilots non so cosa avessero fatto, ma sono tornati. E per fortuna direi! Scott Weiland, l’avevo visto dal vivo nel primo tour dei Velvet Revolver, e per questo ritorno non sapevo cosa aspettarmi, forse me lo ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4829" title="stonetemple" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/09/stonetemple.jpg" alt="" width="590" height="393" /></p>
<p>Di questi tempi, le reunion sono all’ordine del giorno. Degli anni novanta sono tornati quasi tutti.<br />
Gli stone temple pilots non so cosa avessero fatto, ma sono tornati.<br />
E per fortuna direi!</p>
<p><strong>Scott Weiland</strong>, l’avevo visto dal vivo nel primo tour dei <strong>Velvet Revolver</strong>, e per questo ritorno non sapevo cosa aspettarmi, forse me lo aspettavo un po scoppiato.<br />
Invece i 4 americani, mi hanno sorpreso e entusiasmato come mai avrei immaginato.<br />
L’inizio è sicuramente dei migliori, salgono i 4, feedback dagli ampli, e via con “Vasoline”, classico tratto dall’album “Purple”, forse il loro migliore.</p>
<p>In sequenza ci sparano “Crakerman” e “Wicked Garden”, altri due cavalli di battaglia degli STP, per poi dare spazio al nuovo album, con il singolo “Between The Lines”, e con “Hickory Dichotomy”, tra i migliori passaggi di questo ultimo lavoro.</p>
<p>Il tutto eseguito direi alla perfezione dai tre musicisti, un ottima sezione ritmica, e uno Scott Weiland in splendida forma, che non perde un colpo a livello di voce,e nonostante la pancetta che si intravede dalla camicia, tiene il palco come lui e pochi altri sanno fare.</p>
<p>Dopo un momento acustico con “Sour Girl”, i 4 ripartono alla carica, 15 pezzi di filata, intervallati da uno <strong>Scott Weiland</strong> che con fare alcolizzato dice cose incomprensibili tra un pezzo e l’altro.<br />
Uscita di scena, e classico rientro. Scott fa salire una ragazza sul palco, gli chiede se conosce la canzone, gli ricorda le parole, e le da il suoi megafono per intonare “I am smellin&#8217; like the rose that somebody gave me on&#8230;” Death &amp; Bloated!! Per me il megafono di Scott è un cimelio, quindi ho invidiato non poco la ragazza!!</p>
<p>Tirando un po le somme, un ottimo concerto, un ora e mezza di “fuckin’ rock ‘n roll”, e una delle poche reunion che ha un senso, non quattro scoppiati che si riuniscono per il grano.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Reportage Live: TEATRO DEGLI ORRORI e LINEA 77 @ Home Festival &#8211; Treviso</title>
		<link>http://www.rockon.it/focus/reportage-live-teatro-degli-orrori-e-linea-77-home-festival-treviso/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 23:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stata azzeccata ed interessante la scelta dei protagonisti dell&#8217;HOME FESTIVAL 2010. Ospitati nella spaziosa zona Dogana di Treviso, si sono alternati, in 3 giorni di musica e divertimento, alcuni dei più rilevanti artisti italiani tra cui Giuliano Palma &#38; The Bluebeaters, Airway, Linea 77, Il Teatro Degli Orrori, L&#8217;Ego e per concludere gli Elio ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stata azzeccata ed interessante la scelta dei protagonisti dell&#8217;HOME <strong>FESTIVAL 2010</strong>. Ospitati nella spaziosa zona Dogana di Treviso, si sono alternati, in 3 giorni di musica e divertimento, alcuni dei più rilevanti artisti italiani tra cui <em>Giuliano Palma &amp; The Bluebeaters, Airway, Linea 77, Il Teatro Degli Orrori, L&#8217;Ego</em> e per concludere gli <em>Elio E Le Storie Tese</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/09/IMG_8973.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4772" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/09/IMG_8973.jpg" alt="" width="464" height="322" /></a></p>
