IL RESTO E’ RUMORE: Intervista a Angela De Rosa, ex assessore alla cultura e politiche giovanili di Novate Mil.
gennaio 18, 2010 by Luca Doldi
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Per avere un altro punto di vista sulle questioni introdotte dall’intervista a Roberto Sburlati, ho intervistato Angela De Rosa, ex assessore alla cultura e politiche giovanili di Novate Milanese. Novate è una piccola cittadina alle porte di Milano, che presa come campione ci può dare un’idea più precisa di come si svolge la promozione di attività culturali e musicali, all’interno dei Comuni Italiani. Il quadro che ne è uscito è molto interessante…
Puoi spiegarci a grandi linee in cosa consisteva il tuo incarico al Comune di Novate?
Il mio ambito di azione riguardava le politiche culturali, scolastiche e giovanili e il mio compito, su questi argomenti, era promuovere progetti direttamente e sostenere idee proposte dai soggetti terzi rispetto al Comune.
Che tipo di eventi/iniziative organizzavi o sostenevi come assessore?
Eventi di diverso genere, al centro della programmazione di ogni stagione c’erano sempre musica, teatro, arti figurative, lettura, scrittura, etc… Attribuivo molta importanza alle iniziative che fossero momento culturale e, contemporaneamente, momento aggregativo. Inoltre, per me è sempre stato fondamentale sostenere le idee provenienti dal territorio. L’obiettivo era favorire il protagonismo delle associazioni e dei singoli cittadini in ambito culturale anche perché Novate in questo senso è una realtà molto viva e valida.
Quali di questi venivano apprezzati di più sia da un punto di vista di “critica” e di pubblico?
Nel corso dei cinque anni ci sono due iniziative, in particolare, che hanno riscosso maggior successo in questo senso: la mostra collettiva di artisti non professionisti e i percorsi d’arte legati al patrimonio artistico culturale del nostro territorio. Alla prima, hanno aderito tantissimi artisti non professionisti, entusiasti di potere condividere con altri la loro arte, erano talmente tanti che non siamo riusciti ad ospitarli tutti. Inoltre, abbiamo registrato un ottimo numero di visitatori che hanno apprezzato l’aver saputo mettere al centro dell’evento culturale la persone oltre che l’arte. Relativamente all’altro evento, la gente ha apprezzato la possibilità di vedere il proprio paese in modo diverso, di conoscerne aspetti ignorati quasi che questo rafforzasse il rapporto di amore con esso.
La musica intesa come concerti, ma anche altre iniziative legati ad essa, che percentuale occupava all’interno di questi eventi?
Potrei dire più della metà, infatti, il genere musicale è quello intorno al quale si raccolgono il maggior numero di associazioni novatesi.
Quali di questi venivano maggiormente apprezzati?
I concerti della banda Santa Cecilia in occasioni di cerimonie celebrative e civiche o quelli dell’associazione Impara l’arte sia che ad esibirsi fossero adulti o giovani.
Quali invece, se ce ne sono stati, hanno generato maggior dissenso o proteste?
Beh, senza ombra di dubbio “Aspettando Villa Arconati“, già “Aspettanto Sconcerti”, il concorso per giovani band. Ancor prima di diventare assessore questa iniziativa era più famigerata che famosa! Il concetto era: “organizzate pure i concerti per i giovani purchè non vicino casa mia!”.
Secondo la tua diretta esperienza pensi che i concerti rock o comunque tutti gli eventi musicali indirizzati a un pubblico più giovane siano causa di maggiori proteste?
Sì! Nella maggior parte delle persone non c’è tolleranza per una modalità di divertimento che è distante dal proprio modo di essere! Faccio un esempio che non c’entra niente con la musica ma che spiega cosa voglio dire: nel 2006, quando l’Italia ha vinto i mondiali diversi cittadini si sono lamentati per quel rumore e quegli schiamazzi che, per chi stava festeggiando, erano il modo di esprimere felicità ed orgoglio!
Pensi sia solo un fatto di “volume” e di rumorosità o credi sia più una questione di bigottismo (il più classico “son tutti drogati e delinquenti”)?
Credo sia finita l’epoca del bigottismo. Oggi il problema è l’incapacità di comunicare tra due universi troppo distanti e l’incapacità di intendere la libertà come dovere e non solo come diritto: la nostra libertà finisce là dove comincia quella degli altri e viceversa.
Nell’intervista a Roberto Sburlati è venuto fuori il concetto per cui la quiete pubblica porti più voti della cultura, pensi sia questo il motivo per cui si da così tanta importanza alle lamentele (vedi ad esempio le polemiche sui decibel a S. Siro)?
Certo! Ormai lamentarsi è diventato lo sport nazionale, più stiamo bene e più pretendiamo; poco importa che le nostre scelte siano contraddittorie. La cultura, a qualsiasi genere si pensi, fa parte della vita di un numero esiguo, e quindi irrilevante, di persone, al contrario, la percezione della quiete e della sicurezza pubblica appartengono al patrimonio genetico della comunità quindi le istituzioni (enti pubblici, forze dell’ordine, etc..) puntano a difendere le seconde anche a discapito della prima. Ho accostato al concetto di quiete pubblica quello della sicurezza perché spesso la percezione di mancanza di quiete è accostata a quella della sicurezza.
Hai mai riscontrato resistenze da parte della giunta riguardo all’organizzazione o promozione di concerti?
Assolutamente sì, ma solo con riguardo a quelli rivolti ad un pubblico giovane. Qualcuno si preoccupava della reazione della gente per l’eventuale fastidio senza concentrarsi sui benefici dei concerti…Di più, di solito di fronte ad una criticità si cerca una soluzione, viceversa, nel caso dei concerti c’era il rifiuto quasi sistematico di fare sforzi mentali!
Cito da un titolo del Corriere della Sera di giovedì 17 dicembre: “I tagli cominciano dalle spese culturali” “Il nostro Paese ha reagito alla crisi economica in modo diverso dal resto d’Europa” “In dieci anni la quota di reddito riservata alle voci –istruzione e tempo libero- è scesa dal 6,2 al 5,3 per cento”.
Da questo sintetico quadro emerge che per gli Italiani spendere in cultura non è poi così importante, in una situazione di crisi è la prima spesa ad essere tagliata, e la musica di solito è quella che ne risente di più. Questo denota poca curiosità e poca voglia di scoprire cosa offrono le nostre città a livello culturale. Tu hai riscontrato questa pigrizia sul campo?
Assolutamente si! Dirò di più, credo che l’ente locale investa poco su eventi culturali e per il tempo libero o che comunque, in caso di difficoltà, taglino per prime queste voci di spesa, perché troppa poca gente partecipa alla vita sociale e culturale della propria comunità e a quella più in generale. Parlando della mia realtà: quando, su una popolazione maggiorenne pari a 16.000 abitanti, l’affluenza di 300 persone, cioè di meno del 2%, ad un’iniziativa è vissuta come un successone, ti trovi a chiederti se non valga la pena dirottare le risorse umane ed economiche necessarie per quell’evento per qualcosa di più “utile”… per gli anziani, i diversamente abili, i bambini, la famiglia, etc… Le istituzioni percepiscono il disinteresse della maggior parte delle persone e si comportano di conseguenza!
Si dice sempre che c’è poco spazio per la musica e quel poco che c’è la maggior parte delle volte non è gestito al meglio, tu pensi che si possa fare di più nel piccolo per favorire l’offerta di luoghi e attività legati a questa arte un po’ maltrattata?
Mah, in base alla mia esperienza si può sempre fare di più e meglio…non credo però in un ruolo troppo invasivo delle istituzioni su questa questione degli spazi. Le criticità che si riscontrano con riferimento alla musica valgono per altre e troppe questioni. Diciamo che le istituzioni potrebbero favorire ed aiutare iniziative private che già esistono in modo da permetterne un ulteriore sviluppo offrendo un valore aggiunto a beneficio di tutti.
Quanti degli eventi che hanno coinvolto il tuo assessorato sono stati proposti dai cittadini?
Pensi che ci debba essere più impegno da parte delle persone, ma soprattutto dei ragazzi a fare, organizzare, richiedere spazi, concerti, ecc? Credi che la pigrizia ci sia anche nel mettersi in gioco in prima persona?
In cinque anni, sono stati diversi gli eventi proposti dai cittadini o quelli a cui i cittadini hanno partecipato come protagonisti. Scarsa la partecipazione dei giovani. Alle volte oltre alla pigrizia, a sfavore della partecipazione gioca la paura di mettersi in gioco e di fallire, di mettersi a nudo ed essere rifiutati. Quando vai davanti ad un pubblico devi avere una enorme consapevolezza e fiducia in te, perché quello che leggi negli occhi di chi ti guarda potrebbe non corrispondere alle tue aspettative. Detto questo, mi piacerebbe che soprattutto i giovani vivessero più da attori e meno da comparse. Nel mio ambiente, in politica, mi piacerebbe che i giovani avessero la forza d’animo di “lanciare il proprio cuore oltre le stelle”.