<p>La scelta di svolgere questo evento dalle ore 14 a sera inoltrata, ha voluto offrire ai partecipanti qualcosa di più d una comune rassegna musicale, dando la possibilità a tutti, giovani, famiglie, bambini, sportivi e diversamente abili, di vivere un weekend in città in un modo completamente nuovo, dando spazio all&#8217;arte, alla buona cucina, alle attività sportive ed alla buona musica ovviamente!</p>
<div id="attachment_4773" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><a href="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/09/IMG_9164.jpg"><img class="size-full wp-image-4773" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/09/IMG_9164.jpg" alt="" width="290" height="419" /></a>
<p class="wp-caption-text">Linea 77 &#8211; Home Festival</p>
</div>
<p>Al mio arrivo, circa intorno alle 19,15, ho trovato un posto accogliente, con uno staff ben organizzato e tutto quello che ci dovrebbe essere ad un festival: un&#8217;area sportiva dove praticare rugby, pallacanestro, volley e calcio; un&#8217;area relax completa di mega cuscini; un&#8217;apposita area giochi per i bimbi, con gonfiabili e vari divertimenti; un&#8217;area concerti ed il bus Red Bull dove stavano finendo il soundcheck gli Airway; diverse aree ristorazione e bar; bancarelle per tutti i gusti e per concludere un&#8217;area dove artisti locali potevano esporre le proprie opere.</p>
<p>Ad aprire la serata, direttamente dal Red Bull Tour Bus, sono gli <strong>AIRWAY</strong>, band rock trevigiana che negli ultimi 5 anni ha riscosso un successo crescente in tutta italia, anche con svariate partecipazioni nella più importante rete musicale televisiva italiana, MTV. Un&#8217;equlibrata scelta di brani nella loro scaletta, riprecorrendo i successi del primo lavoro uscito nel 2007 &#8220;<em>Faded Light</em>&#8221; (<em>My Revenge, Get On The Dancefloor, Springtime e Faded Light</em>) e dall&#8217;ultimo lavoro uscito quest&#8217;anno &#8220;<em>Respira</em>&#8221; (<em>Distante, Cali Di Tensione, Luci Spente, 22 e Fuoco</em>). Ad accoglierli ai piedi del bus un caloroso pubblico di affezionati fans, che ha apprezzato la particolarità del live da una locazione diversa dal solito.</p>
<div id="attachment_4774" class="wp-caption alignright" style="width: 294px"><a href="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/09/IMG_9626.jpg"><img class="size-full wp-image-4774" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/09/IMG_9626.jpg" alt="" width="284" height="467" /></a>
<p class="wp-caption-text">Il Teatro degli Orrori &#8211; Home Festival</p>
</div>
<p>Ed ecco salire nel palco principale i torinesi <strong>LINEA 77</strong> (<a href="http://www.flickr.com/photos/rockonit/sets/72157624793130469/" target="_blank">clicca qui per vedere le foto</a>). Non hanno bisogno di presentazioni, ormai tutti conosciamo il loro percorso. E nel 2010, in seguito all&#8217;uscita del loro ultimo lavoro &#8220;<em>10</em>&#8221; (come gli anni trascorsi dalla pubblicazione di <em>Too Much Happyness Make Kids Paranoid</em>), sono tornati a trovarci, presentando al pubblico una carellata di successi &#8220;vecchio stampo&#8221; quali le sempreverdi: <em>66, Third Moon, Fantasma, Touch, Moka, Inno All&#8217;Odio</em> e le più recenti <em>Sempre Meglio, Vertigine, Aspettando Meteoriti, Evoluzione, Il Mostro e La Nuova Musica Italiana</em>. Uno show energico e carico di adrenalina, anche se con qualche problemino tecnico.</p>