Durante la tua attività avrai sicuramente avuto a che fare con agenzie, gruppi, artisti, fonici, manager, hai mai avuto problemi a trattare con queste “entità”?
Pensi che a volte ci sia poca professionalità o disponibilità da parte di alcuni?
Hai mai avuto problemi con qualche gruppo?
Intanto premetto che non ho mai trattato di persona ma sempre per il tramite di qualcuno con queste figure. Comunque, non abbiamo mai avuto a che fare con persone non professionali, casomai capricciose e preoccupate di fare i divi senza necessariamente esserlo. Problemi veri e propri mai…al massimo qualche lamentela per la birra non abbastanza fredda, fossero questi i problemi!
Hai qualche consiglio da dare per migliorare i rapporti fra il mondo musicale e le istituzioni? Pensi che gli enti locali debbano fare di più per promuovere la musica?
Per quanto ne so la musica è tra i generi d’arte quello maggiormente promosso dagli enti locali, questo non vuol dire necessariamente che lo facciano bene. Consigli? Ascoltare di più chi con il mondo musicale ha un reale rapporto e coinvolgerli nella realizzazione delle iniziative. Ognuno deve fare quello che è capace di fare.
IL RESTO E’ RUMORE. Intervista a Roberto Sburlati, responsabile dell’area booking per Libellula Music.
dicembre 3, 2009 by Luca Doldi
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“Il Resto è Rumore” è una rubrica che si occuperà di concerti, ma non di recensioni e date, bensì avrà l’ambizioso obiettivo di fare il punto sulla situazione della musica dal vivo in Italia. Lo sguardo, o meglio le orecchie, saranno puntate sulla qualità dell’offerta: gli spazi, i locali, la qualità del suono, la disponibilità delle istituzioni, il costo dei biglietti, gli artisti, e qualsiasi cosa influisca sulla buona riuscita di un evento.
Attraverso interviste agli addetti ai lavori e articoli di analisi, si cercherà di tracciare un quadro che sia il più ampio possibile sullo stato di salute del “Live”. La rubrica ospiterà molte voci diverse, molti punti di vista diversi, per sentire da ogni angolo quali sono i problemi, i rapporti fra le parti, dove si può migliorare, per poter dare suggerimenti e fare proposte.
Ma la parte più importante dei concerti è il pubblico, per questo una grande fetta per la buona riuscita di questa rubrica spetta a voi, voi che andate ai concerti, voi che ascoltate musica, voi che leggete. Le vostre segnalazioni, i vostri commenti sono importantissimi per poter mettere a fuoco i reali problemi che affliggono il popolo dei concerti, ogni tipo di concerto, da quello dei vostri amici nel piccolo locale di provincia, al grande festival.
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Per cominciare decido di contattare Roberto Sburlati, responsabile booking (e bassista dei Madam di Marco Notari) di un’agenzia di concerti , promozione e altri servizi legati alla musica che risponde al nome di Libellula Music.
La Libellula Music ha circa un anno di attività alle spalle, un anno in cui si è data molto da fare ed è diventata una realtà molto solida, riuscendo ad inserire nel proprio roster nomi di tutto rispetto, come Marco Notari, Andrea Chimenti, Mambassa, Colore Perfetto, Il Disordine delle Cose e The Warlus. Nel frattempo si sono impegnati anche nell’organizzazione di eventi live molto interessanti, oltre a un’intensa attività di promozione e ufficio stampa per le band.
Per questa vivacità e per la giovane età dell’agenzia, ho pensato che poteva essere un ottimo punto di partenza. Le aspettative non sono state deluse…
Facciamo capire un po’ a tutti come si svolge il vostro lavoro, forse molti non hanno idea di cosa faccia un’agenzia di booking, oppure hanno idee fantasiose derivate da leggende del rock…
Gestire il booking di una band significa organizzare un tour di date, occuparsi quindi di fissare le serate ed occuparsi in toto di tutte le questioni tecnico-logistico-economiche (cachet, pernottamento, situazione tecnica, catering ecc). Per quanto mi riguarda è un bel lavoro, ma nulla di così romantico e decadente…
Quali sono i passaggi che portano la vostra agenzia a fissare una data?