<p>A concludere in bellezza questo primo sabato di settembre ci pensano <strong>IL TEATRO DEGLI ORRORI</strong> (<a href="http://www.flickr.com/photos/rockonit/sets/72157624793192269/" target="_blank">clicca qui per vedere le foto</a>), autodefinitosi nel loro sito &#8220;Un quartetto rock bello classico, con una gran voglia di suonare della musica potente ma intrigante, violenta ma dai contenuti romantici, ignorante ma colta, un occhio ai Melvins ed uno a Dylan, un po&#8217; Birthday Party e un po&#8217; progressive.&#8221;. Capitanati da Pierpaolo Capovilla (già noto frontman degli <em>One Dimensional Man</em>), sono stati definiti una delle più interessanti realtà italiane e si distinguono dalle band commerciali poichè fanno cultura invece di semplice intrattenimento, raccontando cosa accade dentro e fuori dal nostro paese, con una teatralità che sa intrattenere e interagire col proprio pubblico. Per loro solo alcuni brani tratti da &#8220;<em>Dell&#8217;Impero Delle Tenebre</em>&#8221; del 2007, tra cui <em>Il Turbamento Della Gelosia, La Canzone Di Tom e Compagna Teresa</em>. Hanno riproposto invece quasi per intero l&#8217;ultimo lavoro &#8220;<strong>A Sangue Freddo</strong>&#8221; uscito nel 2009, tra cui i successi <em>La Vita E&#8217; Breve, E&#8217; Colpa Mia, A Sangue Freddo, Il Terzo Mondo e Mai Dire Mai</em>, suscitando grandi applausi e apprezzamenti dalla folla. La serata si è conclusa con un dj set rock a 360° che ha fatto ballare tutti fino alle 2 del mattino!</p>
<p>Guarda le foto della serata by Dinetta<br />
<iframe align="center" src="http://www.flickr.com/slideShow/index.gne?user_id=90281173@N00&#038;tags=home" width="500" height="500" frameBorder="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Reportage Live: FLOGGING MOLLY in concerto a Milano</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 15:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Alcatraz si tinge di verde in questo caldo martedì estivo milanese per l’unico show italiano dei Flogging Molly. L’irish-punk band statunitense, reduce della prestazione clamorosa di un anno fa al Rock In Idro, offrirà ai moltissimi fans accorsi al locale uno show completo che si trasformerà in una vera e propria festa. In apertura i ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4644" title="flogginmolly" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/06/flogginmolly.jpg" alt="" width="590" height="200" /></p>
<p>L’Alcatraz si tinge di verde in questo caldo martedì estivo milanese per l’unico show italiano dei <strong>Flogging Molly</strong>. L’<strong>irish-punk band statunitense</strong>, reduce della prestazione clamorosa di un anno fa al Rock In Idro, offrirà ai moltissimi fans accorsi al locale uno show completo che si trasformerà in una vera e propria festa. In apertura i milanesi <strong>Andead</strong>, band che nel giro di un paio di mesi avrò visto 4 o 5 volte e che ogni volta mi convince sempre di più con la sua dose di punk rock con venature rockabilly. I pezzi del debutto discografico <strong>“Hells Kitchen”</strong> dal vivo coinvolgo bene la folla che pian piano si accalca sempre di più nelle prime fila.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 256px"><a href="http://www.flickr.com/photos/rockonit/sets/72157624215822399/"><img title="Flogging Molly" src="http://farm2.static.flickr.com/1051/4727173653_7d75d26b82.jpg" alt="" width="246" height="359" /></a>
<p class="wp-caption-text">Flogging Molly</p>
</div>
<p>Sono le 21 e 45 quando i <strong>Flogging Molly</strong> fanno il loro ingresso sul palco e fin dalle prime note di “Paddy’s Lament” partono le danze che riscaldano all’inverosimile la temperatura all’interno del locale nonostante ci fossero i condizionatori accesi.  <strong>Dave King</strong> e combriccola appaiono in forma strepitosa e i suoni eccellenti fanno il resto per rendere il concerto di stasera memorabile. Il set proposto stasera pesca in maniera eterogenea dai quattro studio albums della band, ma è durante i pezzi di ”Drunken Lullabies” che si raggiunge il non plus ultra della serata quando tutti i presenti scatenano pogando e ballando sulle note della titletrack, di “Rebels Of The Sacred Heart” e di “What’s Left Of The Flag”. La band non smette un secondo di ringraziare il fans per l’accoglienza e le ovazioni riservate alla band stasera, e Dave King si diverte pure a dedicare  “Float” alla nazionale di calcio del Sud Africa, rea di aver eliminato proprio quel giorno i tanto odiati francesi al Mondiale di Calcio. Il concerto scorre via rapidamente e dopo quasi due ore ci si ritrova ai saluti finali affidati all’immancabile “Seven Deadly Sins” che viene ballata e cantata dai presenti con le ultime forze rimaste. Poco altro da aggiungere: i Flogging Molly stasera hanno dato vita ad un concerto perfetto che rimarrà a lungo nei cuori di tutti i presenti. Se in studio se la giocano con i <strong>Dropkick Murphy’s</strong>, dal vivo non ci sono paragoni: i Flogging Molly sono la miglior Irish Punk band del pianeta.</p>
<p><strong>SETLIST:</strong><br />
1. (No More) Paddy&#8217;s Lament<br />
2. The Likes Of You Again<br />
3. Swagger<br />
4. Requiem For A Dying Song<br />
5. Every Dog Has Its Day<br />
6. The Worst Day Since Yesterday<br />
7. Drunken Lullabies<br />
8. You Won&#8217;t Make a Fool Out of Me<br />
9. Man With No Country<br />
10. The Wanderlust<br />
11. Us of Lesser Gods<br />
12. Factory Girls<br />
13. Float<br />
14. Punch Drunk Grinning Soul<br />
15. Tobacco Island<br />
16. Rebels of the Sacred Heart<br />
17. Devil&#8217;s Dance Floor<br />
18. If I Ever Leave This World Alive<br />
19. Salty Dog<br />
20. The Lightning Storm<br />
21. What&#8217;s Left Of The Flag</p>
<p>Encore:<br />
22. The Wrong Company<br />
23. Black Friday Rule<br />
24. The Seven Deadly Sins</p>
<p><iframe align="center" src="http://www.flickr.com/slideShow/index.gne?set_id=72157624215822399&#038;" frameBorder="0" width="500" scrolling="no" height="500"></iframe></p>
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		<title>Reportage Live: PIXIES in concerto a Ferrara</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 15:52:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Ferrara sotto le stelle&#8221;: 6 Giugno, i Pixies &#8220;I was trying to write the ultimate pop song. I was basically trying to rip off the Pixies. I have to admit it [smiles]. When I heard the Pixies for the first time, I connected with that band so heavily I should have been in that band ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/06/pixies.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4609" title="pixies" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/06/pixies.jpg" alt="" width="590" height="200" /></a></p>
<p><strong>&#8220;Ferrara sotto le stelle&#8221;: 6 Giugno, i Pixies</strong><br />
<em>&#8220;I was trying to write the ultimate pop song. I was basically trying to rip off the Pixies. I have to admit it [smiles]. When I heard the Pixies for the first time, I connected with that band so heavily I should have been in that band — or at least in a Pixies cover band. We used their sense of dynamics, being soft and quiet and then loud and hard.&#8221;</em></p>
<p>Questa è una citazione di Kurt Cobain. Non mi piace citare gli altri ma sono ancora così emozionata, assuefatta, incredula dello spettacolo a cui ho potuto assistere che credo che nulla possa definire meglio i Pixies di questa citazione. Perché non stiamo parlando della rock band sfigata che passa mtv a tutte le ore. Non stiamo parlando dello scontanto- pseudo- intellettuale ed arrogante alternative rock italiano. Stiamo parlando di una delle band più importanti ed influenti della storia della musica. Stiamo parlando di arte. Di emozioni. Di cambiamenti. Perché, 20 anni fa, la musica l&#8217;hanno cambiata per davvero. 20 anni. Sono passati 20 anni dall&#8217;uscita di <strong>Doolittle</strong>. Eppure, quelle canzoni riescono ancora a lasciare un segno in che le ascolta.</p>
<div id="attachment_4612" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><img src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/06/pixies3.jpeg" alt="" title="Pixies" width="600" height="450" class="size-full wp-image-4612" />
<p class="wp-caption-text">Pixies</p>
</div>
<p>Ma veniamo a noi: il 6 giugno, all&#8217;interno della rassegna <strong>&#8220;Ferrara sotto le stelle&#8221;</strong>, si è tenuta l&#8217;unica data italiana del tour mondiale dei Pixies, atto per l&#8217;appunto a celebrare il ventennale di Doolittle. Credo di aver passato gli ultimi 6 mesi a fare il conto alla rovescia, rendendo partecipi coinquilini, nonna, cane, le cassiere della coop: sì, perché erano passati 6 anni, 6 anni dalla loro ultima esibizione in Italia e io, ai tempi, ero troppo piccola e con me, tante altre persone. Quindi potete capire che, quando ho saputo che avrebbero suonato, mi è tipo venuto un infarto. Così, sono partita 7 ore prima dell&#8217;inizio del concerto per la volta di Rovigo, per poi dirigermi verso Ferrara. Chi era presente immagino avrà avuto i miei stessi problemi a trovare un parcheggio, con l&#8217;ansia di arrivare tardi (in realtà mancavano 2 ore all&#8217;apertura dei cancelli, ma io sono apprensiva e devo avere sempre la situazione sotto controllo). Ed eccomi arrivare in piazza, una fila che non finiva più, la guardia di finanza che è arrivata a chiedere cosa stesse succedendo. Cosa vuoi che stia succedendo, suonano i Pixies, no? &#8220;Ah.&#8221;.</p>
<p>Con il cuore in gola e l&#8217;ansia a mille, sono entrata e , data la mia bassa statura, mi sono subito diretta verso le transenne, per poter stare davanti e vedere qualcosa. A parte il fatto che stimo tantissimo i due genitori che hanno portato i loro bambini, che avranno avuto al massimo 4 e 8 anni (e sapevano le canzoni quasi più di tanta altra gente), il pubblico era abbastanza eterogeneo: si passava dal quarantenne nostalgico, dalla quindicenne fighetta, al metallaro solitario, al punkettone con la cresta. E, che cazzo, sono i Pixies! Mettono tutti d&#8217;accordo.</p>
<p><img src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/06/pixies4784784.jpeg" alt="" title="pixies4784784" width="600" height="450" class="aligncenter size-full wp-image-4613" /></p>
<p>E fu così che, dopo 3 ore in piedi spiaccicata contro le braccia sudate di quelli più alti di me, finalmente ho potuto iniziare a cantare, saltare e ballare perché, anche se si può far fatica a credere, dato che sono un gruppo di 50enni non troppo in peso forma, non hanno lasciato un solo secondo di respiro, iniziando subito con dei pezzi velocissimi, infilati uno dietro l&#8217;altro ed accompagnati da una grandiosa scenografia di luci e colori, le cui protagoniste erano delle sfere giganti made in IKEA. Grandioso il momento in cui si sono susseguite Monkeys gone to heaven, Hey e Gouge away. Le mie corde vocali ringraziano.</p>
<p>Che cosa di può dire di loro? Dei veri animali da palco, suoni nitidissimi, voci pazzesche, <strong>Black Francis</strong> che non si è mai scomposto, ha infilato un brano dopo l&#8217;altro, hanno ripercorso tutta la discografia, concedendosi anche alcuni brani da Trompe Le Monde, il loro ultimo album del &#8217;91 e la bellissima Winterlong di <strong>Neil Young</strong>.</p>
<p>Però, c&#8217;è un però. In un momento di esaltazione e comunicazione sinaptica tra il pubblico e la band, proprio quando la mia anima era lì lì per uscire dal corpo e raggiungere il nirvana da quanto stavo urlando, esce sul palco un tale Pietro e dice che, a causa di problemi di sicurezza, se tutti non fanno un passo indietro, sarà necessario sospendere il concerto. Ah, e ovviamente, dobbiamo cercare di non spingerci. Sì, vai tra! Siamo in 568365984653mila in una piazza e tu pretendi che facciamo un passo indietro e non ci spingiamo. La prossima volta esci e cerca il bosone di Higgs tra la folla, già che ci sei.</p>