Ci sono 2 casi:
1 – Il promoter locale o il gestore del club è interessato ad una delle nostre band e ci contatta
2 – Sono io a contattare il club per proporgli un progetto.
Dopo il primo contatto, ed effettuate le dovute valutazioni, si discutono le condizioni della serata, il cachet, la cena ed il pernottamento. Una volta stabilito il tutto viene formalizzato con un contratto.
Più o meno quante ore di lavoro ci vogliono per organizzarne una?
Dipende, mi è capitato di chiudere una data in pochi minuti così come di lavorarci per pomeriggi interi
E per organizzare un tour?
Organizzare un tour è un lavoro lungo, specie perché bisogna anche dare un senso logistico al viaggio, calcolare i chilometri, riempire i famigerati day off… ecc… è un ricamo!!
Se si può dire, quali condizioni chiedete di solito?
Quelle standard sono, oltre naturalmente al cachet della band, una buona cena, un camerino dove la band possa rilassarsi, e un pernottamento confortevole. L’ospitalità, e questo lo dico da musicista, è una componente essenziale, e da promoter dico che ci vuole veramente poco, per far sentire a proprio agio una band che ha fatto chilometri per far ascoltare la propria musica!
Solitamente vengono rispettate?
I locali seri le rispettano sempre…con altri bisogna “farsi sentire” un po’ di più. Ci tengo a precisare che noi, così come le nostre band non pretendiamo mai la luna…ripeto, semplicemente una buona accoglienza, che segua le norme basilari dell’educazione e soprattutto del rispetto! Poi ovviamente, ogni band ha le sue esigenze specifiche.
E quali condizioni vi richiedono i locali?
Professionalità in primis: con una punta d’orgoglio e senza falsa modestia ti dico che è una condizione che con Libellula e grazie alle band del roster non manca mai!
Secondo te, in media, i piccoli e medi locali italiani sono ben attrezzati per ospitare concerti?
Le strutture e l’organizzazione sono adatte?
A malincuore, in media no. Sono anche io un musicista, e devo dire che le condizioni tecniche non sono quasi mai all’altezza.
Però spesso chi gestisce questi locali si sforza tantissimo per la buona riuscita delle serate, e soprattutto si mette in gioco proponendo musica di qualità. Ed è uno sforzo che va sottolineato ed apprezzato!
Io credo che moltissimi locali, più che altro quelli piccoli, abbiano le idee poco chiare sull’offerta che vogliono dare. Puntano al profitto nel più breve tempo possibile, a discapito della qualità, le serate proposte mancano di identità e personalità. Si vedono gruppi che fanno pietà esibirsi solo perché portano “gli amici” facendo scappare tutti i possibili clienti abituali. Oppure gruppi validi a cui non viene fatta uno straccio di promozione (pensando che portino “gli amici”) che si ritrovano a suonare in locali deserti. Tutto ciò contornato di serate karaoke, partite di calcio o peggio. Questi locali solitamente dopo poco tempo si ritrovano costretti a chiudere. Oppure si re-inventano “discoteca” per tentare di risollevarsi; giustificandosi che “la musica live non funziona”.
Tu credi sia davvero così, o pensi che sia più una questione di organizzazione e di “personalità” delle serate proposte?
Penso che chi è costretto a chiudere, se l’è quasi sempre meritato. Per cui la personalità delle serate proposte, e soprattutto la capacità di organizzazione ( e la voglia di lavorare!!) sono fattori determinanti! Ci sono locali dove la musica live funziona eccome, anche in luoghi impensabili.
Detto questo, bisogna tristemente ammettere che in questo momento in Italia la musica live funziona meno di altro… Ma chi ci crede deve insistere, e chi insiste spesso viene premiato.
Guadagnare qualcosa con i concerti è difficile, i gestori fanno il loro interesse e sfruttano la mancanza di spazi e l’abbondanza di band per ridurre al minimo, o togliere i compensi. Le band emergenti si svendono al miglior non-offerente per poter suonare, provocando un circolo vizioso.
Come dicevo prima, il gestore preferisce far esibire una band sconosciuta che suona gratis (e porta gli amici), piuttosto che una band un po’ più conosciuta che si fa pagare e necessita di un minimo di promozione, perché se fai 50 concerti all’anno gli amici dopo un po’ si stufano di seguirti.