<p>Nel frattempo Kim credo abbia raccontato una barzelletta, io ero impegnata a urlare di far finta di fare un passo indietro per poter sentire cosa dicesse. Mi era scesa davvero un sacco. Ma, da grandi artisti che sono, hanno salvato la situazione, affidando la ripresa a brani storici, come Is she weird, Wave of mutilation e Tame (con cui ho fatto quasi scappare la folla davanti a me, in quanto l&#8217;ho urlata tutta in growl). Ma è soprattutto con Vamos e Isla de encanta che hanno ristabilito una connessione mistica e spirituale con la folla, facendo saltare, ballare e cantare tutti. Io ero sconvolta dalla bravura, dalla precisione, dal tutto, cazzo. Sono dei mostri, dei fottuti mostri.</p>
<p>Hanno poi ovviamente fatto la finta di andarsene, per poi tornare con due brani unici, favolosi, indiscutibili: Where is my mind, eseguita da far venire la pelle d&#8217;oca, ancora più bella ed intima di quanto possiate mai immaginare su disco; ed Here comes your man, un degno finale per un grandioso concerto.</p>
<p>I Pixies se ne vanno, ma il pubblico rimane lì, felice, sudato, senza fiato e senza voce.</p>
<p>Chi è rimasto un po&#8217; di più nella piazza, come me, ha avuto la fortuna di incontrare Kim che, sorridente, ha fatto foto ed ha autografato i biglietti a tutti.</p>
<p>&#8220;Questa è la nostra prima volta a Ferrara&#8221;, ha ripetuto ridendo dopo ogni canzone. Spero che ci sia anche una seconda.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Reportage Live: PAVEMENT in concerto a Bologna</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 12:50:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>

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		<description><![CDATA[Pavement @ Estragon &#8211; Bologna &#8211; 25/5/2010 La maglietta alla fine la lascio in macchina: andare al concerto dei Pavement con la t-shirt dei Pavement (per quanto originale inglese, comprata a Camden Town) è troppo didascalico. Al fianco dell’Estragon questa sera c’è il Luna Park, per il momento la gente è li soprattutto per questo, ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pavement @ Estragon &#8211; Bologna &#8211; 25/5/2010</strong><br />
La maglietta alla fine la lascio in macchina: andare al concerto dei Pavement con la t-shirt dei Pavement (per quanto originale inglese, comprata a Camden Town) è troppo didascalico. Al fianco dell’Estragon questa sera c’è il Luna Park, per il momento la gente è li soprattutto per questo, e mi piace pensare che anche <strong>Malkmus</strong> e soci, terminato il check, abbiano ceduto alla tentazione di farsi un giro nel calcinculo: mentre aspetto di entrare noto alcune facce note dell’indie italico, in generale l’età media è piuttosto bassa, quasi tutti venuti a conoscenza della band californiana grazie ai fratelli maggiori o ad amici particolarmente ferrati in materia indipendente (ed è il mi caso: grazie Luke) e, del resto, una buona percentuale dei gruppi “alternativi” di oggi, italiani compresi, non sarebbero gli stessi senza l’influenza dei Pavement. Un grande evento dunque, e Bologna alla fine risponderà adeguatamente, stipando il club fino all’inverosimile.</p>
<p>Mi decido ad entrare e sotto al palco noto qualcosa di strano, la strumentazione della band di supporto, i <strong>Monotronix</strong>, appoggiata in mezzo alla gente. Questa bizzarra premessa non è niente in confronto alla performance del trio: voce-chitarra-batteria a volumi criminali, tardo hippy che però, nella sua improbabilità, coglie nel segno e coinvolge il pubblico, distraendolo anche dai Pavement stessi, corsi sul palco a godersi lo spettacolo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4511" title="pavement" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/05/pavement.jpg" alt="" width="580" height="431" /></p>