Questo oltre a far perdere di qualità la serata, porta la band più conosciuta ad abbassare le sue condizioni, e a sua volta anche la band “affermata” dovrà adeguarsi al mercato.
Che consiglio puoi dare a una band emergente per sfuggire al sistema “panino&birra” (e a volte neanche quello), che non è giusto e alla lunga danneggia il circuito dei concerti, senza rimanere rinchiusi in cantina a vita?
L’unico vero consiglio che posso dare ai gruppi emergenti è “Cercate di suonare bene, concentratevi soprattutto su quello!”
Il circolo vizioso di cui parli esiste ed è soffocante, ma l’unico modo per uscirne è la qualità! Esempio, una band emergente va a suonare per panino&birra, e riempie il locale di amici. Tra questi c’è l’amico dell’amico, che al secondo concerto porta altri 4 amici. Il pubblico aumenta piano piano, sino al punto in cui la band può tranquillamente andare dal gestore e dirgli “se vuoi di nuovo il locale pieno e noi sul palco ci devi pagare!”.
Voi come riuscite a sopravvivere in questa giungla (ti prego non dirmi “c’è la crisi”)?
Stringiamo i denti e cerchiamo di lavorare meglio degli altri. Siamo ambiziosi e sicuri di poter crescere molto.
In Italia è più un problema la mancanza di spazi per esibirsi oppure la cattiva gestione e manutenzione di quelli che ci sono?
E’ un discorso molto lungo e complesso…comunque esistono entrambi i problemi, e sono entrambi rilevanti.
A proposito di personalità delle serate proposte… cosa ne pensi dell’occupazione massiccia dei palchi da parte di cover e tribute band?
E’ giusto che tutti abbiano il loro spazio, ed è giusto che esistano club dedicati a band di quel tipo…Mi preoccupo quando mi accorgo (e purtroppo succede spesso) che la gente in media preferisce andarsi ad ascoltare la cover band che propone repertorio pop-rock che non la band che propone musica originale. E’ indice di pigrizia e poca curiosità…fattori che vanno più d’accordo con l’ignoranza che con la cultura.
Pensi che a volte le pretese di alcuni gruppi siano eccessive? Avete mai avuto di questi problemi?
Ci sono band che hanno troppe pretese sì. Forse non si rendono bene conto di chi sono veramente e di dove vivono… ma spesso è solamente un fatto di educazione.
Abbiamo avuto qualche piccola scocciatura, ma mai nulla di grave, e soprattutto mai con band del nostro roster!
E’ di qualche giorno fa la risposta di Giulio Favero alle polemiche sulla qualità del suono ai concerti del Teatro degli Orrori.
In base alla tua esperienza, nella maggior parte dei casi in che percentuale si divide la responsabilità della qualità del suono fra band, fonico e locale?
L’acustica del locale è quasi sempre il fattore determinante…In italia molti club anche importanti non hanno una situazione acustica all’altezza della situazione, figuriamoci quelli piccoli e meno organizzati…
Per fare un buon concerto non basta “Uno spazio”, ci vuole uno spazio “di un certo tipo”, ma pare proprio che da noi manchi questo tipo di cultura!
Detto questo, anche il musicista non all’altezza può influire molto (non è ovviamente il caso di Favero e soci!).
Salvo i fonici, loro sanno quasi sempre far bene il loro lavoro.
Cambiando un po’ argomento…
Parigi, un tempo capitale del divertimento, pochi giorni fa in un articolo del Corriere.it è stata chiamata “capitale del sonno”, a causa di progressivi restringimenti di licenze e orari dei locali notturni e di molte chiusure forzate effettuate nel nome della quiete pubblica.
Lo stesso sta avvenendo a Milano (inferriate al parchetto del Mom, Rolling Stone e altri locali chiusi, polemica dei decibel a S. Siro…) e in altre città italiane. Questa tendenza colpisce soprattutto locali che fanno musica dal vivo, centri sociali e concerti all’aperto.
Secondo te a cosa è dovuta la spiacevole moda del “silenzio” che sta dilagando?
Mi sembra che si stiano semplicemente ascoltando molto di più le lamentele rispetto al passato. Forse perché ascoltare le lamentele porta voti…o forse perché costringere tutti i ragazzi che vogliono far tardi ad uscire dal pub in centro e ad andare in discoteca per mancanza di alternative facilita le operazioni di posti di blocco, ritiro patenti e sanzioni varie…Un modo come un altro di aiutare i nostri poveri conti pubblici… A nostro danno naturalmente!.
A mio parere avrebbe più senso spiegare ai cittadini “perbene” che una città “viva”, piena di eventi, di concerti di iniziative, tiene lontano il degrado, tiene lontani i loro figli dalla noia e quindi da modi decisamente illegali di passare il tempo, e forse cosa più importante attira turismo e quindi soldi.
Tu pensi che sarebbe possibile far capire alla gente che si lamenta del rumore, che la cultura, il divertimento, la socialità sono anche una risorsa e un aspetto positivo delle città e non solo qualcosa di negativo e rumoroso da zittire?
Non so. E’ una questione molto delicata. Io capisco che una persona che deve alzarsi alle 7 del mattino ha bisogno di riposo, al contempo mi sembra che in questo momento ci sia un certo gusto per la lamentela a priori…
Nel mio quartiere a Torino, San Salvario, le famiglie devono scegliere: chiudere i locali significa riportare gli spacciatori sotto il portone delle loro abitazioni, tenerli aperti significa non dormire…E’ una questione davvero delicata, forse la soluzione unica sarebbe venirsi incontro… ma pare che in questi anni sia una cosa che in Italia non va più di moda.
Avete mai incontrato problemi di “vicinato” nei concerti organizzati da voi?
Al diavolo rosso c’è lo stop della musica obbligatorio a mezzanotte…rispettando questo limite ce la siamo più o meno sempre cavata.
Quest’estate però sono stato richiamato dai vigili durante la prima serata di un festival che sarebbe durato 2 sere in tutto… A loro dire erano stati tempestati di telefonate… Quando parlo di venirsi incontro mi riferisco soprattutto a questo: per due sere l’anno potresti anche lasciarci fare il nostro lavoro in pace e fare lo sforzo di ascoltare I MARIPOSA!!!
Veniamo all’aspetto “istituzione” della cosa.
In questo anno di attività avete anche operato come “direttori artistici” di alcune serate fra cui le Indi(e)avolato Nights, avrete avuto certamente rapporti con le istituzioni, comune e assessorato addetto, che accoglienza avete trovato?
Per ora una buona accoglienza e nessun problema di sorta… anche per quel che riguarda l’episodio sopra citato, le autorità comunali sono state abbastanza comprensive!
Pensi che si possa fare di più nel piccolo, all’interno delle amministrazioni comunali, per promuovere la musica dal vivo? O credi che il grosso dello sforzo debba essere fatto dall’alto, ovvero da regioni e province?
Dovrebbero essere fatti sforzi maggiori in ogni senso. A livello nazionale evitare i tagli, e suddividere meglio le risorse destinate alla cultura, a livello locale impegnarsi a promuovere certe iniziative con maggiore convinzione.
Nella tua esperienza di musicista hai avuto modo di girare quasi tutta l’Italia, quali sono secondo te le amministrazioni più impegnate in questo senso?
Girando tanto mi accorgo che la mia città di origine, Asti, è un buon esempio. Astimusica propone tutti gli anni un cartellone incredibile, e per gli emergenti ci sono concorsi interessanti, e d’estate anche i bar più piccini si organizzano per proporre musica dal vivo. Molto carino! Peccato tutte queste lamentele!
Sinceramente potrei parlarti di club e festival che conosco fuori dalla mia realtà, ma di amministrazioni…davvero non so.
Quelle invece dove ci sarebbe ancora molto da fare?
Anche qui non voglio avventurarmi in territori che non conosco…voglio però togliermi un piccolo sassolino. La Liguria manca quasi totalmente di spazi live adatti a produzioni diciamo medie…
Quali sono secondo te i locali migliori, sotto tutti i punti di vista, per la musica dal vivo?
Un po’ per amicizia, un po’ per campanilismo, ma soprattutto per la professionalità e il tipo di programmazione credo che Spazio 211 a Torino sia uno dei migliori club d’Italia.
E naturalmente il Circolo degli Artisti a Roma. Un club davvero stupendo!
I peggiori?
Non sai quanto mi piacerebbe poterti rispondere!!!
L’intervista è giunta al termine, solo un’ultima domanda, hai qualche idea da suggerire per far crescere la cultura musicale nel nostro Paese?
Un suggerimento a noi come popolo, più che alle istituzioni: dobbiamo essere curiosi! Negli anni in cui con internet possiamo arrivare ovunque, dobbiamo solamente avere voglia e curiosità!
Andiamo oltre alle solite proposte, al talent show o al video mainstream (non dico di non guardarli, ma di andare anche oltre)!