<p>Alle 22 circa le luci si spengono e il dj ferma la musica: Malkmus e soci salgono sul palco, e davvero non sembrano passati gli anni, sono sostanzialmente uguali a come li avevamo lasciati, qualcuno addirittura è migliorato, <strong>Nastanovich</strong> su tutti. Da qui in avanti due ore di concerto durante le quali la band snocciola tutti i classici (eccezion fatta per “Carrot Rope”, una delle mie preferite, mannaggia…) accolti con grandi boati dal pubblico; il più ispirato sembra <strong>Spiral</strong> che, un brano sì e uno no, si toglie (letteralmente) le scarpe, e regala pure i calzini alla platea. Malkmus inizia con il cantato un po’ zoppicante, salta delle parole, sembra quasi svogliato, ma poi durante la serata riacquista vitalità. Bis d’ordinanza e pure il tris, con la chiusura affidata a “Range Life”: la gente inizia a sfollare, contenta, quasi incredula, le luci si riaccendono e il dj riattacca la musica, parte “Cocaine” di Clapton… tutto sommato ci sta.</p>
<p>Francesco Pizzinelli</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Reportage Live del concerto dei BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 08:43:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>

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		<description><![CDATA[BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB 8 maggio 2010 &#8211; Estragon BOLOGNA di Alberto E&#8217; un concerto solido, senza fronzoli quello dei BRMC nel capoluogo emiliano. Seppur il live inizi con il freno tirato: l&#8217;apertura con War Machine non prende del tutto il pubblico, dando l&#8217;impressione di non decollare. Ma tutti si ricrederanno ben presto sulla validità ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB<br />
8 maggio 2010 &#8211; Estragon BOLOGNA<br />
di Alberto</p>
<div id="attachment_4465" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img class="size-full wp-image-4465" title="Black Rebel Motorcycle Club" src="http://www.rockon.it/wp-content/uploads/2010/05/brmc.jpg" alt="" width="230" height="320" />
<p class="wp-caption-text">Black Rebel Motorcycle Club</p>
</div>
<p>E&#8217; un concerto solido, senza fronzoli quello dei <strong>BRMC</strong> nel capoluogo emiliano. Seppur il live inizi con il freno tirato: l&#8217;apertura con <strong>War Machine</strong> non prende del tutto il pubblico, dando l&#8217;impressione di non decollare. Ma tutti si ricrederanno ben presto sulla validità della performance. L&#8217;Estragon non è al massimo storico come numero di ingressi ma risponde bene in crescendo alla band di  <strong>San Francisco</strong>.<br />
Puntuali e professionali, fin troppo forse, per essere rockers vecchio stile; generosi e instancabili (era un bel pò che non si vedeva un concerto di quasi due ore, abituati all&#8217;oretta scarsa di molti gruppi indie). Non sbagliano una nota e non fanno mancare nulla. Potenza, suoni impastati e decisi, linee vocali ricercate e mai scontate. Molte canzoni sono proposte con arrangiamenti diversi rispetto a quello che si sente su disco; irriconoscibile all&#8217;inizio, per esempio, In <strong>Like The Rose</strong>. I migliori anni novanta rivisti con gli occhi del dopo 2001. Strana la scelta di inserire a metà scaletta pezzi forti come <strong>Coscience Killer</strong>, dell&#8217;ultima fatica <strong>Beat The Devil&#8217;s Tattoo</strong>, o vecchie conscenze come <strong>Whatever Happened To My Rock &#8216;n Roll</strong>, collocazione un pò anonima che non meritano sicuramente.<br />
I BRMC sono un gruppo che non si risparmia dicevo: dopo il concerto, infatti, te li ritrovi fuori dell&#8217;Estragon a parlare e far foto coi fans (oltre a controllare un pò incazzati le bancarelle del merchandising non ufficiale). Show impeccabile e band seducente dunque, peccato per i soliti esagitati che vanno ai concerti per fumare decisamente troppo e rovinare il concerto a chi gli a sta attorno.</p>
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