La nostra cultura andiamocela a cercare!
A volte ritornano…
ottobre 22, 2008 by Luca Doldi
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A volte succedono cose straordinarie, cose che apparentemente non hanno senso, cose che se le guardi bene ti fanno capire che, ogni tanto, la volontà di tante persone può cambiare veramente le cose. La pace nel mondo? No. Gli alieni? No. Apparizioni della Madonna? No.
Sto parlando di un locale che ha aperto l’anno scorso e che in meno di un anno è diventato il punto di riferimento della musica emergente nel Nord Italia, un punto di riferimento per la musica dal vivo in generale, e un punto di riferimento per molte persone che si sono stufate di sentire le solite cover band o di vedere le solite programmazioni fotocopia dei locali rock.
Questo locale dopo poco più di un anno di intensa attività, per vari motivi è stato costretto a chiudere. Nel momento in cui ha dato l’annuncio ufficiale della chiusura, il myspace, il sito, la mail, i myspace dei soci, ogni contatto raggiungibile, è stato bombardato di messaggi che esprimevano un profondo dispiacere per la chiusura o che cercavano di convincere i proprietari a continuare l’avventura.
Molta gente tenta l’azzardo di aprire un locale, ma dopo poco tempo deve confrontarsi con la realtà e chiudere, molti locali spariscono senza lasciare traccia, ma in questo caso, a fronte del rumore e dello sconcerto che ha provocato la notizia della chiusura, la traccia è stata lasciata e anche profonda, nonostante il breve periodo di attività.
Addirittura è stata organizzata una raccolta fondi per convincere i proprietari a riaprire. Che io mi ricordi, una raccolta fondi per un locale di quel genere (che non sia un circolo Arci o un centro sociale) non l’ho mai vista. Segno che l’interesse e l’affetto della gente nei suoi confronti sono altissimi.
Alla fine è stata raccolta una somma simbolica (simbolica per le spese che deve sostenere un locale di quelle dimensioni, ma non irrisoria), che insieme ai moltissimi messaggi, e all’aggiunta di due nuovi soci, ha convinto i proprietari a non gettare la spugna e a riprovarci. Così il 3 ottobre Le Piccole Iene di Romagnano Sesia hanno riaperto.
Ho raggiunto Simone, uno dei tre soci fondatori per fargli alcune domande su quello che è successo. E soprattutto, per capire se è veramente possibile in Italia fare qualcosa di diverso e anche di qualità:
L: Immaginavi che la chiusura del locale potesse provocare una reazione così “violenta” nella gente che in questo anno è passata da voi, addirittura una raccolta fondi?
S: L’unica risposta possibile è “no”. Siamo rimasti tutti quanti un po’ interdetti (in senso buono!) da tutto questo clamore suscitato. Abbiamo tentato di dissuadere i ragazzi dal fare le raccolte fondi, non ci sembrava corretto….ma niente da fare….questo flusso ci ha letteralmente travolto
Quali sono le difficoltà che avete incontrato durante questo anno di attività?
Beh, prima di tutto abbiamo dovuto vincere lo scetticismo di chi pensava che un locale così non potesse funzionare. Poi ovviamente, non essendo dei nababbi noi tre, i soliti problemi economici…
E’ stato difficile avviare un programma così ricco fin da subito? Quanto vi siete sbattuti per offrire tutta quella quantità e qualità, musicalmente parlando?
E’ stata una ricerca molto complessa. All’inizio quasi proibitiva, poi grazie al fatto che il locale si stava facendo pian piano un nome, le cose si sono fatte più semplici. Anche se comunque la ricerca di bands per soddisfare tutti i palati è sempre un po’ una piccola impresa.
Perché invece non avete seguito la via semplice, ovvero affidare il sabato sera a qualche conosciuto deejay rock, per andare sul sicuro e offrire alla gente quello che si aspetta da un classico locale rock? (stesse canzoni tutte le sere, stessa scaletta, stesse frasi dette dal DJ ecc)
Semplicemente perché non era quello il motivo per cui avevamo deciso di aprire un locale. Come ho detto prima, nessuno dei tre è ricco, abbiamo un regolare lavoro durante la settimana e non volevamo che il nostro locale diventasse la fotocopia degli altri.
Solitamente nei locali di media/grande capienza come Le Piccole Iene o sei una cover/tribute band o il palco non lo vedi neanche con il binocolo, a meno che il gruppo non sia supportato da un’agenzia (o non sia già famoso). Da voi invece si sono viste spesso band emergenti aprire concerti di artisti più famosi, o in serate dedicate solo a loro. Come mai da voi è possibile e invece in altri posti no? E’ così difficile? Hai qualche consiglio da dare alle band emergenti? O anche qualche critica?
Sì è vero. Tante bands emergenti hanno suonato da noi e tante ne suonano e suoneranno ancora. Ovviamente è molto difficile perché parlandoci terra terra le bands emergenti non ti fanno guadagnare ma ti fanno perdere dei soldi. E anche se il nostro scopo non era quello di guadagnarci un sacco di soldi da questa attività, beh, perdendoli si arriva poi alla situazione di giugno, quando siamo stati costretti a chiudere. Ci vorrebbe un giusto mix, ma nessun ha la sfera magica!
Un consiglio….beh…io suono in bands emergenti da anni ormai e mi sono accorto che le pretese della maggior parte di esse sono decisamente aumentate e senza motivo. Io quando c’era da suonare prendevo la macchina e andavo dappertutto, l’ho fatto per anni, come emergente è giusto così. Le bands non hanno più questo spirito e spesso vengono fuori con pretese assurde…non scendo nel dettaglio per correttezza.
Cambierà qualcosa in questo nuovo corso delle Piccole Iene? Sarà organizzato in maniera diversa? Le serate cambieranno direzione?
Qualcosina cambierà. Ovviamente l’ “ideologia” del progetto rimarrà invariata, quindi niente cover bands. Però abbiamo apportato alcuni piccoli cambiamenti per indirizzare di più la clientela. Quest’anno ad esempio faremo sempre pagare un biglietto il sabato (giustificato da concerti di un certo peso comunque) e di contro il venerdì e la domenica saranno sempre ad ingresso gratuito.
La musica dal vivo ha ancora presa sul pubblico? A parte chi va a vedere e sentire le solite cover/tribute band (da voi sono passate pochissime volte), c’è ancora qualcuno che ha il piacere di andare in un locale per sentire qualcosa di nuovo?
Dall’esperienza maturata quest’anno mi sento di dirti un bel si! Tutta la gente che ama la musica indipendente dove credi che possa andare?
Un consiglio invece a chi volesse imbarcarsi in un’avventura come la vostra?
Non fatelo se non siete completamente fuori di testa come noi! E’ un’esperienza interessante e ti fa crescere, ma allo stesso tempo è distruttiva…
Rockon presenta la sua nuova veste grafica
ROCKON, Il sito per chi ha il rock nel sangue

Il vecchio logo di Rockon.it

Il vecchio logo di Rockon.it
Erano passati già due anni dall’ultimo restyling del sito, ed era tempo quindi di dargli una nuova “rinfrescatina”, visto poi l’introduzione dei nuovi siti in questo network, come il fortunato StyleON.it.
Dal 2002 Rockon è diventata la risorsa quotidiana musicale, con all’attivo piu’ di 1400 recensioni di dischi, oltre a centinaia tra interviste e reportage dei concerti di gruppi italiani e stranieri.
In questa nuova versione del sito non mancheranno le news (dedicate alla musica, al gossip, ai dischi in uscita, ai concerti e tanto altro) organizzate tramite l’ormai diffuso blog, e i concorsi, che regaleranno ogni settimana biglietti omaggio per i maggiori concerti oltre a tanti dischi e gadget dei vostri artisti preferiti. I video, parte integrante della rivoluzione musicale degli ultimi anni saranno ben presenti in ogni pagina del sito e verranno aggiornati piu’ volte al giorno.
Le novità vere e proprie riguardano la reintroduzione dei commenti. Ogni articolo potrà essere commentato.
Sparisce, per il momento, il forum. Da almeno due anni è rimasto abbandonato a se stesso e senza una costante partecipazione da parte dei visitatori (tutto ciò nonostante le visite fossero aumentate costantemente). Magari tra qualche mese potrebbe tornare in una nuova veste piu’ 2.0, questo luogo dove confrontarsi e scambiare idee sugli interessi musicali e non.
Nel tempo di myspace e di last.fm avere una sezione download era diventato ormai riduttivo. Per questo anche quest’area va in pensione. Sarà comunque nostro compito segnalare tramite news in homepage tutti gli mp3 messi a disposizione da artisti e gruppi per essere scaricati gratuitamente.




